lunedì 26 settembre 2016
Il presidente del coordinamento transfrontalieri Cisl, Mirko Dolzadelli, è «preoccupato» per l'esito del referendum in Canton Ticino. «il frontaliere non è il nemico da combattere, bensì una risorsa preziosa»
Il referendum anti-italiani nel Canton Ticino Dolzadelli (Cisl): «Clima pesante sui frontalieri»

«I frontalieri rappresentano la più grande industria della Lombardia. Stiamo parlando di oltre 70mila persone, di cui più di 60mila lavorano in Canton Ticino. È evidente che il problema esiste e va governato, perché non degeneri».

L’esito del referendum ticinese “Prima i nostri!”, allarma Mirko Dolzadelli, presidente del Coordinamento frontalieri Cisl e membro del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), dove rappresenta Cgil Cisl e Uil e Acli.

Temete un’ondata di ostilità verso i lavoratori italiani?Se il 58% di chi ha votato si è espresso a favore della chiusura agli stranieri, direi che un problema di ostilità già c’è e credo pesi anche psicologicamente su chi, tutti i giorni, attraversa la frontiera per andare a lavorare. Con che stato d’animo lo farà da oggi in poi?

Prevede conseguenze sull’economia lombarda?Il Ticino fa parte di un sistema economico generato dalla Lombardia. In buona sostanza è il Ticino che rientra nell’indotto lombardo e non viceversa. Il rischio, a questo punto, è che siano bloccati i progetti trasfrontalieri Interregg, che riguardano soprattutto la Lombardia.

Che cosa ha provocato questa situazione di malcontento all’origine del referendum?Non si vuole chiudere gli occhi: il disagio sociale presente in Ticino è reale, l’abbassamento degli stipendi lo è altrettanto, così come il mercato del lavoro è sempre più martoriato dalla mancanza di regole che pongano un freno al fenomeno dilagante del dumping salariale e al tasso crescente di disoccupazione.

Come se ne esce?La strada per una soluzione reale non è però quella intrapresa con il referendum o iniziative simili: il frontaliere non è il nemico da combattere, bensì una risorsa preziosa. Il dumping salariale non è generato da chi accetta offerte di lavoro con stipendi al di sotto della decenza, bensì da un mercato del lavoro ancora poco coperto dalla contrattazione collettiva e aziendale, oltre che da accordi bilaterali così come richiesto da Cgil, Cisl e Uil nelle proposte allo “Statuto del lavoratore frontaliero”. La soluzione sta proprio qui, nell’introdurre nuovi contratti collettivi di lavoro anche in quei settori che ad oggi ne sono scoperti (che poi sono esattamente quei settori nei quali il dumping è presente).

Quali sono gli elementi principali dello Statuto del lavoratore frontaliero?Abbiamo chiesto al Ministero degli Esteri l’apertura di un tavolo di confronto per discutere la nostra proposta che, al primo posto, prevede l’introduzione di ammortizzatori sociali per chi perde il lavoro. In Svizzera la tassazione sul lavoro è all’8% (contro il 38% dell’Italia), ma da loro è anche molto più facile licenziare e non ci sono le forme di tutela previste da noi. La nostra proposta è quindi che lo Stato di residenza si faccia carico di questa forma di disoccupazione speciale. Inoltre, chiediamo l’istituzione di un ente bilaterale trasfrontaliero, che favorisca l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma anche iniziative di formazione e aggiornamento professionale dei lavoratori, nuove tutele sociali e la possibilità, per chi perde l’occupazione, di accedere al mercato del lavoro in Svizzera. Inoltre, questo ente dovrebbe aumentare la cooperazione internazionale e lavorare per stemperare il conflitto.

All’atto pratico, comunque, il referendum non avrà effetti...Chi l’ha promosso l’ha fatto per opportunismo politico e per fare pressione sul governo Confederale di Berna. Che, però, ha più volte ribadito come non sia sua intenzione quella di introdurre norme che vadano a contrastare con l’accordo sulla libera circolazione delle persone sottoscritto con l’Unione Europea, che impedisce vengano assunte misure discriminatorie verso i lavoratori residenti nell’Ue. Al tempo stesso quanto accaduto domenica pone ancora più tensione nei rapporti già critici tra Italia e Canton Ticino, finendo per generare un clima altrettanto pesante attorno alla vita lavorativa del frontaliere, da sempre risorsa vitale per l’economia dei Cantoni di frontiera, eppure mai così attaccato come in questi tempi dalla politica in cerca di un facile consenso.

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