venerdì 8 aprile 2016
​Dura critica del segretario generale della Cei alla presenza in Rai, a Porta a porta, del figlio di Totò Riina.
Riina da Vespa, web in rivolta. Boom di post
Galantino: «Sulla mafia non si fa spettacolo»
Nuzio Galantino, segretario generale della Cei, in un'intervista rilasciata a Tv2000 ha preso posizione rispetto alla puntata di Porta a Porta, sulla Rai, in cui è intervenuto il figlio del boss mafioso Totò Riina. “Mi sono rifiutato assolutamente di vedere la trasmissione”, ha detto il vescovo, “e qualora venissi invitato a ‘Porta a Porta’ non andrò per non sedere sulla stessa poltrona. Non ci andrò mai lì dentro. Non sono stato chiamato e spero che non mi chiamino mai. Non si possono fare queste cose per dare spettacolo”. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, ai microfoni del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine di un convegno sulle dipendenze organizzato dalla Caritas italiana. “Sono uno di quelli – ha aggiunto Galantino - che non ha visto e voluto vedere ‘Porta a Porta’. Mi sembra che sia sacrosanta la protesta nei confronti della Rai e di alcuni giornalisti. Si può anche far andare il figlio di Riina in televisione ma non devono guidare le danze e fare loro lo show per spiegarci cosa non è la Mafia. Bisogna avere giornalisti intelligenti, non inginocchiati, che sappiano fare le domande che la gente vuole fare a queste persone. Non i perbenisti ma la gente che ha avuto danni gravi e parenti ammazzati. Abbiamo avuto tutti dei danni da questa gente”. Galantino ha poi parlato del viaggio di Papa Francesco a Lesbo, tra i migranti che aspettano di essere rispediti indietro, su invito della Chiesa ortodossa greca. “Quello del Papa è un gesto di grande coraggio soprattutto in questo momento in cui non è politicamente corretto andare a Lesbo perché sta diventando il luogo riconosciuto della vergogna per tutti quanti noi”, ha detto il segretario generale della Cei ai microfoni del Tg2000. “Andare a Lesbo - ha aggiunto Galantino - e dire ‘questo è un luogo di vergogna che non dovrebbe esistere’ significa guardare in faccia a chi permette queste situazioni. Questo non vuol dire, come qualcuno superficialmente paventa, aprire tutte le porte a chiunque senza controlli. Tutto questo va fatto nel rispetto della legalità, ma mai a scapito del dramma che queste persone vivono”. “Le politiche di chiusure – ha ribadito il vescovo - non portano da nessuna parte. Capisco la fatica di dover affrontare in maniera decisa questi eventi ma se ognuno pensa di chiudere le porte verremo travolti. Non si ferma il dramma, la sofferenza, la disperazione delle persone con i muri e i fili spinati. Il dramma e la disperazione purtroppo hanno la meglio sui muri. Le Nazioni stesse perdono l’opportunità di cominciare ad aprire il loro cuore e le loro realtà alla condivisione”.
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