giovedì 28 gennaio 2010
Nella seduta straordinaria a Reggio Calabria l’esecutivo approva il ddl con le nuove norme antimafia. Nasce l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alle cosche. Scontro sulle parole di Berlusconi: «Meno irregolari, meno criminali».
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    Via libera dal Consiglio dei ministri al piano straordinario di contrasto alla criminalità organizzata. A Reggio Calabria l'esecutivo ha approvato il ddl con le nuove norme antimafia, in dieci punti, e varato un decreto che istituzionalizza l'Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati, con sede nella città calabrese. Ecco alcune tra le misure previste dal disegno di legge: l'istituzione di un codice antimafia, un testo unico che raccoglie e razionalizza tutte le leggi approvate in materia dal 2001 a oggi; la creazione di una mappa nazionale delle organizzazioni criminali; la realizzazione di un sistema di informazione sulle cosche attraverso un desk interforze; interventi contro le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti.La lotta al lavoro nero e la polemica sugli immigrati. Lotta al lavoro nero, ecco la priorità del piano anti-mafie varato ieri dal governo. Saranno 550 gli ispettori messi in campo per fare controlli in 20mila aziende nelle 4 Regioni ritenute a rischio, cioè Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. La task force sarà formata da personale del ministero del Lavoro, dell'Inps e carabinieri. Le ispezioni riguardano in particolare l'uso di mano d'opera anche stagionale, il fenomeno del caporalato e le truffe ai danni dell'Inps attraverso fittizi rapporti di lavoro, attività gestita prevalentemente dalle organizzazioni criminali. Obiettivo: verificare 10mila aziende agricole (2mila in Calabria, 2.500 in Campania, 3mila in Puglia e 2.500 in Sicilia) e altrettanti cantieri (1.346 in Calabria, 3.814 in Campania, 2.564 in Puglia e 2.276 in Sicilia). Nell'edilizia, le ispezioni riguarderanno sia gli appalti privati che quelli pubblici.Ma nel presentare questa nuova azione di contrasto ai lavoratori irregolari Silvio Berlusconi "incappa" in un’equazione che scatena l’ennesimo putiferio con le opposizioni. Il premier, rivendicando che i risultati ottenuti finora dal governo in questo campo «sono molto positivi», nella conferenza stampa a Reggio Calabria ha aggiunto che una «riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali». Una tesi che è motivo ricorrente nelle argomentazioni leghiste, ma che finora il presidente del Consiglio non aveva mai condiviso in una dichiarazione ufficiale. Berlusconi non ha precisato ulteriormente, fatto sta che la sua frase ha scatenato una forte reazione. Culminata da un lato nel nuovo scarto rimarcato dalle parole pronunciate poco dopo dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che presentando un libro sull’unità d’Italia ha sottolineato che nel costruire l’idea di Nazione bisogna evitare «la tentazione dell’etnicismo e del revanscismo». Dall’altro lato nella fulminante battuta di Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd in Senato: «Meno premier, meno crimini?...». Una «pesante battutaccia che ci lascia esterrefatti», ha controreplicato Paolo Bonaiuti, il sottosegretario alla presidenza. A concludere il siparietto, le scuse finali della Finocchiaro: «Mi scuso della battuta infelice, ma paragonare – ha precisato – gli immigrati ai criminali è davvero odioso». Lo stesso segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha sostenuto tuttavia che «una frase così ci mette fuori da qualsiasi contesto moderno, un governo deve saper guidare il Paese alla razionalità e non può sempre agitare le paure». Anche Livia Turco ha tacciato Berlusconi di «volgarità» e di «incitamento al razzismo, sono parole vergognose». La censura è stata condivisa dall’Idv: per il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi, «l’Italia ha bisogno di leggi severe ma giuste, non d’inutili slogan razzisti che alimentano intolleranza». Per i fedelissimi del premier, invece, la realtà è che le sue parole sono state travisate perché «è evidente – ha spiegato Maurizio Gasparri – che il riferimento era agli immigrati che arrivano per delinquere». Contro la