martedì 8 luglio 2014
Flessibilità, via alle manovre Ue. Il tema oggi all’Ecofin, presieduto per sei mesi dal ministro italiano.
La battaglia sulla flessibilità nell’attuazione del Patto di stabilità entra nel vivo, proprio all’inizio della presidenza italiana della Ue. Una presidenza che ha come prima riunione importante, oggi, l’Ecofin, il consiglio dei ministri economici e finanziari che sarà presieduto fino al 31 dicembre da Pier Carlo Padoan. E il cui piatto forte sarà proprio la flessibilità. Ieri si è avuto un antipasto all’eurogruppo, con la discussione su alcune misure per la crescita. A dare manforte alla richiesta italiana – accolta in linee generali nel vertice del 26 e 27 giugno – di un «miglior uso» della flessibilità già contenuta nelle regole attuali del patto, è stato il presidente francese François Hollande. «Ogni Paese – ha detto – inclusa la Francia, deve rispettare gli impegni ma vanno usati tutti i margini, tutta la flessibilità per chi è impegnato nelle riforme». Ieri Padoan a Bruxelles ha illustrato le priorità italiane nel- l’ambito del dialogo macroeconomico con le parti sociali e la Bce rappresentata da Mario Draghi. Lo rifarà oggi in quadro Ecofin. Priorità che Padoan riassume in: integrazione e rafforzamento del mercato interno, riforme strutturali e investimenti per la crescita. Il ministro ha spiegato che per ora «c’è accordo su quali devono essere le priorità, ma restano divergenze su quali misure» siano le più adatte a raggiungerle. Ieri comunque Padoan ha rivendicato la solidità della posizione di bilancio italiana, «non stiamo lavorando a un piano di rientro del debito pubblico – ha detto – perché il nostro debito è assolutamente sostenibile», spiegando che «la dinamica del debito dipende da crescita, tassi d’interesse e sforzo fiscale: il surplus primario (al netto del servizio del debito, ndr )  è il più alto della Ue assieme a quello tedesco, i tassi di interesse sapete che sono scesi e la crescita nominale è ancora insoddisfacente». In realtà, spiegano fonti della presidenza, la partita si giocherà sulla definizione di che cosa voglia dire questa 'flessibilità' nel quadro delle regole attuali. Un accordo che l’Italia spera sia entro ottobre, in tempo cioè per il Consiglio europeo del 23 e 24 ottobre e per la scadenza (il 15 ottobre) della presentazione, da parte di tutti gli stati membri, della bozza di legge di bilancio. Ieri il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha ribadito: «Siamo tutti d’accordo che serve più crescita, che non si devono cambiare le regole, e che si può raggiungere la crescita solo con le necessarie riforme strutturali e il consolidamento dei conti pubblici», avvertendo che «servono più investimenti», ma che questo «non deve servire a pretesto per non fare quel che deve essere fatto». «Il punto – ha detto per parte sua Padoan – non è ottenere più flessibilità per l’Italia, ma capire meglio come le riforme strutturali possano essere incoraggiate e quale sia il loro impatto sul bilancio». La pista su cui si sta lavorando è quella del presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: «Se le riforme vengono realmente anticipate e realizzate, e non solo annunciate – ha detto ieri – con un reale impatto sul bilancio, questo potrebbe conquistare tempi più lunghi per i paesi». «Le riforme vanno votate, introdotte e implementate», ha detto per parte sua Padoan. Ieri i ministri hanno cominciato a discutere della riduzione del cuneo fiscale – raccomandato da Bruxelles a 11 Paesi tra cui l’Italia. «Il carico fiscale in Italia – ha detto il ministro dell’Economia – resta molto elevato, bisogna farlo cadere compatibilmente con gli spazi di bilancio che il Paese ha a disposizione».
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