domenica 12 febbraio 2017
Il presidente della Commissione Bilancio della Camera: «Tre miliardi e mezzo si trovano tassando le multinazionali del Web»
Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera

Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera

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«L’Europa è più fragile dell’Italia. Alla procedura di infrazione non credo», dice Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. «Piuttosto aggiunge da Firenze, dalla convention della minoranza del Pd facciamo quanto nelle nostre possibilità, evitando per motivi di calcolo politico interno di cercare noi l’incidente. Sarebbe da irresponsabili ».

Il rischio quindi non c’è? Mi pare si stia drammatizzando troppo. Non ho mai amato Juncker e non ho ragione per ricredermi ora con un’Europa che sembra cadere a pezzi. Ma non sfugge né ai tedeschi né ai francesi che mettere l’Italia spalle al muro significherebbe dare l’ultima botta a un’intelaiatura europea già fragile.

Che cosa bisogna fare, allora?
In un momento come questo non si può rompere con Bruxelles per lo 0,2. Tre miliardi e mezzo si possono prendere dalla Web tax facendo pagare l’Iva alle multinazionali di Internet. Su questo in Europa la discussione va avanti da 4 anni e il governo Renzi ha voltato la testa dall’altra parte. Non serve ora lanciare proposte contro l’aumento delle tasse, si tratta di farle pagare a chi non le ha mai pagate. Perché litigare ora sapendo che ci sarà un’altra Europa entro un anno in Germania, in Francia e nella stessa Italia? Ma al tempo stesso dico: prendiamo 7-8 miliardi fuori dai vincoli europei per investirli sul terremoto.

In altre parole: troviamo un’intesa ed evitiamo di farci del male da soli.
Ma questo non vuol dire 'signorsì'. Vuol dire: vi diamo una mano a salvare l’Europa. Se si fa questo ragionamento a Bruxelles, non vedo rischi di procedure d’infrazione. Sbaglia chi vuole obbedire, ma sbagliano pure gli ultras di Renzi a dire: no ad altre tasse.

Questa mossa di portare Padoan alla direzione del Pd come la valuta?
Non sapevo che Padoan fosse iscritto al Pd, ma con Renzi ogni giorno è un giorno nuovo. Dovevamo fare una direzione per fare delle scelte, si sta trasformando in un festival cui partecipano tutti, deputati, senatori, segretari provinciali, ministri. A questo punto potevamo farla a piazza del Popolo, all’aperto. Non è pensabile così che possa venir fuori una qualche decisione.

Renzi si dimetterà?
Non so, io vorrei un Renzi responsabile, cosciente dei rischi cui andiamo incontro e innamorato del suo partito e del Paese. Che indice un congresso vero, fra giugno e settembre, mentre Gentiloni porta avanti il suo lavoro fino al 2018. Non può pensare di aprire e chiudere la partita in pochi giorni.

Lei è uomo del Sud. Sud che la Chiesa italiana ha riproposto come tema centrale.
Quando un presule che conosce la povertà quotidiana come monsignor Nunzio Galantino parla di calamità sociale non ci si può rifugiare sui dati Svimez. Occorre stare con gli ultimi nelle periferie, garantire a tutti i ragazzi il diritto allo studio, consentendo loro anche di stare un anno all’estero. Invece il Fondo strategico italiano investe zero al Sud, Cassa depositi e prestiti idem, la Banca del Mezzogiorno, al di là del nome, meno del 10 per cento. Bisogna cambiare passo. È il momento di farne non una priorità, ma 'la' priorità.

Lei, da conterraneo, nel Pd spinge per Emiliano. Una mossa per indurre Renzi a più miti consigli?
No, Michele non è uno che si mette a fare trattative. Le mediazioni si fanno nelle istituzioni, ma quando in gioco c’è il futuro di un partito non ci sono mediazioni da fare.

Ma l’invito di Renzi perché chi perde accetti la sconfitta, lo condivide?
Va bene purché sia congresso vero, non un congresso bonsai che parte a marzo e si chiude a Pasqua. Sarebbe una farsa. Alla fine chi vince deve essere sostenuto da tutti, d’accordo, ma deve anche rispettare tutti. Sono il primo che sosterrà Renzi, se vince, altrettanto spero che faccia lui se vincerà Emiliano.

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