venerdì 12 giugno 2015
Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il lavoro minorile. Un fenomeno che nel mondo coinvolge 168 milioni di persone.
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I bambini costretti a lavorare invece di andare a scuola e di giocare sono una realtà ancora largamente diffusa in questo terzo millennio, come se i progressi fatti nel campo dei diritti non siano ancora riusciti a strappare i più piccoli dalla schiavitù e dallo sfruttamento. E non soltanto nei Paesi in via di sviluppo. Sono almeno 168 milioni i minori nel mondo che lavorano, nei settori più disparati: cucendo scarpe da ginnastica, facendo palloni e perfino sgusciando i gamberetti che arrivano sulle nostre tavole. E almeno 340 mila gli under 16 che lavorano in Italia, con un nucleo di 28 mila coinvolti in attività molto pericolose per la salute e la sicurezza. Le cifre sono state fornite ieri dall’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) e da Save the Children, alla vigilia della Giornata mondiale contro il lavoro minorile che si celebra oggi. E a dimostrazione del fatto che questi fenomeni si annidano anche nelle zone più evolute, proprio ieri 144 genitori sono stati denunciati nel Cuneese per non aver mandato i figli a scuola. Spetterà agli inquirenti verificare se all’origine ci sono situazioni di sfruttamento o lavoro minorile. Questo fenomeno, denuncia Telefono Azzurro basandosi sulle chiamate al numero di emergenza 114, è strettamente legato all’abbandono scolastico. L’84% dei casi rilevati dall’associazione riguarda situazioni di accattonaggio, che coinvolgono per lo più bambini di nazionalità straniera (85%), maschi (55%) della fascia di età compresa tra 0-10 anni (71,4%). Per questo, dicono Ilo e Save the Children, è urgente che l’Italia si doti di un Piano nazionale sul lavoro minorile e di contrasto e prevenzione dello sfruttamento lavorativo di bambini e adolescenti. «Constatiamo una mancanza di attenzione al lavoro minorile in Italia, sia in termini di monitoraggio del fenomeno che di azioni specifiche per prevenire e contrastare il lavoro illegale e in particolare le peggiori forme di lavoro minorile», denuncia Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children. «Un bambino costretto a lavorare prima del tempo avrà il doppio delle difficoltà dei suoi coetanei ad accedere a un lavoro dignitoso in età più adulta e correrà molti più rischi di rimanere ai margini della società, in condizioni di sfruttamento», spiega Furio Rosati dell’Ilo.L’Organizzazione auspica che nell’ambito di Garanzia Giovani si presti la necessaria attenzione all’ingresso precoce sul mercato del lavoro e allo sfruttamento dei minori. Secondo una ricerca di Save the Children, tra i minori che lavorano in Italia, più di 2 su 3 sono maschi e circa il 7% è un minore straniero. Lavorano perlopiù in attività di famiglia (44,9%), mentre per quelli impiegati all’esterno del circuito familiare i settori principali sono ristorazione (43%), artigianato (20%) e agricoltura (20%).

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