giovedì 12 maggio 2016
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Roma. «Non era un caso da risolvere perché non c’era da metterci una pietra sopra, è una vicenda chiarita ». È il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, alla fine dell’incontro con il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ad annunciare che è stata messa la parola fine al caso del consigliere del Csm, Piergiorgio Morosini ,che ha fatto salire la temperatura dei rapporti tra politica e giustizia. «Morosini mi ha detto che non si riconosce nelle affermazioni che gli sono state attribuite e ha preso le distanze», dice Legnini riferendosi a quei giudizi trancianti su riforme, magistrati fuori ruolo (il capo di gabinetto del ministro Giovanni Melillo, candidato alla procura di Milano e Raffaele Cantone), e sullo stesso Csm (intento a occuparsi solo di nomine e sottoposto a pressioni politiche), riportati dal Foglio, ma che il consigliere aveva subito smentito. Non è un’archiviazione indolore. Da parte delle toghe servono «condotte che mettano gli organi istituzionali al riparo da polemiche», osserva Orlando. È lui che ha chiesto chiarimenti a Legnini ritenendo il caso di «rilevanza istituzionale», anche per la discrasia tra i pareri del Csm sulle riforme del governo, di cui Morosini è stato relatore, e i giudizi riportati dal Foglio. E incassa da Legnini l’impegno a vigilare affinché «i pareri del Csm siano strettamente legati alla funzione istituzionale»; cioè siano scritti, spiega il vice presidente, in forme «consone alle finalità dell’istituzione con considerazioni tecnico-giuridiche». Il che non esclude critiche. Nell’incontro si parla anche di nomine e si concorda una riflessione sui magistrati fuori ruolo, la cui esperienza nelle istituzioni, concordano i due, non può diventare penalizzante quando concorrono per un incarico direttivo. Resta fuori invece la questione della partecipazione dei magistrati alla campagna sul referendum costituzionale. Il numero due di Palazzo dei marescialli nei giorni scorsi ha invitato i giudici alla cautela e indicato la via di un codice di autoregolamentazione per i consiglieri del Csm, nella speranza che anche l’Anm faccia altrettanto. Speranza delusa per ora da Piercamillo Davigo, che ieri è tornato sul tema della corruzione. Legnini insiste, ma assicura che non c’è alcuna intenzione di mettere il 'bavaglio' a toghe e consiglieri. Al tema accenna lo stesso Morosini, che al plenum del Csm ribadisce di essere stato vittima prima di «un’inaccettabile manipolazione » e poi - nonostante la smentita - di «attacchi durissimi e reiterati». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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