martedì 5 settembre 2017
La Scuola Superiore Sant'Anna e la Normale di Pisa sono gli unici due nostri atenei entrati nella classifica guidata da Oxford. I rettori: «Ma potremmo fare di più con finanziamenti adeguati»
Due italiane tra le prime 200 al mondo

Ai vertici mondiali nonostante tutto. Ci sono anche due università italiane (La Scuola Superiore Sant'Anna e la Normale di Pisa) tra i primi duecento atenei del pianeta, seconda la classifica guidata dalla britannica Oxford, della rivista specializzata inglese Times Higer Education. Nel dettaglio, la Scuola Sant'Anna si piazza al 155esimo posto, mentre la Normale è 184esima. E le posizioni potranno ulteriormente migliorare dopo la definizione della federazione tra le due università e lo Iuss di Pavia. La nuova classifica comprende oltre mille università di 77 Paesi ed è stata redatta sulla base di cinque indicatori: formazione, ricerca, numero di citazioni, internazionalizzazione, trasferimento tecnologico e di conoscenze verso il sistema industriale.

«Riconoscere i talenti e valorizzare il merito»

«I risultati – commentano il rettore del Sant’Anna, Pierdomenico Perata e il direttore della Normale, Vincenzo Barone - ci lusingano e ci invitano a fare ancora di più e meglio, confermando che per le due scuole universitarie di Pisa esistono margini per migliorare ancora le performance. Da un lato, non possiamo che guardare con grande soddisfazione alla crescita costante, anno dopo anno, della Scuola Superiore Sant’Anna, giovane ateneo fondato appena 30 anni fa; dall’altro, il contesto sempre più sfidante di questi ranking ci obbliga ad alzare ancora l’asticella della nostra competitività, ovviamente senza rinunciare ai valori fondanti delle nostre istituzioni, come la capacità di saper riconoscere i talenti e di saper valorizzare il merito».

Selezione rigorosa di studenti e docenti

Alla base del successo delle due università pisane c'è la selezione rigorosa degli studenti migliori e dei docenti più preparati, confermano i rettori, oltre «agli elevati standard offerti da servizi e infrastrutture». «Questi aspetti sono comuni a Sant’Anna e Normale - sottolinenano Perata e Barone - dove, nonostante le acclarate criticità che derivano da un sistema di concorsi inadeguato, sono stati selezionati professori eccellenti attraverso percorsi di selezione rigorosi. I nostri atenei vogliono continuare ad attrarre i migliori studenti, scelti attraverso sistemi di selezione molto severi, che premiano unicamente il talento e il merito, come avviene nelle migliori università al mondo. È fondamentale selezionare i migliori allievi perché Sant’Anna e Normale sono gratuite e ai loro allievi ordinari (che devono ancora conseguire una laurea di primo livello) offrono la sistemazione nei nostri collegi, a condizione che mantengano performance didattiche assai elevate».

«Finanziamenti statali inadeguati»

A fronte dei risultati ottenuti, con ricadute importanti per il sistema-Paese, le due università lamentano la «scarsa» attenzione di cui godono a livello di finanziamenti statali. «I nostri atenei - concludono i rettori di Sant'Anna e Normale - ricevono in totale meno dell’1 per cento di quanto l’Italia investe in totale nel suo sistema universitario pubblico. Vale dunque la pena chiedersi quali risultati potrebbero raggiungere le nostre istituzioni con un finanziamento più adeguato, come quello che ci auguriamo possa essere concesso a Sant’Anna e Normale quando, con lo Iuss di Pavia, avranno formalizzato la loro federazione».

© Riproduzione riservata