venerdì 14 ottobre 2016
L’associazione Ossigeno: oltre 3mila minacce in un anno. Aggressioni fisiche, querele, avvertimenti: è il Lazio la regione più colpita «Servono norme a tutela della libera informazione».

Il contatore scorre velocemente. Il 6 ottobre segnava 2.993, ieri era già a quota 3.019. Numeri molto preoccupanti. Sono, infatti, i giornalisti che hanno subito intimidazioni, minacce e ritorsioni. Li sta contando dal 2006 Ossigeno per l’Informazione, l’Osservatorio su Informazioni Giornalistiche e Notizie Oscurate, istituito nel 2008 con il patrocinio della Fnsi e dell’Ordine nazionale dei Giornalisti. Si pensava di raggiungere quota 3mila tra ieri e oggi, giornata in cui si era deciso di fare una sorta di pit stop, in occasione di alcuni importanti eventi organizzati dal 24 ottobre per la Giornata internazionale, indetta dall’Onu, per mettere fine all’impunità per i reati contro i giornalisti (vedi box a fianco).

Ma il contatore ha invece accelerato, registrando nuovi e inquietanti casi. Secondo Ossigeno si tratta comunque della punta dell’iceberg. Secondo stime attendibili questi numeri, in realtà nomi e cognomi di giornalisti, rappresentano meno del dieci per cento di quelli che potrebbero essere pubblicati ma spesso le vittime non hanno la forza di renderli noti. 

I 3mila casi sono «verificati e certificati attraverso un rigoroso metodo di osservazione, il 'Rilevatore della censura nascosta', elaborato e sperimentato da Ossigeno – spiega il direttore responsabile dell’associazione, Alberto Spampinato –, la cui validità è stata certificata dalla Commissione parlamentare Antimafia e adesso è oggetto di studio e sperimentazione in alcuni Paesi europei che pensano di adottarlo». Con questo metodo, sottolinea il segretario di Ossigeno, Giuseppe Mennella, «abbiamo certificato tre casi su dieci, passando da 10mila segnalazioni e 3mila verificate, attraverso la raccolta degli atti giudiziari e colloqui coi giornalisti coinvolti». Nel 2016 Ossigeno ha documentato minacce a 255 giornalisti, inoltre ha reso note minacce ad altri 91 per episodi degli anni precedenti conosciuti solo ora. In tutto ad oggi 346 casi. Storie che possono essere consultate sul sito dell’associazione. 

Ossigenoogni mese ha esaminato in media 148 segnalazioni di probabili minacce, giudicandone fondate in media 37. Nel 2015 erano state in tutto 528, ma hanno influito gli oltre cento cronisti di giudiziaria che si erano occupati dell’inchiesta 'mafia Capitale' denunciati dalla Camera penale di Roma. Nel 2014 si era arrivati a 506, a 386 nel 2013, a 327 nel 2012, a 326 nel 2011 e 250 nel 2010. La regione più interessata è il Lazio con 533 casi. Seguono la Campania con 381, la Lombardia 327, la Sicilia 240, la Puglia 151 e la Calabria 129. A preoccupare è l’aumento delle denunce giudiziarie, soprattutto quelle in sede civile, che chiedono risarcimenti fino ad alcuni milioni di euro.

Nel 2016 sono state finora 110, tra denunce e azioni legali, ma non mancano altre forme di minacce: 43 aggressioni fisiche, 89 avvertimenti, 5 danneggiamenti e 13 ostacoli alla libertà d’informazione. In tutto aggressioni fisiche e avvertimenti di vario tipo arrivano a circa il 54%, mentre le querele pretestuose e le altre azioni giudiziarie strumentali, a poco meno del 39%. Scorrendo, invece, i dati degli ultimi dieci anni troviamo 204 casi di insulti, 217 aggressioni, 102 minacce personali, 104 striscioni e scritte, 75 lettere minatorie, 79 lettere con proiettili attivi, 64 minacce su facebook e altri social network, 53 danneggiamenti, 46 minacce di morte e addirittura 22 spari e 37 incendi di auto o abitazioni.

Ma a colpire sono soprattutto le azioni giudiziarie, che superano quota 700. Per quanto riguarda il tipo di media, i giornalisti più minacciati sono quelli della carta stampata con 599 casi dal 2011 a oggi. Seguono la televisione con 222, il web 261. Numeri che confermano, è la riflessione di Ossigeno, la necessità di norme severe che tutelino il diritto costituzionale alla libertà di informazione. Attualmente nessuno viene punito, nessuno paga nulla, se una denuncia temeraria viene archiviata. Intanto passano anni, il giornalista spende soldi per la difesa e resta a lungo 'sotto scacco'.

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