lunedì 12 giugno 2017
Il "metodo Rondine" cresce formando ragazzi da Paesi e popoli in conflitto a incontrare l'altro senza pregiudizi. Un'esperienza che la Cittadella della Pace ora propone anche ai liceali del 4° anno.
Il fondatore Franco Vaccari con i ragazzi di Rondine

Il fondatore Franco Vaccari con i ragazzi di Rondine

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«Quando si dà fiducia ai giovani, e li si aiuta a liberarsi dai pregiudizi, l’incontro con l’altro fa miracoli. Alla fine, il nostro "segreto" è tutto qui». Facile a dirsi. Ma Franco Vaccari sa bene che il "metodo Rondine" è un piccolo grande miracolo, anche se mentre ne parla non fa che sorridere e dispensare battute, come a non darsi importanza. L’evento annuale alla Cittadella della Pace, che si è concluso domenica 11 giugno dopo quattro giorni fitti di appuntamenti nel borgo incantato a un passo da Arezzo dove Rondine ha spiccato il volo vent’anni fa, passa in rassegna i frutti sempre nuovi di cui è capace questa intuizione concreta ed efficace che dal 1997 ha formato 180 giovani provenienti da Paesi in conflitto. L’idea-guida è sempre la stessa, e sempre più attuale: far convivere per il tempo degli studi universitari in Italia ragazzi che a casa loro non si rivolgerebbero la parola, divisi dall’odio tra etnìe e popoli contrapposti. Nello Studentato internazionale di Rondine la logica è tutta un’altra, e i ragazzi ne sono conquistati tanto da diventare ambasciatori dello spirito che incarna un’utopia in cammino mettendosi al suo servizio, al petto la Rondine d’oro assegnata a chi imbocca la via del ritorno con uno sguardo tutto diverso dal viaggio d’andata.

Youtopic, utopia con il "tu"


Felice come solo il papà di una creatura simile può essere, Vaccari si ferma un momento per raccontare della telefonata di un amico della prima ora come il cardinale Bassetti – che da vescovo di Arezzo si era definito «il cappellano di Rondine» – «semplicemente per sapere come va il nostro incontro» che per nome ha scelto «Youtopic», «un’utopia come la nostra, col "tu" dentro», erede delle «Piazze di Maggio» nate nel 2006 come esperienza di dialogo in preparazione al Convegno ecclesiale nazionale di Verona. E spiega con un entusiasmo straripante i lavori in corso: «Standoci dentro, tutto sembra normale. E allora ci siamo chiesti come e perché funziona il metodo Rondine per quella che definiamo "trasformazione creativa dei conflitti": così è nata la ricerca realizzata unendo le competenze sociologiche e antropologiche dell’Università Cattolica e degli atenei di Padova e Perugia, che ha mostrato con strumenti scientifici come decostruire l’inimicizia e l’idea stessa di nemico porti a ripensare parole come appartenenza, identità, relazione». È come introdurre un vaccino in organismi rassegnati a subire l’assalto di una malattia incurabile: una dose microscopica e apparentemente sproporzionata riesce là dove tutti gli altri metodi hanno fallito. Una cosa da nulla? Certo, come il lievito... «In Sierra Leone, un Paese che ha sofferto tragiche divisioni e che l’anno prossimo è atteso da elezioni presidenziali che potrebbero riaccendere odi sopìti, le nostre rondini di ogni Paese realizzeranno una ricognizione sul terreno per studiare dove agire per prevenire nuove violenze».

Il "quarto anno liceale di eccellenza"


Non basta? Gli ambasciatori del metodo Rondine oggi sono professionisti impegnati nel dialogo in Serbia, Kosovo e Bosnia, Russia, Cecenia e Ossezia, Azerbaijan e Armenia, Israele, Palestina e Libano, e poi Sudan, ma ora anche Stati Uniti («sono forse meno divise le metropoli americane?») e Italia. Perché relazioni sfibrate vanno ricostruite anche a casa nostra, sin dentro alle nostre famiglie. Per questo sta andando oltre ogni previsione il successo del «quarto anno liceale d’eccellenza» giunto alla seconda stagione, ma che con i piccoli numeri prerogativa di Rondine («mai vogliamo diventare un movimento, qui si viene per imparare e poi andare...» puntualizza Vaccari) ha già mobilitato 25 liceali ora auto-nominatisi «rondinelle» e pronti a diventare volontari, «e adesso anche i genitori creano una loro associazione». «Chi è stato qui torna appena può, è incredibile» si commuove il fondatore, che alla scuola di La Pira ha imparato a cogliere i segni dello Spirito e seguirli con fiducia e determinazione. La formula che rende Rondine contagiosa è «la scuola dell’incontro: ci si accorge di quanto bisogna rimuovere per incontrare il vero volto dell’altro. Accade lo stesso col Signore: davanti al tabernacolo capisco di quanta zavorra inutile devo sgomberare per incontrarlo nel Vangelo».
E se le "rondini globali" da 20 Paesi ieri hanno fondato l’International Peace Lab per aiutarsi a costruire il cambiamento nelle loro società, Rondine (www.rondine.org) entra ora nel cantiere del dialogo nei Paesi africani da cui arrivano i flussi dell’«immigrazione costretta dalla violenza», con Caritas e Migrantes. «È il nuovo sogno»: può sembrare un’utopia, ma quando arrivano a Rondine i sogni imparano a camminare.

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