domenica 12 novembre 2017
Al 37° Convegno nazionale dei Cav a Milano l’allarme sulle immigrate: hanno un tasso di abortività tre volte maggiore delle italiane
«Donne straniere, aborti invisibili: serve protezione»

E' l’emergenza nell’emergenza. Ma se ancora troppo pochi, in Italia, s’accorgono della prima, la seconda è addirittura invisibile. Di oltre 86mila aborti praticati in Italia (l’ultimo dato disponibile è relativo al 2015) 27.500 sono di donne straniere. Con una precisazione da aggiungere: che a fronte degli oltre 50mila bimbi italiani “buttati via” ne sono nati, sempre nel 2015, 400mila. Mentre su 27.500 aborti di bimbi stranieri, a nascere sono stati soltanto in 70mila. «Significa che il tasso abortivo di una donna straniera è tre volte maggiore di una italiana – spiega l’arcivescovo di Ferrara e presidente emerito della Fondazione Migrantes al 37° Convegno dei Centri di aiuto alla vita in corso a Milano – e questo vorrà pur dire qualcosa».

Sì, vuol dire qualcosa. In sala gli oltre 700 volontari e operatori dei Cav prendono appunti e si confrontano: lo sanno bene, che l’80% delle donne che bussano alle porte dei centri è straniera. Una percentuale che scende leggermente per le ospiti delle case di accoglienza, ma che si attesta comunque sul 55%. Quello che non sanno ancora – qualcuno lo fa, qualcuno ci prova, qualcuno si arrende – è cosa si può fare per rispondere a questa emergenza. Aggravata dal fatto che, a differenza di quanto avveniva in passato, molte di queste donne non scelgono volontariamente di rivolgersi ai centri: ci arrivano per una pronuncia dei tribunali, o per obbligo dei servizi sociali. Disorientate, sole e spesso anche piene di rabbia.

Perego ha una ricetta per il governo, prima che per i Cav: «Queste donne vivono l’inferno, prima di sbarcare in Italia. Secondo le nostre statistiche subiscono in media dai 4 agli 8 stupri durante il viaggio, di cui 2 di gruppo. E restano incinta, certo, arrivano con delle vite nel loro grembo, spesso non volute, oppure incinta rimangono nei lunghissimi periodi di tempo che trascorrono nei centri di prima accoglienza». L’Italia «le fa aspettare, per i documenti e l’asilo. Le separa dai compagni se ci sono». Ed eccoli, gli aborti, il più delle volte compiuti coi farmaci, lontano dagli ospedali: «Quello che invece dovrebbe fare il governo è concedere immediatamente il permesso di proÈ tezione sociale per le donne incinte – è l’appello di Perego – non importa se d’un mese appena o di quattro o di sei. È una condizione di fragilità estrema e di bisogno di cui dobbiamo farci carico subito e che non può aspettare».

D’altronde senza permesso di soggiorno, e spesso persino senza un nome, le donne entrano nei Cav e e nelle case di accoglienza: «A volte le accogliamo per un anno, insegniamo loro l’italiano, le avviamo al lavoro – spiega Lino Orlandini, responsabile della Casa d’accoglienza di Reggio Emilia, che con le sue strutture e i suoi appartamenti di appoggio è arrivato ad ospitare 60 profughe – e poi arriva un diniego della richiesta d’asilo». Che è un diniego di tutto: del percorso compiuto, degli sforzi di chi l’ha accompagnato e perfino dell’essere umano. L’umanità d’altronde «è oggi più che mai in pericolo ed è a rischio soprattutto in forza dei suoi stessi prodotti – ha commentato il filosofo Diego Fusaro, docente di Storia della filosofia all’Istituto alti studi strategici e politici di Milano e tra gli altri relatori del convegno –. La mercificazione dominante riduce l’uomo sempre più a merce, determinando la “disumanizzazione dei rapporti umani”.

E ciò emerge in ogni ambito: nel lavoro e nell’ambito etico-familiare, dove l’uomo è sempre più un individuo ridotto al rango di “cosa” e non più di essere comunitario, razionale e spirituale, ma anche nell’ambito politico, nella misura in cui i fondamenti stessi della politica, dello stato sovrano nazionale e del bene comune stanno tutti scomparendo a favore del profitto come unico ordine valoriale di riferimento » . Ecco allora la necessità di ripartire dall’umano « per tornare a essere ciò che propriamente e ontologicamente siamo, riaffermando le potenze etiche: la famiglia, la scuola pubblica, la sanità, i sindacati fino ad arrivare allo Stato, che deve tornare ad essere uno Stato etico, garante dell’eticità e che mette l’economia a servizio della comunità » . L’impegno degli esseri umani per gli altri, la concretezza dell’ascolto, del sostegno, dell’accoglienza: è la testimonianza dei Cav, che si preparano a un altro anno di sfide.

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