venerdì 1 agosto 2014
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I nodi, se non sciolti, prima o poi arrivano sempre al pettine. Matteo Renzi se n’è accorto nelle ultime 48 ore quando, assieme al capitolo riforme (divenuto ancor più 'caldo' ieri con il primo voto negativo per il governo in Senato), è esploso l’altro dossier che da tempo covava sotto la cenere: la tenuta dell’economia e dei conti pubblici. Lo sapeva, il premier, che questa formidabile tenaglia si sarebbe presto manifestata, costringendolo a un agosto di duro lavoro. «A me settembre non fa paura», ha detto ieri il capo del governo. Qualche motivo di timore però sussiste per questo 'combinato disposto'. A Palazzo Madama si sono rifatti vivi i franchi tiratori, seppure in un voto segreto che non tocca un punto-cardine (per quanto importante) delle riforme. L’ex sindaco ha subito precisato che non siamo a un « remake dei 101» che affondarono Prodi nella corsa al Quirinale, nel 2013. Ammetterlo avrebbe significato, in fondo, che anche stavolta la dissidenza del Pd aveva un obiettivo da colpire: lui stesso. Secondo Renzi invece, che sembra chiudere del tutto con Sel, i 'nemici' autori dell’incidente in Senato si celano tra le fila di Forza Italia. È un quadro a 'moduli variabili' che rende ancor più vitale il supporto dei centristi: questo spiega perché, alla direzione del partito, abbia chiesto un mandato pieno a modificare alcune parti dell’Italicum, per venire incontro alle richieste di Ncd ma sempre con l’assenso prioritario di Berlusconi. In attesa di rinnovare l’asse con l’ex Cavaliere, è però il caso Cottarelli a toccare nel vivo la credibilità dell’esecutivo che si prefigge di essere 'dei mille giorni'. Il commissario ha colto nel segno, tant’è che il giorno dopo il suo allarme da Palazzo Chigi e dal Tesoro sono giunte le prime ammissioni su una situazione dell’economia che non corrisponde alle attese. Si tratta di un caso da non trascurare perché è destinato a lasciare un’orma in sede europea, dove i risparmi dell’Italia sono attesi da tempo con grande interesse. Quanto accaduto conferma, in ogni caso, che il taglio della spesa è il nodo politico per eccellenza. Se non sarà sciolto e se i tagli non arriveranno, saranno dolori per tutti.
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