martedì 1 novembre 2016
Con le comunità dislocate nelle strutture del litorale, adesso il problema è non disperdere le classi e riprendere l'anno scolastico. Tante le iniziative di solidarietà tra Comuni
La scuola va avanti. Anche sotto un tendone

La scuola va avanti. Anche sotto un tendone

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Paesi rasi al suolo e comunità disperse nelle strutture di accoglienza aperte sul litorale adriatico. In queste condizioni, domani riparte la scuola nei territori colpiti dai terremoti di questi ultimi giorni e lo fa con la convinzione che la precarietà della sistemazione non debba interferire con le attività didattiche e la tranquillità degli studenti. Così, dirigenti, insegnanti e famiglie si stanno organizzando per permettere un rientro per quanto possibile sereno, alle migliaia di studenti rimasti senza scuola.

Ai presidi di Arquata e Visso è venuta l'idea di trasferire l'intera comunità scolastica in uno dei camping dove sono sistemati gli sfollati. «Ad Arquata - spiega la dirigente Patrizia Palanca - c'è stato un esodo massivo della popolazione dopo le ultime scosse.
Un centinaio di alunni con le loro famiglie sono sistemati negli hotel di San Benedetto del Tronto, Porto d'Ascoli e Martinsicuro. I genitori chiedono che venga messo a disposizione un unico edificio, anche in moduli, in uno dei comuni della costa: una “Scuola di Arquata fuori da Arquata”». La stessa proposta viene da Giorgio Gentili, dirigente a Visso. È responsabile di 21 plessi scolastici nell'area maceratese del sisma, quasi tutti inagibili. Per paradosso, a Visso, paese distrutto, la scuola è agibile, «ma non ci sono più gli abitanti», dice, sconfortato, il primo cittadino. «Un centinaio di studenti, i docenti, i bidelli si trovano quasi tutti a Porto Sant'Elpidio - prosegue il sindaco -. Perché non organizzare lì una scuola, anche in un camping? La decisione tuttavia va presa subito, prima che i genitori iscrivano i figli dove possono, spaventati dalla prospettiva che restino indietro nella preparazione».

Anche se a Visso la scuola è rimasta in piedi, le famiglie non hanno alcuna intenzione di riportare lì i propri figli. «Sono traumatizzati», dice Roberta Emili, 47 anni, che si è sistemata in un campeggio di Porto Sant'Elpidio, insieme ad altri cinquecento sfollati. «I nostri figli sono sotto choc e nel nostro paese c'è troppa distruzione, non possono stare in un posto così». La soluzione migliore è allora quella di aprire una “nuova” scuola sul litorale, anche in un campeggio ma lontano dal terremoto.

In questa situazione di grande disagio, non mancano gli esempi di solidarietà tra Comuni. Come riferisce il sindaco di Ussita (Macerata), Marco Rinaldi, gli alunni del paese cancellato dal sisma potranno continuare a frequentare le lezioni nelle scuole di Porto Recanati. L'amministrazione della cittadina adriatica si è infatti impegnata ad inserire nelle scuole i ragazzi terremotati, che così non rischiano di perdere l'anno.

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