Terra dei fuochi. Bimbi e genitori giovani: quei morti che chiedono giustizia


Maurizio Patriciello giovedì 3 novembre 2016
Al cimitero nel giorno dei defunti. Antonio, 9 anni. Tonia, 4 anni. E Davide, che a 6 mesi lotta come un leone. Perché la Campania è l'eldorado dei malfattori dei rifiuti
Una fiaccolata (2013) in ricordo dei morti per cancro e leucemie nelle province di Napoli e Caserta (Foto Mauro Pagnano)

Una fiaccolata (2013) in ricordo dei morti per cancro e leucemie nelle province di Napoli e Caserta (Foto Mauro Pagnano)

Al cimitero nel giorno dei defunti. Passo lento, rosario in mano, preghiera sulle labbra. Mi ritrovo nel «giardino dei bambini». Per ogni piccola tomba tanti fiori e palloncini bianchi. Il cuore sanguina, la mente vaga. I conti tornano. Nella città metropolitana di Napoli si vive tre anni in meno rispetto a Firenze o Milano. Ce lo ha confermato l’Istat. Perché?

Il pensiero va allo scempio che da anni avvelena la nostra terra. Disastro ambientale che grazie ad Avvenire abbiamo ripetutamente denunciato. Si vive tre anni in meno, quindi ci si ammala di più. Eppure la Campania riceve dallo Stato centrale meno contributi di quanti ne arrivino alle altre regioni. Il motivo? Qui nascono più figli, quindi l’età media della popolazione è più bassa. Gli anziani si ammalano più facilmente perciò alle regioni più 'vecchie' viene dato di più, ma con poche risorse la sanità fatica a funzionare. Anche per questo il via vai dei nostri malati verso il nord è continuo. Un esodo angosciante. Pazienti lontani dalle famiglie, dagli affetti, dalla casa.

Antonio, l’unico figlio di Marzia e Lorenzo, morì al Gaslini di Genova. Aveva solo nove anni. Per la mamma il viaggio di ritorno fu uno strazio dal quale non si è mai ripresa. Il ministro della salute Beatrice Lorenzin qualche anno fa disse che in Campania si moriva di più anche per la scarsa prevenzione. Difficile da realizzare con ospedali strapieni e liste di attesa lunghissime. Al premier Matteo Renzi e al governatore della Campania Vincenzo De Luca facemmo presente questa anomalia in un incontro alla reggia di Caserta. Renzi promise di parlarne con gli altri governatori, poi non se ne seppe più niente. L’avvelenamento vede tra i responsabili soprattutto le aziende del Centro e Nord Italia. I processi celebrati lo hanno dimostrato. La Campania è stata considerata da questa gente l’eldorado dove si poteva fare di tutto senza rischi. Pentiti di camorra, magistrati zelanti e forze dell’ordine hanno messo a punto una sorta di mappa 'maledetta'.

I rifiuti industriali sono più del doppio di quelli urbani. La brama di accumulare ricchezze evadendo le tasse induce industriali disonesti a smaltirli bruciandoli, sversandoli in fiumi e laghi, camuffandoli tra le immondizie o interrandoli. Questi tre anni di vita in meno si traducono in malattia e morte soprattutto per cancro e leucemie. Ne fanno le spese bambini, adolescenti, giovani genitori. Gli studi scientifici sono algidi, i numeri non emozionano. Occorre tradurli.

Nei nostri paesi i bambini che in questo momento stanno combattendo contro il cancro sono tanti. Pochi giorni fa è morta Tonia. Aveva quattro anni appena. Gino di anni ne ha cinque ed è in fin di vita. Anche Davide lotta come un leone. Ma la corazza è enorme, la spada pesa troppo e lui è piccino piccino. È nato solo sei mesi fa.

Pure le mamme e i papà che scendono nella tomba con l’angoscia di abbandonare i figli troppo giovani non si contano. È possibile prendere in mano la situazione e tentare di migliorarla, rivedere le somme che le regioni ricevono dal governo centrale per la sanità, tracciare con metodi moderni gli scarti industriali che stanno decimando un popolo? È possibile contrastare il lavoro in nero, all’origine dei maledetti roghi tossici che continuano indisturbati notte e giorno? Credo di si. La schiera immensa di volontari sul nostro territorio crede di si.

La Chiesa campana, sempre accanto agli ultimi, crede di si. Le fredde cifre Istat devono parlare alle intelligenze e ai cuori. E dicono che nella città metropolitana di Napoli si soffre e muore più che altrove. Ingiustizia che non deve passare inosservata. Il governo centrale, la regione Campania, Confindustria devono farsi carico di paure, rabbia e sofferenza degli italiani della Terra dei fuochi e provvedere in fretta. Senza tentare di sviare il discorso verso altre criticità, pure da affrontare seriamente.

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