sabato 12 maggio 2018
A Milano raggiunta l'intesa su 22 punti. La giornata festiva servirà per mettere a punto i particolari. Va avanti la flat tax che dovrebbe entrare in vigore nel 2019
Accordo vicino. Salvini a Milano per incontrare Di Maio (Lapresse)

Accordo vicino. Salvini a Milano per incontrare Di Maio (Lapresse)

Gli onori di casa li fa Matteo Salvini. Al Pirellone, dove va avanti da ore la riunione tecnica per completare il "Contratto per il governo del cambiamento", arriva un Luigi Di Maio che ostenta ottimismo. La prima bozza è già pronta. Su 22 punti ci sta un’intesa di massima. Dieci sono già in fase di stampa finale. Il lavoro è tanto ma procede. L’obiettivo è di chiuderlo entro oggi. E il capo politico dei 5 stelle offre sul web una panoramica delle delegazioni con i due leader in primo piano. Al tavolo si ragiona di contenuti e non di nomi. «Oggi – conferma – si parla del contratto di governo». E, aggiunge, «credo che sarà un buon contratto».

Un accordo su cui gli iscritti alla piattaforma Rousseau avranno poco da dire, secondo Di Maio. E dello stesso avviso sembra anche il garante pentastellato Beppe Grillo, che dice di non aver seguito la trattativa: «Io non seguo queste cose. Le segue Luigi, va benissimo, è un ragazzo in gamba», commenta. Soprattutto è un leader al settimo cielo, che sente di aver trovato la strada giusta, dopo la giornata di ieri, considerata «produttiva»: «Più ci attaccano e ci snobbano e più vuol dire che siamo sulla buona strada».

Il lavoro di limatura non è semplice, ma sui «punti chiave», conferma il leader della Lega Salvini, l’accordo c’è. Quello che è più difficile per le delegazioni, al lavoro anche oggi, è far quadrare i conti della sintesi dei due programmi – quelli di M5s e Lega – ciascuno dei quali prevedeva all’origine un notevole aumento della spesa pubblica. Tanto da suscitare un sarcastico avvertimento da parte del forzista Renato Brunetta, certo che ci sarà bisogno di una manovra correttiva.

Tra le priorità imprescindibili, per la Lega resta la decantata flat tax. L’ipotesi è di farla partire dal 2019, con due aliquote del 15 per cento e del 20 per cento (quest’ultima per chi ha redditi sopra gli 80mila euro l’anno). Tra i delegati al tavolo si esclude che verrà finanziata con qualche condono.

«L’idea – spiega il leader del Carroccio in serata – è di mettere nero su bianco» il progetto per il futuro dell’Italia. «Questo ovviamente passa attraverso la rinegoziazione dei trattati Ue, altrimenti l’Italia soffoca. E su questo mi sembra ci sia una volontà comune». Per ora, infatti, i punti imprescindibili per i due partiti vengono passati al vaglio della realizzabilità. «Se la compatibilità arriverà all’80 per cento si parte. Altrimenti ci abbiamo provato», ragiona Salvini. E però «sui punti caldi» come tasse, pensioni e immigrazione c’è ottimismo.

Sull’immigrazione, nel contratto ci sarebbe una sorta di patto per stoppare qualsiasi iniziativa che porti alla definitiva cancellazione del reato di clandestinità. Fissato e condiviso l’impegno per la costruzione di nuove carceri. Sulla spesa, si cerca di capire l’impatto del "ritocco" alla legge Fornero. Un via libera è stato dato ieri anche a una prima allocazione di 5 miliardi. Su questo punto la convergenza era maggiore. Mentre il tema grillino per eccellenza è quello del reddito di cittadinanza. L’ipotesi fatta a tavolino è di farlo partire dal 2019, previa ristrutturazione dei centri per l’impiego. Sul caso Ilva si impunta Salvini, con l’impegno a non chiuderla per salvare i posti di lavoro. Ma le distanze restano.

A un Salvini che si continua a sentire il leader della coalizione di centrodestra, non preme troppo toccare il punto spinoso del conflitto di interessi. Un tema che invece sta a cuore all’alleato Di Maio. Così, nel giorno della riabilitazione di Silvio Berlusconi, commenta: «Abbiamo parlato di conflitto di interessi? Di tutto. Senza voler punire nessuno, ma nessuno nemmeno nell’ambito dei 5 stelle ha mai pensato a leggi punitive o restrittive che mettano a rischio l’economia, lo sviluppo o i posti di lavoro. È un dibattito che non c’è mai stato», assicura.

Di certo, dovendo mantenere il legame con il Cavaliere, anche per la necessità di voti specie al Senato, il leader del Carroccio preferisce non alzare il tiro. E per gli stessi motivi, a dispetto delle asprezze date in pasto ai rispettivi elettorati, resta in piedi anche la possibilità di una partecipazione di Fdi all’esecutivo che si cerca di far nascere.
Insomma, ormai è questione di ore. «Sui punti fondamentali c’è accordo, e lavoriamo notte e giorno – gongola il leader leghista – . Preferisco dare un governo che dia risposte agli italiani piuttosto che avere governi strani, neutrali. Entro poche ore chiuderemo, perché giustamente il presidente della Repubblica attende una risposta».

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