giovedì 14 ottobre 2021
Viaggio a Trieste, dove il 40% dei “camalli” è no-vax. «Pronti a bloccare tutto. I cortei? Non bastano più» L’obiettivo della protesta è aggregare domani altri negazionisti e fermare le attività
Green pass obbligatorio, la rivolta dei porti

Ansa

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I porti, la logistica, il trasporto delle merci: il primo giorno con l’obbligo del Green pass, domani, in tutti i luoghi di lavoro potrebbe diventare anche il primo del grande caos, con l’Italia semiparalizzata dagli scioperi e dai blocchi delle categorie produttive e dalle manifestazioni già annunciate in decine di città da chi si oppone allo strumento imposto dal governo. Ma c’è anche chi ha già annunciato di incrociare le braccia. Lo faranno i lavoratori nello stabilimento Electrolux Italia di Susegana ( Treviso). Qui il D-day del Green pass inizierà con una giornata di otto ore di sciopero. Lo hanno annunciato oggi le rappresentanze sindacali interne della sede trevigiana del colosso svedese del bianco, al termine di un’assemblea. Un clima di tensione costante quindi sul quale c’è la massima attenzione da parte del Viminale che, d’intesa con palazzo Chigi, ha dato indicazioni chiare agli apparati di sicurezza. Anche perché la linea, è il messaggio che fonti di governo continuano a ribadire, non cambia: si va avanti con il Green pass. Dunque, va fatto ogni sforzo per prevenire possibili situazioni di pericolo, con un attento monitoraggio di tutti quegli ambienti più a rischio, comprese chat e social.

«Come si fa a bloccare un porto che non è mai stato così in attività e che ha bisogno di ulteriore credibilità perché sarà destinatario di mezzo miliardo del Pnrr?». Se lo chiede Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità portuale di Trieste che si sente messo in discussione da quegli stessi 'camalli' che giusto un anno fa, a gran voce, si erano adoperati per la sua riconferma. Il 'certificato verde' sul posto di lavoro sta mettendo in crisi relazioni industriali consolidate in questo angolo di Nord Est e la protesta minaccia di bloccare tutto il sistema dei porti italiani, o quasi.

E a fermare la logistica non saranno solo i 200 che qui lavorano, ma tanti altri no-vax che raggiungeranno la città. La verità è che i portuali di Trieste non vogliono saperne del Green pass. Chiedono i tamponi gratuiti. Il loro coordinamento continua a raccogliere attestazioni di solidarietà da tutto il Paese. Una richiesta tira l’altra, in un perenne ultimatum che ha fatto di questo caso il simbolo di una protesta destinata a tenere banco almeno nelle prossime 48 ore. Il portavoce della rivolta no-Green pass triestina si chiama Stefano Puzzer e dice chiaramente che non basteranno neppure i tamponi gratis. «Venerdì ci aspettiamo a Trieste 30mila persone e sarà picchetto ad oltranza – ha dichiarato ai giornalisti –. A noi dispiace bloccare il porto ma non bastavano più i cortei».

Poi aggiunge: «speriamo che il segnale arrivi in Europa, speriamo che l’Europa faccia togliere questo Green pass». L’obiettivo è aggregare a Trieste altri scali-simbolo, come Genova e Gioia Tauro, dove però la mobilitazione non è data per scontata. Cosa accadrà domani? «In effetti, prevediamo un blocco del porto a Trieste che sarà in parte attuato dai lavoratori portuali – ammette il presidente del-l’Autorità, D’Agostino –. Abbiamo tanti portuali che vogliono andare a lavorare ma purtroppo non ci andranno perché di fronte ai varchi d’ingresso ci saranno molte altre persone che non hanno nulla a che fare con il nostro porto». Una situazione che potrebbe portare alle dimissioni dello stesso presidente, se il blocco dovesse proseguire a oltranza. Intanto Capodistria e Fiume sono pronte a subentrare nelle attività, qualora Trieste si fermasse più a lungo. «A differenza degli altri porti italiani qui la concorrenza è vicina, i container – conferma il rappresentante dei principali terminalisti, spedizionieri e agenzie marittime, Stefano Visintin – andranno nei porti vicini dove non esiste il Green pass».

E la politica? Il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga auspica che con il buon senso si possa arrivare a una soluzione. «Altri- menti – ha fatto sapere – rischiamo di fare un danno enorme, non soltanto all’economia di Trieste ma anche a tutti quei lavoratori che con l’indotto del porto lavorano, e non solo nel porto ». Sono migliaia di persone. I veri 'camalli' non sono più di 200. Ma gli addetti alle altre attività portuali hanno percentuali di non vaccinazione altissime, superiori alla media del 20% di no-vax del mondo del lavoro regionale. A Trieste, scalo marittimo, si arriva addirittura al 40% di lavoratori del porto non vaccinati. «I veri portuali questa rivolta non la fanno» insiste D’Agostino, che spera fino all’ultimo di riuscire a convincere i suoi dipendenti e collaboratori. «Il nostro porto sta crescendo molto da anni, ci sono numeri incredibili soprattutto dal punto di vista dell’occupazione, con il 45% di chiamata di portuali in più in pieno periodo Covid». L’amarezza dell’uomo che guida l’Autorità portuale di Trieste è tanta.

«Di fronte a uno stop ad oltranza del porto, saluterò tutti e me ne andrò da un’altra parte. Vorrebbe dire che tutto quello che abbiamo costruito sarà distrutto. Se il porto di Triste viene utilizzato per questi fini, che lo facciano senza di me». Per ora, però, qualsiasi ipotesi di negoziato è esclusa. «Il 15 ottobre lo sciopero al porto si farà. Inizia qui la lotta contro questo ricatto» conferma Mario, impegnato ai varchi. «Troppe cose non sono chiare in questa vicenda e non si capisce la ragione dell’obbligatorietà del Green pass a un mese dalla fine della pandemia».

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