criminalità organizzata. L'altro versante fondamentale dell'intervento riguarda la criminalità organizzata. E l'arma di attacco più efficace, accanto alle operazioni di polizia, principale è quella economica, spiega il ministro dell'Interno Maroni. «La Direzione Investigativa Antimafia è una struttura di eccellenza, che ha tanti compiti, ma da ora in avanti avrà come priorità l'aggressione ai patrimoni mafiosi - dice -. Credo che fra 15 giorni potremo tornare a Reggio Calabria per insediare qui l'Agenzia per la gestione dei beni confiscati alle mafie». Prospettiva che deriva dal pacchetto contro la criminalità, suddiviso in un Ddl e in un decreto. Quest'ultimo proprio per la creazione dell'Agenzia sui beni confiscati. «Nel decreto - dice Maroni - si prevede l'immediata costituzione dell'Agenzia dei beni confiscati perchè abbia visione complessiva» e che possa rendere «immediatamente utilizzabili i beni» sequestrati alla criminalità organizzata. Il ministro evidenzia i risultati fin qui raggiunti: «Nei 19 mesi del governo Berlusconi sono stati sequestrai 12.111 beni mobili e immobili alle organizzazioni criminali, per un controvalore di 7 miliardi di euro (+100% rispetto allo stesso periodo precedente) e sono stati confiscati 3.122 beni per un controvalore di circa 2 miliardi di euro (+345%)». Il tema della messa all'asta dei beni confiscati è stato controverso nei mesi scorsi: il rischio è che mafia e 'ndrangheta se ne riappropino. «Qualche bello spirito - dice a questo proposito Berlusconi - ha detto che i criminali sono pronti a ricomprare i beni sequestrati messi all'asta. Molto bene, vuol dire che noi così li sequestreremo un'altra volta». Il premier afferma poi che «la mafia, la 'ndrangheta, la camorra e le altre organizzazioni criminali sono una terribile patologia per il Paese: ne paghiamo le conseguenze anche per l'immagine che diamo all'estero per la brutta abitudine di programmi sulla mafia che portano in giro per il mondo questa immagine negativa. Una moda - sottolinea il premier - che spero sia ormai finita». Berlusconi affronta, poi, in generale, anche il tema dell'attuale scenario politico, affermando che non c'è «nessuno scontro con nessuna istituzione. Non c'è mai stato e non c'è».Appalti. Particolare attenzione sarà riposta sulla correttezza delle procedure di appalto e subappalto e sul rispetto della normativa antimafia, argomento toccato sia da Maroni sia dal ministro della Giustizia, Alfano. Il piano prevede risorse aggiuntive per quasi due milioni di euro, destinate alle spese di viaggio, vitto e alloggio per gli ispettori provenienti da altre regioni (50, «per assicurare una maggiore trasparenza»). In occasione della riunione del Cdm sono stati presentati i risultati dell'azione ispettiva nel 2009: a fronte di una diminuzione delle violazioni di carattere formale (-28% per la tenuta del libro unico del lavoro), sono fortemente aumentate le violazioni accertate in materia di lavoro nero (+44%), di appalti e somministrazione (+193%), di orario di lavoro (+118%), di rispetto dello Statuto dei lavoratori (+208%), di truffe nei confronti degli Istituti (+483%), di sicurezza sul lavoro (+53%).La protesta dei lavoratori. Arrivando in prefettura, il premier Berlusconi si è rivolto ad alcuni cittadini che attendevano il suo arrivo: «Siete contenti che abbiamo portato qui il Cmd? Così vi facciamo vedere quello che stiamo facendo contro la criminalità». Ma non c'erano solo sostenitori: così come avvenuto per il pullman che ha portato i ministri, anche il corteo di auto del premier è stato contestato davanti all'ingresso posteriore della prefettura. Tra i manifestanti diversi lavoratori a rischio licenziamento e alcuni che sono già in cassa integrazione. «La nostra azienda non ha più accesso al credito e sta per chiudere. Siamo un centinaio» ha spiegato il capo delegazione della De Masi costruzioni. E un portuale di Gioia Tauro: «In due anni 500 persone hanno perso il posto di lavoro. Siamo qui a chiedere un intervento serio al governo. La 'ndrangheta si sconfigge con il lavoro, non solo con le chiacchiere e potenziando le forze di polizia. Se non c'è occupazione la manovalanza della mafia crescerà».
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