venerdì 13 gennaio 2017
Influenza e grande freddo hanno impedito nelle ultime settimane ai donatori di recarsi nei punti raccolta. Senza sacche gli ospedali da Nord a Sud rimandano gli interventi meno urgenti: «Serve donare»
Ecco dove manca e come donarlo
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Da una parte l'influenza, che ha bruciato le tappe e messo a letto due milioni e mezzo di italiani prima del previsto. Dall'altra il grande freddo, con il codice rosso per la viabilità e l'invito da parte di molti Comuni a non uscire di casa. Risultato: manca il sangue. E non qualche sacca. Mezzo Paese, e in particolare le zone del Centro e del Sud Italia, in queste ore vivono un'emergenza. Al punto che sono ormai diversi gli ospedali che hanno deciso di rimandare le operazioni in programma per i prossimi giorni: bisogna tenere da parte le riserve per le urgenze. Succede nel Lazio, al momento la regione più in allarme. Succede in Puglia, in Abruzzo, in Toscana, in Liguria. Ma sta succedendo anche negli ospedali di Milano: San Raffaele e Policlinico chiedono con insistenza sulle bacheche e tramite i social ai donatori di correre. «Serve aiuto».

Perché manca il sangue e dove?

Il maltempo di questi giorni, unito al picco influenzale e al calo delle vaccinazioni, ha provocato un grave carenza di sangue in alcune regioni italiane, con oltre 2.600 unità di globuli rossi mancanti negli ospedali. A lanciare l'allarme è stato due giorni fa il Centro nazionale sangue (Cns), che ha inviato alle Strutture regionali per i coordinamento delle attività trasfusionali l'invito a coordinarsi con le associazioni di donatori per far fronte all'emergenza.

La regione con le maggiori carenze è il Lazio ma situazioni critiche si registrano, secondo i dati aggiornati ad oggi, in 9 regioni: Abruzzo, Toscana, Campania, Basilicata, Liguria, Umbria, Marche, Lazio e Puglia.

Quali sono le conseguenze dell'emergenza?

La carenza di sangue può mettere a rischio l'esecuzione di interventi chirurgici e di terapie per pazienti con malattie come la talassemia che necessitano di continue trasfusioni. Ecco perché sono già molti gli ospedali che hanno deciso di rimandare gli interventi chirurgici non urgenti alle prossime settimane: dal Policlinico di Bari a quello di Milano.

L'Italia è un paese autosufficiente dal punto di vista delle riserve ematiche, e in occasione di questi periodi di carenza accentuata (dopo Natale, durante le vacanze estive) esiste un Sistema di coordinamento territoriale che prevede la compensazione tra regioni. Una rete di mutuo aiuto che è già scattata in queste ore e che però ha bisogno, questo l'appello del Centro nazionale sangue, dell'aiuto di tutti indipendentemente dal fatto che le regioni in cui abitano siano in emergenza o meno.

Cosa fare?

L'invito per tutti è quello a donare il sangue. Il tam tam mediatico e insistente, con le associazioni mobilitate online e sui social e in alcuni casi anche presidenti e assessori regionali che si sono mobilitati direttamente: è il caso della Puglia, col governatore Emiliano, e della Basilicata con Pittella.


Può donare immediatamente chi:

- ha un’età compresa tra 18 e 60 anni (per candidarsi a diventare donatori di sangue intero), 65 anni (età massima per proseguire l'attività di donazione per i donatori periodici), con deroghe a giudizio del medico;
- pesa più di 50 Kg;
- ha la pressione arteriosa massima compresa tra 110 e 160 mm Hg e minima compresa tra 60 e 100 mm Hg;
- ha il polso ritmico, regolare, e le pulsazioni comprese tra 50 e 100;
- ha l’emoglobina non inferiore a 12,5 g/dL nelle donne e 13,5 g/dL negli uomini;
- non ha avuto gravi malattie in passato;
- non sta assumendo (o ha assunto recentemente) farmaci;
- non è a digiuno da più di 15 ore e non ha consumato pasti abbondanti nelle ultime 6 ore;

Il consiglio è rivolgersi alle principali associazioni che si occupano di donazioni sul territorio (Avis, Fidas) o agli ospedali più vicini.

L'intervallo minimo tra una donazione di sangue intero e l'altra è di 90 giorni. La frequenza annua delle donazioni non deve essere superiore a 4 volte l'anno per gli uomini e 2 volte l'anno per le donne.

Cosa preclude la donazione?

Non può donare chi si trova in situazioni fisiche particolari, come le donne in gravidanza per esempio o i malati di cuore o di cancro e ancora chi è affetto da epatiti, è sieropositivo, ha contratto malattie infettive.

Ma ci sono anche dei comportamenti volontari da evitare, senza i quali il numero di donatori potrebbe aumentare a vantaggio di tutti: la pratica di farsi tatuaggi, piercing e forature alle orecchie, per esempio, comporta una sospensione dalle donazioni di sangue di 4 mesi. Mentre l'uso di alcol e droghe impedisce la donazione in modo permanente, così come una vita sessuale disordinata (per una lista completa e dettagliata delle condizioni in cui è impossibile donare è utile consultare il sito dell'Avis).

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