Diossina fumante. Discariche in fiamme dalla Sicilia alla Lombardia


Pino Ciociola lunedì 14 agosto 2017
Un'estate segnata da decine e decine di siti per lo stoccaggio dei rifiuti andati in fumo. Quasi sempre incendi dolosi

Una lunghissima scia di diossina fumante dalla Sicilia alla Lombardia. Lungo un’estate segnata da molte… coincidenze, visto che l’autocombustione non esiste. Perché, roghi boschivi a parte, decine e decine di discariche abusive e non - spesso sotto sequestro -, di capannoni e di siti per lo stoccaggio dei rifiuti (addirittura una chiatta a Venezia) sono andati in fiamme. E quasi tutti naturalmente incendi dolosi. Così le fiamme tossiche si sono via via alzate da Sud a Nord del Paese, costringendo al superlavoro Vigili del fuoco, Protezione civile, tecnici delle Arpa e delle Asl.

Solo negli ultimi tre mesi e mezzo s’è via via perso il conto delle discariche bruciate. Ma vale la pena metterne in fila solamente quasi… una trentina, in ordine cronologico. Il resto spetta a investigatori e inquirenti. Per quanto la sensazione del disegno complessivo sia assai forte. E non fosse perché bruciando si nasconderebbe meglio qualcosa che non si vuole si trovi. Ma soprattutto perché il costo - quindi anche il guadagno - per bonificare un terreno già contaminato e poi anche bruciato si triplica…

L’evento che probabilmente segna l’apertura della stagione delle discariche in fiamme (e soprattutto fumo) arriva il 5 maggio, a Pomezia (Roma). Brucia uno stabilimento di stoccaggio e smaltimento di rifiuti, con un grande boato e poi alcune esplosioni. Una gran nube nera aleggerà alla fine su ventuno comuni. Neanche tre settimane e il 24 maggio una discarica abusiva (sotto sequestro) alla periferia di Foggia va in fiamme. Il fuoco è stato appiccato. Nel giro di pochi minuti la colonna di fumo denso e scuro si vedrà da quasi tutto il capoluogo dauno. Saltiamo alcuni giorni e il 4 giugno a finire in cenere tocca a macchinari e parte dell’impianto di trattamento dei rifiuti a Casale Bussi (Viterbo). Neanche a dirlo, si alza una nuvola nera, tossica, generata dalla combustione proprio dei rifiuti stoccati.

Il 13 giugno a Ercolano si aprono le danze infuocate nelle discariche della Terra dei fuochi. L’incendio nell’ex “Cava Fiengo” è spaventoso, fiamme e fumi si scorgono a chilometri di distanza. Due giorni appena e il 15 giugno a Calvi Risorta (Caserta) brucia l’ex area Pozzi (sotto sequestro), famosa da tempo per aver ingoiato ogni tipo di rifiuto tossico e perché con due milioni di metri cubi di rifiuti è la più grande discarica abusiva d’Europa. Adesso il fuoco va a raffica: nel giro di una settimana viene incendiata l’ex Cava Monti a Ercolano, viene incendiata la discarica a Villa Di Briano, dove i rifiuti sono seppelliti fino a quindici metri di profondità. Poi le fiamme mandano in fumo (tossico) parecchie ecoballe a Taverna del Re (Giugliano).

E ormai si danza dappertutto. Il 19 giugno a Rende (Cosenza) vengono inceneriti i quarantadue ettari della vecchia discarica di Sant'Agostino (sequestrata qualche giorno dopo), la Procura indaga sull’incendio e sulla discarica, la sequestra e nemmeno venti goiorni dopo, il 4 luglio, viene nuovamente incendiata. Passa meno di una settimana e il 24 giugno i Vigili del fuoco devono intervenire per domare un incendio nella discarica di Spiritu Santu (Olbia). Quarantott’ore e il 27 giugno a bruciare è la discarica Cannicci a Civitella Paganico (Grosseto). L’Asl vieta di «consumare frutta e verdura raccolte nelle aree in prossimità dell'incendio o che potrebbero essere interessate dalla ricaduta di sostanze potenzialmente nocive se non preventivamente sottoposte ad un accurato lavaggio e non far pascolare animali ad uso zootecnico». Le fiamme hanno riguardato settantatremila metri quadrati di rifiuti urbani: «Un disastro per l’ambiente», annota il sindaco di Civitella, Alessandra Biondi.

Il 2 luglio dura diverse ore l’incendio alla discarica in via Romea a Ravenna. Ancora, il 4 luglio le fiamme attaccano la discarica di Cava dei modicani (Ragusa). Il 7 luglio a Senago (Milano) prende fuoco un deposito per la raccolta e lo stoccaggio di rifiuti, le fiamme bruciano capannoni che contengono plastica e legno, il fumo si vede a chilometri di distanza. E di disastro ambientale si parla il 12 luglio anche per l’incendio nel sito di stoccaggio dei rifiuti dell’“Ilside”, a Bellona (Caserta). Il fumo nero viaggia fino a Caserta e Aversa.

Arriviamo al 14 luglio, a Gioia Tauro (Reggio Calabria): una cinquantina di persone nel quartiere Ciambra vengono evacuate, per un incendio arrivato fino alla vicina discarica. Si replica anche ieri (13 agosto), di nuovo fuoco, di nuovo fra i rifiuti. Di nuovo nel capoluogo lombardo, poi: il 26 luglio ad Arese (Milano) un’altissima colonna di fumo nero sale in cielo ed è visibile anche a Milano e provincia: brucia un impianto di raccolta, lavorazione e riciclaggio di rifiuti ferrosi. Due giorni prima, il 24 luglio a Bruzzano (Milano), era andato a fuoco un capannone utilizzato per lo smaltimento di rifiuti. Il 30 luglio ad Alcamo (Trapani) un incendio attacca un deposito per la raccolta differenziata, anche qui si sprigiona una nuvola di fumo che copre la città e si vede anche dall'autostrada Palermo-Mazara del Vallo.

Siamo ad agosto. Il 1 vede un grande incendio in contrada Carrani a Montefalcione (Avellino). Le fiamme partono dal bosco, ma poi la situazione più critica s’innesca quando coinvolgono una vecchia discarica comunale, dismessa e interrata, di rifiuti urbani. Nelle notte del 2 agosto, a Rosignano Marittimo (Livorno), i vigili del fuoco intervengono alla discarica di Scapigliato per un
incendio che avvoltge nelle fiamme un locale dov’erano rifiuti in attesa di essere analizzati. Cinque giorni dopo a Brescello (Reggio Emilia), il 7 agosto, s’incendia
l’isola ecologica di via Finghé e va in fumo lana di roccia, polistirolo, bruciano fanghi di rettifica e rifiuti misti da cantiere. Sempre il 7 agosto, ma a Venezia, un incendio divampa nella stiva di una chiatta oltre mille metri cubi di rifiuti. Due autopompe lagunari riescono poi a controllare il rogo.

E siamo a ieri, 12 agosto. A Imola un fumo scurissimo si alza dalla discarica “Tre Monti” che brucia, intervengono Vigili del fuoco, Arpa, Asl. E alla fine dell’estate manca ancora più di un mese…

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