giovedì 4 giugno 2015
​Progetto della Caritas coinvolgerà 16 parrocchie. La solitudine degli anziani vinta con la "solidarietà e il sorriso". Mons. Paglia: non sono scarti della società.
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Vincere la solitudine con la solidarietà e il sorriso. Gli anziani della Capitale così non si sentiranno abbandonati dalla comunità, ma sempre più abitanti di “Quartieri solidali”. Ha proprio questo nome il progetto avviato dalla Caritas diocesana a Roma, un’iniziativa che coinvolgerà quasi 500 anziani di 16 parrocchie di periferia e che avrà i suoi due primi momenti il 6 giugno a piazza San Giovanni Bosco con “E... state insieme. Un sorriso nella periferia” e il 20 giugno nel parco Aldo Tozzetti con “Quartieri solidali... con te”. A far sentire gli over65 risorsa e non peso 200 volontari, che con balli, musica, laboratori teatrali e accompagnamento quotidiano avvieranno veri e propri percorsi di comunità a loro dedicati. Riflettere e agire, questo il compito delle parrocchie, secondo il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia monsignor Vincenzo Paglia, che ha messo in guardia dal pericolo di «peccare nella società di eccessivo giovanilismo», quando invece serve «costruire un’alleanza forte tra giovani e anziani». Il punto di partenza - ricorda l’arcivescovo - è non considerare queste persone «come scarti della nostra società, ma come una risorsa che va tutelata e conservata con cura», riscoprendo il loro ruolo centrale nella vita delle parrocchie.  Una «vera rivoluzione», insomma, «un soffio di novità». Si è persa infatti la ricchezza dell’età anziana, un vuoto che la Caritas e i parroci romani si avviano a colmare, cominciando a cambiare il punto di osservazione che la società ha degli over65: da semplici fruitori di servizi a tesoro di esperienze. Per alleviare l’emarginazione delle persone anziane «bisogna coinvolgerle di più nelle relazioni con i propri quartieri», esordisce infatti il direttore di Caritas Roma monsignor Enrico Feroci, presentando ieri in Vicariato il progetto. E le chiese locali, aggiunge, hanno proprio il compito di «stare accanto alle fasce più fragili attraverso l’assistenza e l’ascolto», dati troppo spesso per scontati nelle relazioni all’interno delle grandi città. Nel tessuto sociale urbano perciò, è il ragionamento di monsignor Feroci, il quartiere diventa «contesto utile per recuperare e creare relazioni», amicizia e prossimità. Qui ogni realtà può adattare le proprie iniziative alle specifiche esigenze della zona, come vorrebbe fare la parrocchia di Sant’Ugo alla periferia nord della Capitale, che tra qualche anno sarà ad alta densità di capelli grigi e per questo ha sposato il progetto Quartieri solidali. «Cerchiamo di diffondere l’idea che il noi, non l’io - sono le prime parole di don Roberto Savoja - sono la garanzia di evitare il progressivo isolamento con la vicinanza, che è anche continuità e gratuità». L’iniziativa è un’idea nata da dieci anni di lavoro in cui si è capito che «è la solitudine la vera malattia da vincere, oggi acuita dalla crisi» - conclude Massimo Pasquo il responsabile del servizio Caritas “Aiuto alla persona” che gestisce il progetto insieme all’area Educazione al volontariato.
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