domenica 2 aprile 2017
Donatella Ferranti, presidente della Commissione giustizia alla Camera commenta la riorganizzazione dei Tribunali dei minorenni.
Donatella Ferranti (Ansa)

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Non sarà un’abolizione ma una semplice riorganizzazione. Le specializzazioni non saranno cancellate, anzi. La ridefinizione della giustizia minorile permetterà di valorizzare meglio le competenze. Ne è convinta Donatella Ferranti (Pd), presidente della Commissione giustizia della Camera e autrice dell’emendamento sulla 'trasformazione' dei tribunali per i minorenni nell’ambito del disegno di legge sul processo civile che i deputati hanno approvato il 3 marzo 2016. Ferranti è lei stessa magistrato.

I magistrati ritengono che, con l’abolizione dei Tribunali per i minorenni, si perderebbero competenze preziose. Un rischio reale?

È un rischio che sinceramente non vedo. La riforma non abolisce i Tribunali per i minorenni, semplicemente cerca di riorganizzare e razionalizzare il sistema valorizzando l’esperienza e la specializzazione minorile attraverso un procedimento di osmosi nell’ambito dei tribunali della giustizia ordinaria. Del resto, dopo la legge del 2012 che ha riconosciuto l’unicità dello status di figlio, già oggi i tribunali ordinari si occupano ad esempio di tutte le vicende che riguardano l’affidamento dei figli sia di coppie sposate che conviventi. D’ora in poi se ne dovrà occupare, sia in primo che in secondo grado, un giudice specializzato e competente in via esclusiva. La riforma, insomma, accorpa e mette in comunicazione due settori che oggi spesso lavorano separati.

Altra critica: ad essere danneggiate – si dice – saranno soprattutto famiglie fragili e minori senza possibilità di difesa. Cosa risponde?

È critica che non capisco. Al contrario, ritengo che sia proprio l’attuale separatezza di competenze che rischia di non giovare alle famiglie e ai minori. L’osmosi dei due tribunali, minorile e ordinario, permetterà, con l’istituzione di sezioni specializzate, di accorciare i tempi della giustizia e di realizzare un più efficace intervento nell’interesse del minore.

Perché ritiene che la professionalità dei giudici minorili non verrebbe intaccata dalla riforma?

Perché la specializzazione del giudice e del Pm minorile verrà mantenuta, anzi garantita: costituirà infatti titolo preferenziale per l’assegnazione alle sezioni specializzate e all’ufficio distrettuale del pubblico ministero l’avere esperienze pregresse in materia di famiglia e minori e l’aver partecipato ad attività di formazione. E i magistrati delle sezioni specializzate ogni anno dovranno frequentare corsi di formazione organizzati dal Csm specificamente diretti ad acquisire tutte quelle conoscenze (giuridiche ed extragiuridiche) necessarie al migliore esercizio delle funzioni di giudice e di pm della famiglia e dei minori, di buone prassi di gestione dei procedimenti e di buone prassi per l’ascolto del minore.

C’è il rischio che le risorse per la giustizia minorile verranno tagliate?

Assolutamente no.

Perché invece dell’abolizione dei tribunali non si è preferito pensare a una riforma meno traumatica?

Insisto nel dire che è improprio parlare di abolizione. Il punto è che il futuro va verso le specializzazioni. E così deve essere pure per la giustizia: la tendenza è quella della unificazione della giurisdizione abbinata alla specializzazione. La specializzazione in alcune materie – penso a impresa, lavoro, fallimento, criminalità organizzata, immigrazione – rientra in modelli già ampiamente collaudati nella giurisdizione ordinaria. Dunque, riorganizzare nell’ambito dei tribunali sezioni specializzate per la persona, la famiglia e i minori sul modello delle sezioni lavoro e presso le procure gruppi specializzati secondo il modello della Dda è disegno coerente a tale direzione di marcia, che non potrà che migliorare il servizio (anche nella stessa percezione) ai cittadini.

C’è chi afferma che la riforma porterebbe ordine a un settore in cui assistenti sociali e consulenti hanno spesso troppo spazio. Giusto?

Porrà sicuramente ordine a un settore che dopo la legge del 2012 sulla filiazione che ho appena ricordato richiede obbligatoriamente un riassetto delle competenze. Tra l’altro, la delega prevede anche una riforma processuale: il rito dovrà essere uniforme su tutto il territorio nazionale e, proprio in relazione alla specificità della materia, dovrà garantire il pieno contraddittorio e l’ascolto del minore da parte del giudice.

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