venerdì 23 gennaio 2015
​Caso mense, Pagano (Dap) parla del futuro dei detenuti lavoratori. L'amministrazione penitenziaria sosterrà le imprese.
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Chiuso definitivamente il capitolo 'mense'. Ora occorre lavorare per salvare le attività collaterali sviluppate nell’ultimo decennio dalle cooperative sociali che hanno gestito le cucine di altrettanti penitenziari italiani. È questo il compito assegnato a Luigi Pagano, già direttore del carcere di San Vittore e oggi vice-capo del Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria (Dap), che ha avuto l’incarico di coordinare le varie iniziative, facendo 'da collante' tra il Dipartimento e le cooperative: «L’obiettivo è fare in modo che questi interventi non siano sporadici, ma arrivino a raggiungere obiettivi precisi». Pagano traccia un bilancio positivo dell’incontro che svoltosi mercoledì a Roma tra i funzionari del Dap e i rappresentanti delle cooperative: quasi tutti hanno già preannunciato di avere progetti da sviluppare. «Abbiamo il massimo interesse affinché continuino a lavorare con noi», aggiunge Pagano.  Tutti i progetti presentati saranno sottoposti alla valutazione di Cassa delle Ammende (ente pubblico istituito presso il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria, che stanzia fondi per sostenere programmi di riabilitazione e resinserimento dei detenuti, ndr) e, in caso di giudizio positivo, sarà lo stesso ente a erogare i fondi per avviare l’attività.  «Attenzione – avverte Pagano – Cassa Ammende finanzia i progetti solo in fase di start-up. Una volta trascorso il periodo di lancio del progetto, questo deve camminare sulle proprie gambe. Le cooperative devono riuscire a stare sul mercato. Non può e non deve essere un finanziamento continuo ». Per ogni progetto presentato, verranno valutati singolarmente sia i contributi economici, sia la durata del periodo di sperimentazione.  «Ai fondi di Cassa delle Ammende si aggiungono poi altre provvidenze – sottolinea Pagano – ad esempio quelle della legge Smuraglia e la possibilità di avere in comodato gratuito l’uso dei locali: cucine o altri spazi del carcere per chi avesse bisogno di locali per avviare un impianto produttivo». I nuovi progetti, però, rappresentano solo un tassello degli sforzi che il Dap porterà avanti nei prossimi mesi per valorizzare il ruolo del lavoro all’interno degli istituti penitenziari. Anche grazie all’attivazione di una commissione interna istituita ad hoc da Santi Consolo, capo del dipartimento: «L’obiettivo generale è quello di migliorare le condizioni di vita all’interno delle carceri – spiega Pagano – e in questo quadro il lavoro ha un ruolo essenziale. Come elemento di spinta che ci permetta di incrementare le attività trattamentali e, allo stesso tempo, rimodulare la vita detentiva e i suoi tempi».  Altro tassello importante per potenziare il lavoro in carcere, la legge Smuraglia che offre sgravi contributivi e fiscali a cooperative e aziende che portano lavoro in carcere. Un elemento imprescindibile, per incentivare gli imprenditori a entrare nei penitenziari, ma che oggi sembra non bastare più: «Uno dei temi su cui stiamo riflettendo è l’adeguamento del costo del lavoro – aggiunge Pagano –. L’obiettivo è trovare una linea mediana per evitare, da un lato, lo sfruttamento; dall’altro la garanzia di un margine di guadagno all’impresa o alla cooperativa». I tempi e le esigenze di sicurezza del carcere - infatti - troppo spesso si scontrano con quelli di un’azienda, che ha bisogno di ritmo e puntualità nelle consegne.  Per questi motivi - conclude Luigi Pagano - serve una riflessione seria e a 360 gradi del mondo del carcere «cercando soluzioni che si adattino a ogni singolo istituto, non possiamo pensare che esista una soluzione identica per tutti». Quel che è chiaro è l’obiettivo finale di questo processo: portare sempre più lavoro in carcere, perché è elemento essenziale per ridurre la possibilità che un ex detenuto torni a commettere nuovi reati.
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