giovedì 12 maggio 2016
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BRUXELLES Icontrolli al Brennero non sono giustificati. È stato categorico il commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, parlando di fronte al Parlamento Europeo a Strasburgo. «Ho inviato una lettera molto ferma sul Brennero – ha detto – contro la reintroduzione di controlli. La situazione non lo richiede». Da giorni la Commissione Europea aveva fatto capire il suo malumore nei confronti di Vienna, ieri la presa di posizione è stata netta. Per l’Italia è una vittoria diplomatica, anche se resta tutto da vedere che farà Vienna, sebbene negli ultimi giorni i toni con Roma sembrino essersi ammorbiditi. Certo è che il Brennero è escluso dal testo proposto dalla Commissione, approvato ieri dagli ambasciatori dei Ventotto, per il prolungamento dei controlli ai confini interni in base all’articolo 29 del Codice Schengen, che consente di mantenere i controlli oltre il normale limite di sei mesi a fronte di gravi deficienze alle frontiere esterne. Il testo concede all’Austria controlli ai soli confini con Slovenia e Ungheria, non con l’Italia. E infatti il rappresentante permanente austriaco ieri, spalleggiato dal collega tedesco, ha chiesto di rimuovere ogni limitazione, ma ha dovuto desistere di fronte all’opposizione dell’Italia e altri Stati membri, e dopo che i servizi giuridici del Consiglio Ue hanno spiegato che la cosa non è consentita dal Codice. Avramopoulos a Strasburgo ha ribadito che la proposta prevede controlli «solo per altri sei mesi», e che si tratta di «una misura straordinaria, temporanea e di salvaguardia in modo da salvare l’area di Schengen». Sullo sfondo i timori legati sia alla ripresa dei flussi verso l’Italia, sia al fatto, ha spiegato il commissario, che «in Grecia, come nei Balcani, ci sono molti migranti non registrati che potrebbero decidere di intraprendere strade alternative lungo altri Paesi dell’Ue». A rafforzare i timori anche il fatto che l’accordo Ue-Turchia per fermare i flussi migratori appare sempre più in pericolo. Per ora tiene, negli ultimi giorni pochissimi migranti sono giunti in Grecia, ma per Ankara è imprescindibile la fine dell’obbligo dei visti per i cittadini turchi, l’accordo lo prevede entro giugno (anche se ora il presidente turco Recep Tayyip Erdogan parla di ottobre). La Commissione ha fatto una proposta in questo senso ma a condizione che siano soddisfatti tutti e 72 i criteri necessari, di cui cinque mancano all’appello. Soprattutto, i turchi respingono una delle principali richieste, la modifica della legge anti-terrorismo, ora così ampia e vaga da poter essere usata anche per reprimere il dissenso. «Mentre sono in corso importanti operazioni militari, è impossibile avviare un dibattito politico sulle legge» ha dichiarato il ministro turco per gli Affari europeo Volkan Bokzir. Il Parlamento Europeo, che deve approvare la misura, ha fatto sapere che non ne discuterà finché non saranno soddisfatti tutti i criteri, e non prima di luglio. Senza la fine dei visti, ha minacciato il ministro Bokzir, «manderemo i profughi in Europa». © RIPRODUZIONE RISERVATA
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