sabato 9 dicembre 2017
Oggi è la Giornata internazionale contro la corruzione. L’associazione di Don Ciotti lancia un numero verde per chi vuole denunciare. «Ci vuole uno scatto da parte di tutti e più responsabilità»
Il «partito» del voto di scambio Libera: «In Italia vale il 4%»

In Italia c’è un potenziale partito che vale il 4%. Un partito sommerso e trasversale che non difende il bene comune. È quello della corruzione e del voto di scambio: oltre un milione e 700mila cittadini, stimano Libera e Gruppo Abele, che entrano nelle urne e indicano la preferenza in cambio di denaro, favori e regali. E questo succede ad ogni tornata elettorale. Sia che si tratti di elezioni amministrative, politiche o europee. Alla vigilia della Giornata internazionale contro la corruzione l’associazione da anni in campo contro «il male profondo» lancia una nuova campagna rivolta, in particolare, alla partecipazione civica dei cittadini chiamati a scendere in campo per il bene comune.

«A chi corrompe, cioè 'rompe' il Paese, vogliamo allora opporre l’Italia di chi costruisce, di chi salda le parole ai fatti, la speranza all’impegno, la conoscenza alla responsabilità» dice don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Per far emergere la corruzione, nel 2018 sarà attivata una nuova linea verde, la Linea Libera, per l’ascolto, l’orientamento e l’accompagnamento delle persone testimoni di fenomeni di corruzione. Secondo l’associazione che fotografa, elaborando dati, statistiche, casistiche del sistema corruttivo e collusivo nel nostro Paese, il voto di scambio raggiunge i picchi più alti al Sud e nelle Isole.

Sono, invece, più del doppio (3 milioni 858 mila) gli italiani che dichiarano di conoscere personalmente qualcuno – parenti, amici, colleghi, vicini – a cui è stato offerto qualcosa in cambio del voto in qualche tornata elettorale. Il picco più alto, sottolinea Libera, si registra in Puglia dove quasi un cittadino su quattro (23,7%) conosce qualcuno a cui è stato proposto il voto di scambio. «Davanti a questi numeri – commenta l’associazione – il fronte della politica, in particolar modo i partiti hanno rinunciato ad esercitare qualunque giudizio etico sui loro iscritti, rinviando ogni valutazione all’attesa dei verdetti penali.

Tutto questo alimenta un clima di disillusa rassegnazione». Nel nostro Paese, denuncia Libera, è presente una «corruzione 'solidamente' regolata, una corruzione sistematica e organizzata». A seconda dei contesti il ruolo di garante del rispetto delle 'regole del gioco' è ricoperto da attori diversi: l’alto dirigente oppure il faccendiere ben introdotto, il 'boss dell’ente pubblico' o l’imprenditore dai contatti trasversali, il boss mafioso o il politico a capo di costose macchine clientelari.

Quantificare il costo della corruzione è però molto difficile e complicato. «Se in Italia ci fosse la stessa corruzione che c’è in Germania, paese dove c’è meno corruzione che da noi – azzarda Lucio Picci, professore di economia all’Università di Bologna e uno dei maggiori studiosi della corruzione – il reddito annuale degli italiani sarebbe più alto di quasi 10 mila Euro: nel dettaglio il reddito pro capite italiano passerebbe (dati 2014) da 26.600 Euro a 36.300 circa». L’ultimo sondaggio di Eurobarometro (2014) fornisce una fotografia delle opinioni riguardo al fenomeno.

Per il 97 per cento degli italiani il problema della corruzione è molto o abbastanza diffuso (media dell’Ue pari al 76). Il 74 per cento ritiene che la corruzione sia aumentata negli ultimi tre anni, contro appena il 2 per cento che ritiene sia diminuita. Per l’88 per cento degli italiani tangenti, conoscenze e raccomandazioni sono la via più facile per ottenere un certo servizio pubblico (media Ue pari al 73 per cento), mentre il 75 per cento (contro il 56 per cento della media europea) ritiene che le connessioni con la politica siano la sola strada per avere successo negli affari - soltanto Cipro e Croazia hanno un valore superiore tra i paesi europei.

La nuova campagna di Libera punta però anche ad «educare all’intergrità e a resistere al malaffare», con percorsi nelle scuole e master universitari. «È cambiata la qualità della corruzione, ma non la sua intensità – conclude don Ciotti – la corruzione sfascia l’economia e mette a rischio la democrazia. Ci vuole uno scatto da parte di tutti e più responsabilità ».

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