sabato 17 agosto 2019
L’accusa è per i 138 migranti «ostaggi» sulla Open Arms. Blitz stamattina della polizia giudiziaria negli uffici della Guardia costiera a Roma per acquisire documenti
Torna il rischio Diciotti per Salvini. L’accusa è per i 138 migranti «ostaggi» sulla Open Arms. Il Comando delle Capitanerie di porto si smarca e scrive che «non ci sono impedimenti» all'attracco (Ansa d'archivio)

Torna il rischio Diciotti per Salvini. L’accusa è per i 138 migranti «ostaggi» sulla Open Arms. Il Comando delle Capitanerie di porto si smarca e scrive che «non ci sono impedimenti» all'attracco (Ansa d'archivio)

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«Sequestro di persona» per mano delle autorità statali. Ricalca lo schema dell’inchiesta sulla nave militare Diciotti la nuova indagine della Procura di Agrigento sul divieto di sbarco ai 138 migranti della Open Arms.

Nel giorno in cui esplode a bordo il dramma sanitario, anche il Comando delle Capitanerie di porto prende le distanze dal Viminale e da Matteo Salvini, a cui punta l’indagine del procuratore Patronaggio. Le indagini sul ministro dell’Interno erano state “promosse” in passato dal Tribunale di ministri, ma bocciate dal Parlamento che aveva graziato il vicepremier. Un salvacondotto su cui, stante la crisi nella maggioranza, Salvini non può contare in caso di nuova richiesta di processo.

UNA MAXI INCHIESTA SU COME I SALVATAGGI IN MARE SIANO STATI OSTACOLATI

Tra le carte acquisite dalla polizia giudiziaria vi è anche la comunicazione con cui il Centro di coordinamento di ricerca e soccorso di Roma (Mrcc) scriveva venerdì fra gli altri al ministero dell’Interno che “non vi è impedimento alcuno” e che si può “procedere senza indugio” all'attracco della Open Arms a Lampedusa.
Questa mattina l’indagine ha subito una accelerazione. Negli uffici della Guardia costiera a Roma è arrivata la polizia giudiziaria, su ordine del procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella, che oltre al reato di sequestro di persona ha aperto un fascicolo anche per violenza privata e abuso d’ufficio. Reato, quest’ultimo, su cui indaga da tempo anche la Procura di Roma, che ha ricevuto nuovi documenti da Agrigento relativi alla filiera decisionale del Viminale.

Nella lettera Mrcc chiede una risposta urgente, di fatto mettendo ogni responsabilità (anche penale) nelle mani di Matteo Salvini. Ma nonostante i solleciti, non è arrivata alcuna indicazione consequenziale.

LA NOTA DEL COMANDO DELLE CAPITANERIE DI PORTO: NON CI SONO IMPEDIMENTI

Il Comando delle Capitanerie di porto con una nota interna, visionata da Avvenire, aveva comunicato venerdì 16 agosto di non rilevare «impedimenti di sorta» all’attracco della nave a Lampedusa. Di fatto lasciando il cerino nelle mani di Matteo Salvini che stavolta non può contare sull'accondiscendenza dei militari. E anche la Procura dei minori di Palermo aveva nominato i tutori per tutti i minori a bordo della nave. «Devono sbarcare il prima possibile», aveva ribadito su Twitter Open Arms.

L'IPOTESI DEL REATO DI SEQUESTRO E LE INDAGINI IN CORSO

L’ipotesi di reato di sequestro, che al momento non vede iscritti nel registro degli indagati, permette però di accendere un altro faro sul Viminale. Già nei mesi scorsi diverse Procure (tra cui Roma e Agrigento) avevano indagato su presunte anomalie nella filiera decisionale che dall’ufficio del ministro arriva alle Capitanerie. Nei mesi scorsi Salvini aveva tentato di bloccare navi come la Mare Jonio, della piattaforma Mediterranea, e la Sea Watch. Dopo l’iniziale sequestro dei vascelli, e le indagini a carico di comandanti e capomissione, la magistratura ha sempre dissequestrato i mezzi senza limitazioni per la navigazione.

Al contrario, sono stati interrogati funzionari del Viminale e stretti collaboratori del ministro. Dichiarazioni che potrebbero confluire in una sorta di maxi-inchiesta che, a partire dal presunto sequestro dei migranti sulla Open Arms, ricostruisca e metta sotto esame le modalità con cui in questi mesi è stato tentato di ostacolare i salvataggi. Allo stesso tempo il Viminale annuncia di aver dato mandato all'Avvocatura dello Stato di impugnare la decisione del Tar che ha bocciato il divieto di sbarco per la Open Arms. In questa ultima occasione il ministero della Difesa e quello delle Infrastrutture si sono rifiutati di controfirmare il divieto d’ingresso della nave spagnola. Ma, nonostante l’ordine del Tar del Lazio che aveva ordinato lo sbarco immediato, il ministro Matteo Salvini non ha concesso la discesa a terra.

Se l’indagine, che a quanto pare è corroborata da svariate acquisizioni investigative, dovesse procedere con la formalizzazione delle accuse, la Procura potrebbe chiedere al Tribunale dei ministri di procedere contro il ministro, che già una volta è stato 'graziato' dal Parlamento.

L'ESPOSTO DELL'ASSOCIAZIONE GIURISTI DEMOCRATICI CONTRO IL PREFETTO DI AGRIGENTO

Ad accelerare i tempi dell’inchiesta è arrivato l’esposto dell’Associazione dei giuristi democratici contro il prefetto di Agrigento (che risponde al Viminale), secondo cui «gli inspiegabili comportamenti e le conseguenti condotte di chi materialmente impedisce lo sbarco non attuano i doverosi interventi a tutela della salute, della libertà personale e della dignità umana, in violazione dei principi fondamentali previsti dalla Costituzione Italiana e dei Trattati Internazionali». Perciò è stato chiesto alla Procura di voler «disporre tutti gli accertamenti necessari al fine di accertare se i fatti» configurano «l’ipotesi di violazione commissive od omissive penalmente rilevanti della Prefettura di Agrigento in persona del prefetto».

È SCONTRO ANCHE SULLE CONDIZIONI DI SALUTE DELLE PERSONE SOCCORSE

Ma è scontro anche sulle condizioni di salute dei migranti a bordo: agli allarmi dei medici del Cisom, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta e dei sanitari di Emergency, che parlano di 20 casi di scabbia e condizioni «igienico-sanitarie pessime», risponde il titolare dell’ambulatorio di Lampedusa, Francesco Cascio, che però non si trova sull’isola e non ha visitato personalmente i migranti. «Le 13 persone sbarcate non avevano alcuna patologia», dice.

Parole che hanno scatenato una serie di attacchi a Cascio, fino a pochi mesi fa esponente di punta del centrodestra in Sicilia.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà Mauro Palma, dopo una telefonata con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ha inviato una lettera al Ministro dell’Interno nella quale esprime «forte preoccupazione per la perdurante situazione di privazione de facto della libertà delle persone a bordo della nave ».

A peggiorare è l’avvicinarsi della Ocean Viking, di Msf e Sos Mediterranée, con a bordo 350 migranti, che attualmente naviga tra Malta e Pantelleria. Il presidente Palma sottolinea che la mancata designazione di un luogo dove sbarcare non ha soltanto effetti gravi nei confronti delle persone, «ma espone anche il Paese al rischio di censure sul piano internazionale per il non adempimento di obblighi sottoscritti e ratificati in trattati e convenzioni di cui l’Italia è parte».

LA CRONACA DEL QUINDICESIMO GIORNO: L'ODISSEA DI OPEN ARMS

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