mercoledì 14 gennaio 2009
Cresce l'aiuto con microcredito e fondi di solidarietà. Finanza etica, è boom: cresciuto del 30% in cinque anni l'uso da parte della Caritas dei nuovi strumenti.
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Microcredito e fondi di soli­darietà in forte ascesa. So­no i nuovi strumenti di fi­nanza etica scelti dalle diocesi ita­liane per aiutare le famiglie in diffi­coltà, gli immigrati, gli anziani soli, quelle fasce deboli precipitate in po­co tempo nella spirale dell’indigen­za e che, per la prima volta, affron­tano la povertà. Naturalmente non sono mai andati in pensione, gli strumenti tradizio­nali di carità a livello locale, come i pacchi alimentari, le mense, gli am­bulatori e i segretariati sociali, i guar­daroba per poveri. Anzi. Ma il ven­taglio degli strumenti innovativi di risposta al bisogno creati dalla co­munità ecclesiale aumenta in tutta la Penisola. Varia in base alle esi­genze dei territori e conserva carat­teristiche di fondo: occhio di riguar­do verso i nuclei famigliari, niente assistenzialismo e coinvolgimento in rete di istituzioni e società civile, del mondo economico e produttivo, con il valore aggiunto della valoriz­zazione dei rapporti umani e della dignità umana. Quante diocesi si so­no attivate? Nel 2003 erano 117 le Caritas diocesane interessate al mi­crocredito, a sostegno delle famiglie in difficoltà, degli immigrati e nelle regioni colpite da emergenze e cala­mità naturali. Un monitoraggio ufficiale sul 2008 verrà reso pubblico tra qualche me­se dalla Caritas nazionale. «Intanto, con una stima prudente, possiamo dire che oltre il 70% delle nostre diocesi (cioè un terzo in più in 5 anni, ndr) – afferma don Andrea La Regina, responsabile dell’Ufficio So­lidarietà sociale della Caritas Ita­liana – ha dato vita a fondi di so­lidarietà o di mi­crocredito desti­nato a sostenere le famiglie in dif­ficoltà o ad av­viare piccole realtà produttive da parte di disoccupati, giovani pre­cari o immigrati. Da non dimentica­re le fondazioni antiracket e usura. Oltre una trentina, ispirate dalle chie­se locali, sono iscritte all’albo nazio­nale. E altrettante, pur avendo le stes­se finalità, agiscono al di fuori del­l’albo. In un’ideale cartina dei fondi solidali diocesani, direi che l’Italia è coperta a macchia di leopardo». Le fondazioni pensate per le perso­ne costrette a rivolgersi agli strozzi­ni sono partite addirittura nel 1996. Le prime realtà di microfinanza al­meno cinque anni fa. Ma, conferma la Caritas, il boom è dell’ultimo an­no. Entro gennaio verranno sotto- scritte altre convenzioni tra diverse Caritas diocesane e Banca Popolare Etica. Lo schema dei fondi di micro­credito, ad esempio, prevede che vengano aperti in cooperazione con le banche. Quasi sempre i partner sono Banca popolare Etica, le Ban­che di credito cooperativo, le fonda­zioni bancarie nate dalle ex casse di risparmio. In diversi casi operano tutte insieme, dipende dalla gran­dezza del territorio interessato. La diocesi, attraverso la Caritas, ol­tre a stanziare danari propri, mette in campo le commissioni sociali che gestiscono l’erogazione del credito. Sono loro a valutare le situazioni ef­fettive di difficoltà finanziarie e ad accompagnare i soggetti nella solu­zione dei problemi. «Quello che colpisce – prosegue don La Regina – è la forte richiesta dio­cesana di microcredito, perché è u­no strumento non assistenziale». Il fondo è a rotazione, funziona cioè per un numero limitato di soggetti e viene reintegrato dalla restituzione del prestito che ne consente altri. Un meccanismo efficace, dicono i risul­tati, funziona da volano e responsa­bilizza i beneficiari. I tassi non su­perano il 5% e la percentuale media di chi onora il debito è del 90%. Per le famiglie che, a causa della perdi­ta del lavoro, chiedono aiuto per pa­gare le spese dell’abitazione (bollet­te, rate del mutuo, affitto) o devono rientrare da indebitamenti con fi­nanziarie, lo stanziamento varia dai tremila ai cinquemila euro. Tetto che sale a 10 mila euro per chi, italiani e molti immigrati considerati non bancabili, chiede un microcredito per avviare una piccola attività. In questo tessuto si innestano gli ul­timi arrivati, i fondi di solidarietà. Dopo l’annuncio, lo scorso 24 di­cembre in Duomo a Milano, da par­te del Cardinale Tettamanzi, della creazione di un fondo di solidarietà per poveri e senza lavoro, c’è movi­mento in diverse diocesi. A Bologna si sta preparando un tavolo voluto dal Cardinale Caffarra e le istituzio­ni. E giovedì scorso la Conferenza e­piscopale del Triveneto ha dirama­to una nota in cui chiede alle realtà diocesane di rafforzare i servizi soli­dali, mentre Caritas e uffici di Pa­storale del lavoro sono stati solleci­tati dai vescovi, che hanno chiesto loro di stare «pronti ad assumere ul­teriori iniziative di condivisione».
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