venerdì 18 aprile 2014
«Gli opuscoli dell’Unar? La famiglia è nella Costituzione».  «Ai ragazzi dico: pensate al Novecento e alla pace e libertà che avete avuto».
«In Europa rischiamo uno scontro tra i fautori del Rinascimento e chi invece vuol tornare ai secoli bui». Stefania Giannini, ministro dell’Istruzione e segretario nazionale di Scelta Civica riassume così la partita che si apre a maggio con le elezioni europee.Ministro, lei ha già il doppio incarico. Le mancava solo la candidatura come capolista alle elezioni europee di Scelta Europea...Le assicuro che è un impegno che costa fatica e sacrifici. Ma che dà, a mio parere, il senso della sfida che abbiamo davanti. Non sono qui in gioco gli interessi di un partito, più o meno grande. Ma l’idea d’Europa del futuro. I sondaggi ci dicono che rischiamo di avere nell’emiciclo di Strasburgo 100 deputati di diverse nazioni che considerano quel Parlamento un’ istituzione da superare o da chiudere, per ritornare a rinchiudersi del vecchio recinto degli interessi nazionali. Convinti magari che il ritorno all’antica moneta possa risolvere tutti i problemi...Ma ai suoi studenti come spiegherebbe il senso dell’Europa unita?Molti di loro il senso dell’Europa l’hanno compreso benissimo, grazie al programma Erasmus, che consente loro di studiare in un Paese dell’Unione e di scambiare esperienze e fare amicizie "europee". Per gli altri, direi questo. Siamo quest’anno nel centenario della Prima Guerra Mondiale, alla quale seguì poco più di vent’anni dopo, la Seconda. Ebbene, lo spazio comune europeo ci ha garantito mezzo secolo di pace nella libertà in Europa e lo garantirà in futuro. Basta invece gettare lo sguardo oltre le frontiere europee: il Medio Oriente, l’Africa subsahariana e quello che sta accadendo oggi in Ucraina ci fanno capire come e quanto l’Unione europea sia stata in grado di realizzare la pace e la crescita sociale, economica e democratica. Purtroppo però, anche per responsabilità della burocrazia di Bruxelles, molte persone vedono l’Ue solo come un controllore occhiuto e pedante...Questo è vero. Non è un caso che l’astensionismo medio sia arrivato in tutto il Continente a livelli inaccettabili: nelle ultime elezioni, ha votato solo il 41 per cento degli aventi diritto, circa 20 punti in meno delle elezioni di 10 anni fa. Il segnale è chiarissimo e la responsabilità, oltre che della burocrazia, e dei suoi troppi privilegi, è della classe politica. Che ha consentito che l’Europa fosse identificata come quel sistema di regolette che non consentono, tanto per dirne una, l’esportazione del lardo di Colonnata. La sfida di noi veri europeisti è questa: l’euroscetticismo non si combatte con meno Europa, ma con più Europa.Lo slogan è efficace, ma per sostanziarlo cosa direbbe?Che dobbiamo procedere più speditamente sulla strada del rafforzamento politico dell’Unione. Che significa, tanto per cominciare, non solo una politica monetaria, ma una vera e propria politica economica, estera e di difesa comune. Pensa davvero agli Stati Uniti d’Europa sul modello americano?A quel modello non ci arriveremo mai. Storicamente gli Stati Uniti d’America hanno unito sulle grandi praterie genti provenienti da tanti parti del mondo. In Europa ci sono Stati nazionali con lingue, cultura, tradizioni, valori e ordinamenti diversi. Non si tratta di appiattire, di uniformare, di livellare: l’immagine a cui penso è quella di una forte compattezza dell’Europa verso l’esterno e di un vivo e dialogante pluralismo al suo interno.A proposito di valori e di cultura. Lei non ha condiviso la diffusione nelle scuole italiane degli opuscoli dell’Unar, l’ufficio nazionale antirazzismo, che per educare alla lotta all’omofobia, parlavano di superamento del concetto di famiglia tradizionale. È cosi?Ribadisco che è stata una iniziativa autonoma dell’Unar che non ha mai concordato i dettagli con il ministero. Il ministero non ha autorizzato la diffusione nelle scuole di quel materiale che, come si ricorderà, era materiale dell’Istituto Beck tradotto in italiano. E quindi frutto di una cultura, quella anglosassone, che non può essere riproposta in fotocopia in Italia, dove la famiglia è peraltro riconosciuta a livello costituzionale. Questo, ovviamente, nulla toglie all’impegno nelle scuole per la lotta alle discriminazioni, di cui l’omofobia è uno degli aspetti non secondari: basti pensare a quanto l’insulto omofobo sia utilizzato nel cyber-bullismo. Ma non è l’unico.E dunque cosa pensa di fare in questo campo?Bisogna agire in modo laico, non ideologico, rispettando tutte le sensibilità presenti. In questo senso ho intenzione di aprire un confronto più ampio possibile, aprendo un tavolo con tutte le parti interessate, comprese le associazioni dei genitori e quelle degli studenti. La mia idea è quella di realizzare una larga condivisione dei contenuti e delle strategie di comunicazione.
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