mercoledì 20 luglio 2022
Il premier al Senato: dimissioni sofferte ma dovute. "Sono qui per gli italiani"
Draghi parla al Senato

Draghi parla al Senato - Reuters

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Il discorso di Mario Draghi al Senato, poi consegnato alla Camera, che vivrà domani il giorno del dibattito e del voto di fiducia, parte dalla ricostruzione del mandato di Mattarella del febbraio 2021. QUI L'INTEGRALE

La sostanziale conclusione di quel mandato ha portato a “dimissioni tanto sofferte quanto dovute”.

“In questi mesi – dice il premier - l’unità nazionale è stata la miglior garanzia della legittimità democratica di questo esecutivo e della sua efficacia. Ritengo che un Presidente del Consiglio che non si è mai presentato davanti agli elettori debba avere in Parlamento il sostegno più ampio possibile. A lungo le forze della maggioranza hanno saputo mettere da parte le divisioni e convergere con senso dello Stato e generosità verso interventi rapidi ed efficaci, per il bene di tutti i cittadini”.

Data questa premessa, Draghi riporta i risultati conseguiti dal governo e dalla maggioranza nella lotta alla pandemia, nella crescita economica, nel raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, sia nel posizionamento internazionale del Paese sia nel rapido pieno per rendersi autonomi dal gas russo, andando verso il superamento di una dipendenza frutto di “scelti miopi e pericolose” avvenute negli ultimi decenni. Le larghe intese, e la sinergia con il Paese per affrontare le varie crisi che si sono susseguite, Draghi le definisce un “miracolo civile”. “L’Italia è forte quando sa essere unita”, dice prendendo ad esempio l’accoglienza dei profughi ucraini

LA ROTTURA DEL PATTO

“Purtroppo – prosegue Draghi - con il passare dei mesi, a questa domanda di coesione che arrivava dai cittadini le forze politiche hanno opposto un crescente desiderio di distinguo e divisione.Le riforme del Consiglio Superiore della Magistratura, del catasto, delle concessioni balneari hanno mostrato un progressivo sfarinamento della maggioranza sull’agenda di modernizzazione del Paese.In politica estera, abbiamo assistito a tentativi di indebolire il sostegno del Governo verso l’Ucraina, di fiaccare la nostra opposizione al disegno del Presidente Putin. Le richieste di ulteriore indebitamento si sono fatte più forti proprio quando maggiore era il bisogno di attenzione alla sostenibilità del debito. Il desiderio di andare avanti insieme si è progressivamente esaurito e con esso la capacità di agire con efficacia, con “tempestività”, nell’interesse del Paese”.

Da qui nascono le dimissioni, spiega il presidente del Consiglio. Che spiega anche come sia impossibile “ignorare” la non fiducia di M5s, perché vorrebbe dire, dice, “ignorare il Parlamento”. Ma l’elenco dei dossier su cui è avvenuto lo sfarinamento chiama in causa anche la Lega, specie quando Draghi accusa chi ha sostenuto “manifestazioni violente” contro la maggioranza: il riferimento è alla protesta dei taxi contro il ddl concorrenza.

LA DOMANDA DEL PAESE

Contro lo sfarinamento della maggioranza, continua Draghi, si è espresso il Paese. “La mobilitazione di questi giorni da parte di cittadini, associazioni, territori a favore della prosecuzione del Governo è senza precedenti e impossibile da ignorare. Ha coinvolto il terzo settore, la scuola e l’università, il mondo dell’economia, delle professioni e dell’imprenditoria, lo sport. Si tratta di un sostegno immeritato, ma per il quale sono enormemente grato.

“Questa domanda di stabilità impone a noi tutti di decidere se sia possibile ricreare le condizioni con cui il Governo può davvero governare. È questo il cuore della nostra discussione di oggi. È questo il senso dell’impegno su cui dobbiamo confrontarci davanti ai cittadini”.

GLI OBIETTIVI DI FINE LEGISLATURA E L’AGENDA SOCIALE

Ricomporre il patto, fa intendere Draghi, significa raggiungere gli altri 55 obiettivi del Pnrr previsti per fine 2022, completare le riforme della concorrenza, degli appalti pubblici, della giustizia e del fisco nei tempi previsti, tenere le mafie lontane dal Pnrr “nel nome di Falcone e Borsellino”. In questo contesto, cade anche l’agenda sociale, il segnale che il premier lancia per provare a tenere dentro M5s. Ci sono delle aperture, ma non mancano vincoli sui temi cari ai penta stellati.

Confermata la necessità di un nuovo provvedimento anti-inflazione ai primi di agosto, e della riduzione del cuneo fiscale “nel medio termine”, è confermata anche l’apertura del governo sul salario minimo mentre sul Reddito di cittadinanza, Draghi non fa troppi sconti: “Il reddito di cittadinanza è una misura importante per ridurre la povertà, ma può essere migliorato per favorire chi ha più bisogno e ridurre gli effetti negativi sul mercato del lavoro”.

E nemmeno ai sindacati il premier lancia parole rassicuranti sulle pensioni. “C’è bisogno di una riforma delle pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita in un impianto sostenibile, ancorato al sistema contributivo”. Quanto alla crisi energetica, il premier lancia una stoccata inoltre a chi da un lato vuole l’indipendenza da Mosca e dall’altro si oppone ai rigassificatori di Piombino e Ravenna. Installarli è “questione di sicurezza nazionale”. Sul superbonus 110%, il premier si impegna a ridurre i problemi nella cessione del credito ma aggiunge che la "generosità" del contributo dovrà diminuire.

POLITICA ESTERNA NON NEGOZIABILE

“Come promesso nel mio discorso di insediamento, e da voi sostenuto in quest’aula, questo governo si identifica pienamente nell’Unione Europea, nel legame transatlantico. L’Italia deve continuare ad essere protagonista in politica estera. La nostra posizione è chiara e forte: nel cuore dell’Unione Europea, nel legame transatlantico. La nostra posizione è chiara e forte nel cuore dell’Ue, del G7, della Nato.

Dobbiamo continuare a sostenere l’Ucraina in ogni modo, come questo Parlamento ha impegnato il Governo a fare con una risoluzione parlamentare. Come mi ha ripetuto ieri al telefono il Presidente Zelensky, armare l’Ucraina è il solo modo per permettere agli ucraini di difendersi.Allo stesso tempo, occorre continuare a impegnarci per cercare soluzioni negoziali, a partire dalla crisi del grano.

E dobbiamo aumentare gli sforzi per combattere le interferenze da parte della Russia e delle altre autocrazie nella nostra politica, nella nostra società. L’Italia è un Paese libero e democratico. Davanti a chi vuole provare a sedurci con il suo modello autoritario, dobbiamo rispondere con la forza dei valori europei”, è l’ultimo appello del presidente del Consiglio alle forze parlamentari. Forse quello davvero dirimente.

La portata delle sfide, conclude Draghi, richiede “un governo forte e coeso e un Parlamento che lo accompagni con convinzione, nel reciproco rispetto dei ruoli. All’Italia non serve una fiducia di facciata, che svanisca davanti ai provvedimenti scomodi. Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese. I partiti e voi parlamentari - siete pronti a ricostruire questo patto?”, conclude il premier. Dalle risposte che arriveranno dipenderanno le sue decisioni: confermare le dimissioni o ritirarle.

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