lunedì 6 gennaio 2014
​Il viceministro accusa Renzi: partito padronale, si comporta come Berlusconi alla fine del governo Monti. Letta "congela" la sostituzione di Fassina: prima il patto di coalizione.
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​Il Pd nella bufera dopo le dimissioni di Stefano Fassina, il vice-ministro dell'Economia che sabato ha lasciato il suo incarico dopo una battuta del segretario Matteo Renzi che aveva liquidato con un ironico "Chi?" la sua proposta di un ingresso dei renziani nel governo Letta come assunzione di responsabilità.
 
Per Fassina il vero obiettivo di Renzi è andare a nuove elezioni e far fuori Letta. "Quel che temevo è ormai una conferma ed è sotto gli occhi di tutti: il suo rifiuto a entrare nella squadra di Palazzo Chigi, al coinvolgimento con dei nuovi ministri, dimostra un atteggiamento non costruttivo, ambiguo rispetto alle sorti dell'esecutivo" ha detto. "Non è certo per una battuta che me ne sono andato, ma ci sono motivazioni politiche profonde" ha spiegato l'ex viceministro, assicurando che non cambierà idea e sottolineando il rischio che il Pd diventi un "partito padronale". Poi l'accusa più pesante nei confronti di Renzi, paragonato a Berlusconi alla fine del governo Monti. 
 
Renzi da parte sua mantiene il punto. Affida la sua posizione a Facebook: " Se il viceministro dell'Economia si dimette per una battuta mi dispiace per lui. Se si dimette per motivi politici, grande rispetto. I motivi delle dimissioni ce li spiegherà alla direzione del Pd del prossimo 16 gennaio". Nel partito si respira aria da resa dei conti. Per molti, infatti, la battuta sarcastica di Renzi contro Fassina è il sintomo, attacca Beppe Fioroni, "non dell'autorevolezza di un leader ma di autoritarismo, di bullismo politico". L'impressione della minoranza interna, come evidenzia il deputato Dario Ginefra, è che il nuovo leader non ha preso ancora coscienza del suo ruolo di capo di partito e non più di leader di fazione. In realtà, però, dopo lo schiaffo del congresso, la minoranza del partito non ha ancora rimesso insieme i cocci e capito come muoversi. E le linee non sono uguali: i "turchi" puntano a costruire una dialettica costruttiva con Renzi che magari, in futuro, possa portare ad un'intesa. Bersaniani e dalemiani puntano, invece, a fare un'opposizione interna a Renzi. In questa chiave si potrebbe interpretare, secondo alcuni, l'affondo di Fassina, che in realtà era in conflitto con le politiche di Saccomanni. Tocca a Cuperlo, diventato presidente dopo aver meditato a lungo sull'offerta del neoleader, cercare di fare sintesi di un'area che cerca una strada non facile dentro il Pd. A partire dall'assemblea dell'area che potrebbe essere convocata già la prossima settimana. Intanto il premier Letta, che sabato sera aveva cercato nel corso di una lunga telefonata di convincere Fassina a cambiare idea, ha deciso per il momento di congelare la sua sostituzione, rinviandola a dopo la stesura del patto di coalizione che il presidente del Consiglio spera di mettere a punto nell'arco di tre settimane. Solo in un secondo momento si parlerà dell'eventuale rimpasto o di una sostituzione mirata solo di Fassina.
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