giovedì 26 novembre 2020
I nodi da sciogliere entro domenica e in vista del nuovo Dpcm: oltre alle scuole, gli spostamenti e le regole per le feste natalizie. Non ci saranno deroghe per la Messa di mezzanotte
Verso il Dpcm di dicembre, le Regioni: scuole aperte solo a gennaio

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Da qui al weekend il Governo ultimerà lo schema per il nuovo Dpcm da mettere in campo il prossimo 4 dicembre. Tra oggi e domani raffiche di incontri per venire a capo di un puzzle complesso: oggi il vertice tra il premier Conte e i ministri capidelegazione, quindi l'appuntamento tra i ministri Boccia-Speranza e le Regioni; domani le riunioni della cabina di regia e del Comitato tecnico-scientifico per assumere gli orientamenti di fondo. La partita di venerdì è doppia: da un lato il ministro Speranza dovrà assegnare le fasce alle Regioni in base al Dpcm del 3 novembre, dall'altro dovrà emergere una cornice che regolerà la vita del Paese nel periodo natalizio.

Sul tavolo di Palazzo Chigi ci sono numerosi nodi: dal numero di persone ammesse ai cenoni di Natale e Capodanno - che non dovrebbero superare le dieci unità e si va verso il massimo di 6/8 - agli spostamenti tra le Regioni nel periodo festivo.

Ma il premier Conte, in un'intervista al Tg5 avvisa il Paese: fare altri sacrifici? "È necessario, non possiamo abbassare la guardia, gli italiani sono consapevoli che sarà un Natale diverso o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio, con il rischio di un alto numero di decessi".

SPOSTAMENTI

La libertà di movimento è la preoccupazione principale. Soprattutto per permettere di raggiungere familiari che vivono in un’altra regione (o anche una casa di vacanza). A oggi sarebbe ammesso solo il caso dello studente fuori sede che rientra a casa in zona rossa per "ricongiungersi" coi suoi cari. Va detto che se le Regioni in quei giorni dovessero rientrare nella zona gialla, si rischia il "liberi tutti". Ed è un'opzione che nessuno, al Governo, vorrebbe veder concretizzarsi, su tutti il ministro della Salute, Roberto Speranza - da sempre il più rigorista - che continua a raccomandare "la massima prudenza" e "valutazioni giorno per giorno nel quadro epidemiologico". Per questo motivo l'orientamento del Governo è di mettere in campo delle misure ad hoc proprio per il periodo natalizio che limitino, magari con il sistema di autocertificazione, gli spostamenti tra le Regioni.

RIAPERTURA DELLA SCUOLA

La linea più aperturista nel Governo preme per il ritorno in classe il 14 dicembre o addirittura il 9. L'ala più prudente pone invece il dubbio su che senso abbia riaprire prima delle feste di Natale. Probabile che il compromesso si possa trovare nella data del 14 dicembre.

Ma se i sindaci e i presidenti delle Province erano stati tiepidi, i governatori sono decisamente contrari alla riapertura a dicembre delle scuole. Giovedì sera nell'incontro tra le Regioni e i ministri Speranza e Boccia, in vista del nuovo Dpcm, i presidenti delle Regioni hanno chiesto di prolungare la didattica a distanza per i licei fino al 7 gennaio. Per i governatori, la riapertura nei prossimi giorni sarebbe "una mossa inopportuna in questo momento, soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole, in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata". Insomma il nodo principale, oltre al tracing e allo scaglionamento degli orari, resta il trasporto pubblico. A sostenere questa linea, in particolare, il ligure Giovanni Toti e il veneto Luca Zaia, mentre la ministra Azzolina spinge per la riapertura della scuola, insieme alla collega per la Famiglia Elena
Bonetti.

COPRIFUOCO (ANCHE PER LA MESSA DEL 24) E NEGOZI

Il ministro Speranza ha detto che «il coprifuoco alle 22 vale anche per la Messa» di Natale. E il ministro Boccia: "Seguire la Messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia. Eresia è non accorgersi dei malati, delle difficoltà dei medici, della gente che soffre. Questa è eresia, non facciamo i sepolcri imbiancati. Papa Francesco ha dato un esempio bellissimo a tutti nella scorsa Pasqua, a partire dalla Via Crucis. Il Natale non si fa con il cronometro ma è un atto di fede. Dobbiamo chiudere questa seconda ondata evitando la terza".

Ma già dai primi giorni di dicembre si punta a far slittare il "coprifuoco" dalle 22 almeno alle ore 23. Questo per effetto di un’altra scelta: la chiusura ritardata dei negozi - fino alle 22 - sperando che tutte le zone finiscano in "arancione", in modo da consentire gli acquisti pre-natalizi e dar sollievo all’economia. Dovrebbe restare la chiusura serale di bar e ristoranti anche nelle zone gialle.

PRANZI E CENE DELLE FESTE

Non ci saranno regole o misure vincolanti perché ovviamente «entrare nelle case delle persone è impossibile», come ha detto Conte. Il governo punterà a delle semplici raccomandazioni, come lo era quella (in un precedente Dpcm) che "suggeriva" di limitare al numero massimo di 6 le riunioni fra amici dentro casa. Per le feste la soglia massima di persone potrebbe essere elevata a 8 o a 10, ma si sta valutando anche la sola raccomandazione, senza indicare un numero. Per i nonni e gli anziani l’invito sarà sconsigliato.

Per la viglia di Natale le ipotesi sono di prolungare il coprifuoco al massimo alle 23 e non oltre, senza dunque deroghe per la Messa di mezzanotte. "Seguire la Messa e lo dico da cattolico due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia", ha rimarcato il ministro per gli Affari regionali Boccia in videoconferenza con i governatori.

QUARANTENA DI RIENTRO DALL'ESTERO

Potrebbe essere reintrodotto l'obbligo della quarantena se, durante le vacanze natalizie, si rientra dall'estero. Una precauzione che prescinderebbe dai motivi del viaggio, che sia lavoro o vacanza.

SETTIMANA BIANCA, BRACCIO DI FERRO

La speranza dell'Italia è che l'Ue dia un'indicazione generale di chiusura, di modo che una eventuale serrata delle stazioni sciistiche nazionali non vada a vantaggio dei concorrenti stranieri. Una via intermedia potrebbe essere almeno un accordo tra Italia, Germania, Francia e Austria per assumere una posizione comune. Un portavoce della Commissione Europea, rispondendo a una domanda, ha detto: "La decisione sull'attività sciistica è di competenza nazionale, non europea. Il nostro ruolo è fare raccomandazioni sanitarie affinché le varie attività si svolgano in condizioni di sicurezza sanitaria. Quindi c'è una vera differenza tra le due dimensioni".

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