martedì 1 gennaio 2013
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Ecco il testo del messaggio che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Papa Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale della Pace. "In occasione della Giornata Mondiale della Pace, vostra Santità ha voluto porre al centro della propria riflessione il ruolo degli "operatori di pace": donne e uomini che con la propria azione contribuiscono alla "ricerca del bene comune, allo sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l'uomo". Ancora una volta ho rinvenuto nel suo pensiero molti e profondi stimoli alla riflessione che mi hanno fortemente toccato, interpellandomi sia nelle mie funzioni istituzionali che in quanto cittadino. Le sue parole evocano l'urgenza di una rinascita insieme etica, culturale e antropologica, che ci consenta di recuperare e porre alla base delle formazioni sociali e delle istituzioni un "noi comunitario", all'interno del quale si riconosca il fondamento e l'indivisibilità dei reciproci diritti e doveri. Non posso non raccogliere in particolare il suo appello, Santità, al dovere, per tutti coloro che sono investiti di pubblici poteri, di farsi guidare dal bene comune e dall'interesse collettivo. In un contesto, domestico e internazionale, investito dalle gravi conseguenze della crisi economica e finanziaria, è imprescindibile un alto richiamo alle responsabilità e al ruolo delle istituzioni. Spetta ad esse fornire gli strumenti a sostegno della famiglia e per la promozione della solidarietà sociale. Spetta ad esse far sì che il diritto al lavoro, e a un lavoro dignitoso, venga pienamente tutelato, come preteso dalla Costituzione italiana che lo riconosce come elemento fondante della nostra forma di Stato. Colgo con pari interesse il suo invito a "trarre, perfino dalla crisi, un'occasione di discernimento e di un nuovo modello economico" ponendo in essere, anche a livello internazionale, politiche ispirate a forme di sviluppo "integrale, solidale e sostenibile", necessariamente unite a un'idea di economia rinnovata nei suoi presupposti etici e di pubblica responsabilità".Volgendo lo sguardo alla dimensione internazionale della vocazione alla pace, dobbiamo purtroppo ancora confrontarci con gravi crisi e situazioni di enorme complessità. Tanti sono i motivi di preoccupazione per le guerre e le crisi in atto, che sconvolgono la vita di milioni di innocenti civili causando numerose vittime e inaudite sofferenze soprattutto alle persone più deboli. In molti Paesi, soprattutto dell'Africa e dell'Asia, la condizione delle comunità cristiane, della loro libertà di culto e dei loro pieni diritti civili è oggetto di grande preoccupazione e di specifico impegno del Governo italiano. Su tutti questi temi è necessario un convinto impegno non solo della diplomazia ma anche, come Ella giustamente osserva, di tutti i potenziali operatori di pace.In questo senso, mi ha infine fortemente toccato il tema della pedagogia della pace e del perdono. Tema già e non a caso evocato dal Suo messaggio dello scorso anno: ogni riflessione sul nostro futuro non può non  porre al centro le giovani generazioni e di puntare sulla loro formazione ed educazione, perché si ispirino a "una mentalità e una cultura della pace", basate su valori universali -  dignità, responsabilità, solidarietà, rispetto, onestà. Con quella speranza che nasce spontaneamente ogni volta che pensiamo ai nostri giovani e certo di farmi interprete dei sentimenti del popolo italiano, Le rivolgo, Santità, un fervido e sincero augurio per la prosecuzione della sua alta missione apostolica".
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