giovedì 8 febbraio 2018
Alpini, bersaglieri e fanti rilanciano la proposta di un periodo obbligatorio a favore della patria
Giovani del servizio civile durante una recente udienza nell’Aula Paolo VI a Roma (L’Osservatore Romano)

Giovani del servizio civile durante una recente udienza nell’Aula Paolo VI a Roma (L’Osservatore Romano)

Alpini, bersaglieri e fanti non chiedono di ripristinare la leva obbligatoria, ma «un periodo di servizio obbligatorio dei giovani a favore della patria nelle modalità che la politica vorrà individuare». Questa richiesta è reiterata ad ogni appuntamento elettorale, ma questa volta l’emergenza educativa denunciata dalla cronaca – con giovani che sparano sugli stranieri e studenti che accoltellano i docenti – e la difficoltà della politica a fornire delle risposte credibili potrebbe mettere le gambe al progetto, nella prossima legislatura.

«Il servizio civile obbligatorio, affiancato al servizio civile universale – ha osservato ieri l’onorevole Emanuele Fiano, intervenendo alla conferenza con cui le tre associazioni d’arma hanno rilanciato la loro proposta – è nel programma elettorale del Pd ed esiste già una proposta di legge, firmata da Bonomo»; la posizione dell’esponente dem non è sembrata oggettivamente distante da quella di altre forze politiche, anche del centrodestra, come Fratelli d’Italia – l’onorevole Ignazio La Russa ha ricordato l’iniziativa della mini-naja volontaria di tre settimane «che il centrosinistra non ha rifinanziato» ma non ha chiuso sul servizio civile obbligatorio – mentre risulta piuttosto lontana dall’impostazione politica della Lega, che non accetta di escludere un ritorno della leva.

Per il Carroccio, ieri mattina c’era Matteo Salvini. Intervenuto subito dopo i rappresentanti di Casapound, Psi e Italia dei valori, che hanno aderito alla proposta delle associazioni, il leader leghista ha ricordato a sua volta di aver presentato una proposta di legge per «otto mesi di servizio civile e militare obbligatorio per ragazzi e ragazze, organizzato su base regionale per contenere i costi delle famiglie, con nozioni di pronto soccorso e di protezione civile». Salvini è parso a proprio agio tra penne, piume e parole d’ordine che, pur nello scrupoloso rispetto dell’impostazione apolitica delle associazioni, trasudano l’inquietudine per un cambiamento sociale che i veci non comprendono né condividono. «La scuola è un parcheggio se non una fabbrica di asini e la famiglia si sta distruggendo»: se le parole del presidente dell’Associazione nazionale bersaglieri possono sembrare un po’ forti, la lettera aperta con cui Ana, Anf e Anb chiedono il servizio obbligatorio per la Patria non dice cose sostanzialmente diverse e soprattutto non esclude affatto la naja come obiettivo finale dell’operazione. A partire dalla scelta del termine 'ripristino' del servizio obbligatorio che viene lasciato nel vago più per un senso di realismo politico che per la reale convinzione. «Ci rendiamo conto che ripristinare la leva alla vecchia maniera – si legge infatti – ormai risulterebbe difficile. Infatti, occorrerebbero scelte coraggiose per recuperare le strutture adeguate e i relativi finanziamenti». Ma, sottolineano non casualmente gli estensori della lettera aperta ai politici, «si tratterebbe di un investimento, non di una spesa, in quanto il ritorno in educazione e comportamento sociale compenserebbe di gran lunga i costi sostenuti». Alla base, vi è la infatti convinzione di ex alpini, bersaglieri e fanti che la vita di caserma possa supplire ai deficit delle principali agenzie educative e ricostruire l’orgoglio nazionale, il senso civico e anche quello europeo.

È precisamente su quest’aspettativa che si è sintonizzato Salvini per demolire l’idea di un servizio obbligatorio esclusivamente di tipo civile. «Ci sono migliaia di opportunità per fare volontariato » ha commentato. Secondo il leader leghista il servizio militare, al contrario, è utile anche ad «educare ad un uso responsabile e consapevole delle armi» evitando «i disastri che vediamo in questi giorni». Inoltre, la naja porterebbe all’integrazione degli stranieri: «vivendo insieme, rifacendosi ogni mattina il cubo insieme - ha dichiarato - si fa integrazione e si insegna il dovere prima del diritto». Tesi, quest’ultima, che è stata contestata da Fiano: «la leva ha unificato l’Italia - ha detto l’esponente del Pd - ma la forma contemporanea è il servizio civile obbligatorio, che non significa disinvestire in sicurezza e difesa, tant’è vero che il centrosinistra ha destinato sette miliardi a questi settori».

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