domenica 30 giugno 2019
Il giurista Paquale De Sena conferma: qualunque sia la ragione per cui una persona è in difficoltà in mare, è obbligatorio per ogni nave intervenire per salvarla
Carola Rackete scende dalla Sea Watch (Ansa)

Carola Rackete scende dalla Sea Watch (Ansa)

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Il processo alla capitana Carola Rackete è necessario. Non solo per accertare le responsabilità individuali e statuali nella complessa vicenda della Sea Watch 3, ma soprattutto per riportare la discussione, distorta dalla propaganda sui social, su binari di civiltà giuridica e di civiltà tout court. Anche se potrebbero esserci sorprese.

Con Pasquale De Sena, ordinario di Diritto internazionale alla Cattolica di Milano, proviamo a rileggere i fatti delle ultime settimane nel Mediterraneo centrale fino all’epilogo lampedusano. A partire dal salvataggio. Sui social giravano distinzioni tra i naufraghi e migranti che navigano su canotti sgonfi o carcasse in procinto di affondare. Quindi non sarebbe stato obbligatorio salvarli. Vero? «Falso. Qualunque sia la ragione che ha portato una persona a trovarsi in difficoltà in mare – afferma De Sena – è obbligatorio per ogni nave intervenire per salvarla. Fosse anche un criminale. Questo è un punto fermo. La comandante ha, in principio, assolto agli obblighi che scaturiscono da convenzioni internazionali e dal diritto internazionale consuetudinario».

Seconda cosa da chiarire, la destinazione ove portare i naufraghi. Su questo tema la discussione è stata lunga e accesa. La comandante della Sea Watch 3 doveva dirigersi verso il porto sicuro più vicino. Ma le viene contestata la scelta di Lampedusa. C’era chi sosteneva che i naufraghi dovessero venire riportati in Libia, oppure a Malta e in Tunisia, più vicine dell’isola pelagica. Per il giurista questo è uno dei punti chiave. «Chiariamo una volta per tutte che non potevano esser riportati in Libia perché organi imparziali e indipendenti dell’Onu e del Consiglio d’Europa hanno in più occasioni dichiarato, com’è stato riconosciuto ieri dalla Farnesina, che la Libia non è "porto sicuro". Inchieste indipendenti condotte da tali organi hanno accertato che in Libia vengono perpetrate continue e gravissime violazioni dei diritti umani. Le alternative? Se Rackete dice il vero, come credo, Malta ha negato l’autorizzazione allo sbarco; la Tunisia, a sua volta, non può dirsi "porto sicuro", sia perché non è in regola con la protezione internazionale dei migranti, sia perché di recente una nave con 75 migranti a bordo è stata tenuta ferma per giorni. Comunque gli eventi potranno essere ricostruiti nel processo anche tramite documentazione di bordo».


Terzo punto, il braccio di ferro in mare. Ha agito correttamente il governo italiano bloccando la Sea Watch prima dell’ingresso in acque territoriali e successivamente nel porto di Lampedusa dopo aver fatto scendere i più vulnerabili? Per il docente «se Roma ha fatto bene a tutelare i più vulnerabili, non può dirsi che lo Stato abbia correttamente cooperato all’adempimento degli obblighi internazionali bloccando l’accesso al mare territoriale. Altro sarebbe stato se la Sea Watch avesse praticato un traffico di esseri umani, di cui non vi è prova. D’altronde, la nave ha chiesto apertamente all’Italia l’autorizzazione ad entrare avendo svolto operazioni di soccorso. Mi pare chiaro che Roma avesse l’obbligo di cooperare con la comandante per ultimare il soccorso. Questo non avrebbe implicato obbligo di accoglienza stabile, se non per alcune persone». Responsabilità invocata anche per l’Olanda perché la barca batte bandiera olandese. «Perlomeno in parte il governo olandese ha assolto ai propri obblighi, definiti dal diritto internazionale del mare. In ogni caso è giuridicamente privo di fondamento invocare la responsabilità olandese per venir meno alla nostra. Potevamo solo chiedere, e lo abbiamo fatto male, che le autorità olandesi - il cui comportamento è discutibile - cooperassero».


Infine, l’accusa alla comandante di aver usato violenza contro una nave da guerra. «Va accertato se lo ha fatto volontariamente, ovvero se è stata una manovra maldestra, come lei sostiene. Ma se dimostrerà di aver agito per adempiere agli obblighi di soccorso del diritto internazionale o in stato di necessità, potrebbe essere esente da responsabilità penali, avendo proceduto per salvare vite umane. Bene tutelato da norme positive internazionali e interne, dotate di rango costituzionale, dunque superiori al Decreto sicurezza. Molto probabilmente la Consulta sarà chiamata a pronunciarsi, mentre la Corte europea, che aveva respinto la richiesta di sbarco, dovrà decidere nel merito. Allora gli scenari potrebbero cambiare».

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