mercoledì 18 settembre 2019
Suicidio assistito, capigruppo unanimi: mandato alla presidente Casellati per ottenere una proroga. Si spera in un nuovo margine per la discussione in Aula. Da M5s e Pd no al dibattito su due mozioni
La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (Ansa)

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati (Ansa)

COMMENTA E CONDIVIDI

Alla fine, come da pronostici, le posizioni distanti tra i partiti nella conferenza dei capigruppo di ieri al Senato non hanno portato al risultato di calendarizzare le due mozioni presentate da Fi e Fdi che chiedevano una discussione sul suicidio assistito in Aula prima del 24 settembre, quando si pronuncerà la Corte costituzionale.


-6 giorni
all'udienza pubblica della Corte Costituzionale sul suicidio assistito

Ma dalla riunione di martedì pomeriggio dei responsabili dei partiti a Palazzo Madama è arrivato un mandato pieno alla presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, perché si faccia portavoce di una richiesta delle forze parlamentari alla Consulta: più tempo per affrontare il tema dell’eutanasia. Su proposta della capogruppo di Fi al Senato Anna Maria Bernini, infatti, tutti gli schieramenti «hanno votato a favore per proporre alla presidente di Palazzo Madama – questo il racconto della senatrice Paola Binetti – di parlare con la Corte costituzionale chiedendo una proroga rispetto al 24 settembre».

In questo modo Casellati viene investita di «una mission aggiuntiva» avendo alle sue spalle la «forza» di tutti i capigruppo. Certo la 'non decisione' sulla calendarizzazione in Aula ha portato alla conseguenza, qualora la presidente del Senato accolga la richiesta degli schieramenti, di affidarsi alla benevolenza della Corte. Anche puntando sul fatto che il Senato non ha avuto la possibilità di esprimersi su un tema così delicato e complesso e alla luce del fatto che anche il premier Giuseppe Conte ha auspicato, durante il suo discorso programmatico in Senato, «un’ampia condivisione per intervenire e legiferare» in merito prima della sentenza della Corte. Cosa che ora appare impossibile, a meno che dal Palazzo della Consulta non arrivi una proroga. Per il resto c’è poco o nulla di sicuro. Tranne che ieri, nella sala Pannini del Senato, le posizioni dei partiti sono state cristalline. Forza Italia e Fratelli d’Italia, che con Anna Maria Bernini e Isabella Rauti hanno presentato due mozioni per dare la possibilità all’Aula di dibattere e legiferare, erano propense a calendarizzare il tema, poi si è aggiunta anche la Lega.

Dal M5s invece è arrivata l’opposizione più dura per impedire questo passaggio e attendere il pronunciamento della Consulta. E si è sommato anche il no del Pd che ha ricompattato la maggioranza. Sta di fatto così che il Senato riprenderà i lavori il 24, ma analizzando il ddl sulla continuità delle funzioni del Garante per la privacy. «Abbiamo presentato una mozione per chiedere un impegno del Parlamento per poter deliberare su questa materia, sensibile e delicata – la posizione di Anna Maria Bernini, che stamattina insieme ad altri senatori azzurri terrà una conferenza stampa dal titolo Decida il Parlamento – Abbiamo dato mandato alla presidenza del Senato perché informi la Corte che il Senato, come ha potuto fare la Camera, vuole esprimersi su questa materia».

Una posizione a cui fa eco Fratelli d’Italia che chiede «il Parlamento si occupi del tema e arrivi a legiferare – aggiunge Isabella Rauti – riteniamo che il Parlamento sia stato esautorato». Sta di fatto che, conclude la senatrice Paola Binetti, all’estremo tentativo di portare in Aula le mozioni, «M5s ha detto no assumendosi in prima persona le conseguenze di un ulteriore sfascio morale del nostro Paese. È il peggior modo di iniziare a lavorare per il governo».

Ma a sera sono proprio i grillini a dare la loro versione dei fatti. La presidente Casellati, scrivono i parlamentari di M5s che si occupano di fine vita, «si è offerta di fare una telefonata informale alla Consulta per chiedere più tempo all’Aula prima della pronuncia». Ma la posizione pentastellata al Senato però è chiara: «Non bisogna interferire nei lavori della Corte in modo che si possa esprimere senza ulteriori rinvii».


© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI