mercoledì 11 ottobre 2017
L'attore e scrittore: «Prima di aderire mi sono informato sulla legge. Dovrebbero farlo tutti»
Bergonzoni: «Cittadinanza: digiuno anche io, basta con paura e odio»

«Oggi tocca a me la staffetta a favore della riforma della cittadinanza. Vedo l’ironia con cui in questi giorni si commenta l’iniziativa, anche in Parlamento, ma lo sciopero della fame è simbolico, teso a denunciare quanto siamo a digiuno». Alessandro Bergonzoni, attore e affabulatore, sa di essere «un privilegiato », ma si ribella al pensiero che ciò gli impedisca di difendere diritti inalienabili e naturali: «Stiamo parlando di gente che è nata qui, non di sbarchi o di migranti, parliamo di italiani. Chiedo umilmente a tutti almeno di meditare e studiare, anziché maledire e offendere».

In effetti la confusione regna sovrana e chi avversa ius soli e ius culturae spesso non sa di cosa si tratti.
Prima di aderire allo sciopero della fame chiesto dagli insegnanti, ho studiato la legge, ho visto da quanti anni è ferma. È un tema artistico, poetico, civile, antropologico, sovrumano. La cittadinanza è appesa a un figlio. Nel vero senso della parola... Unire in classe i nostri figli e i loro compagni apparentemente diversi è servito a tutti. Compagni di banco che sembrano uguali, ma guai se il padre dimentica il permesso di soggiorno, se non è andato a pagare: appesi a un figlio, appunto. La verità è 'mors tua mors mea', 'vita tua vita mea'. A chi dice 'divide et impera', io rispondo unisci ed impara.

Eppure a dividere sono in tanti, nella politica come sui media. Poca conoscenza e molta zizzania.
C’è un’enorme responsabilità tra noi comunicatori, sono qua a riconoscerlo e ad ovviare. I nostri poveri senza lavoro e senza casa vengono messi di fronte agli altri poveri, anche loro senza casa e lavoro, e li si fa scontrare. Anche su Facebook quanto odio si scarica, e noi dovremmo dare risposte a questo odio, non pungolarlo. Per questo non sono sui social: più che i mi piace preferisco i penso, i faccio, i medito.

E così la paura serpeggia e crea ignoranza.
La paura l’ha creata certa informazione, che ha confuso il tema della cittadinanza a questi ragazzi italiani, con i migranti che non c’entrano nulla. Qui si rischiano i diritti fondamentali, se non sei in regola non ti vale nemmeno la tessera sanitaria, la burocrazia pende pericolosamente sul diritto di vivere ed esistere di bambini nati qui e che crescono e studiano qui. Se aderisco all’appello è per dire io ci sono, come a scuola all’appello del mattino, anche loro ci sono e non sono numeri, sono seduti lì, concretamente. Nelle aule. Mentre le Aule del Parlamento pensano ai voti. Ma i ragazzi hanno altri voti, che se non sono buoni a fine anno non realizzano lo ius culturae. Voti e voti, appello e appello, Aule e aule, ma la scuola non è una giostra per salire in politica, c’è una distanza enorme tra chi legifera e chi è là che aspetta e vive (lui sì) nella paura. Pensiamo al loro stato d’animo, non solo al loro stato di stranieri. Pensiamoli nella paura di essere espulsi, in coda in questura, non in Comune, ovvero dove si controllano i reati. Se ti mando a farlo in un ospedale ti do del malato... I luoghi hanno un peso psicologico.

Qualche giornale accusa questa campagna di usare i bambini.
Non uso i bambini, sono bambini, e fanno parte della mia responsabilità di cittadino. Anche io ero ignorante su questo tema, ho studiato. Gli insegnanti che li hanno in classe dicono venite a guardarli con occhi diversi e vi accorgerete. Non li si mette davanti come scudi umani, si mette davanti la libertà delle vite. Mi stupisco che nel 2017 siamo ancora qui, quando lo ius soli è diritto romano, lo ius sanguinis è barbarico.

Una guerra tra poveri però c’è davvero, tra disoccupazione e crisi economica.
In questo momento di 'Stato confusionale' la gente non si fida più di questo Stato, lo capisco perfettamente... Sento dire che 'prima' della cittadinanza ci sono 'tante altre cose'. Ma 'prima' cosa significa? Una legge che permetta una vita naturale, il diritto di crescere e studiare, viene 'dopo'? Vengono 'prima' gli italiani... e loro non lo sono? Ho paura del concetto del prima, con questa scusa si formano tanti privilegi. Chi sono i genitori di questi ragazzi? Io mi sento un loro genitore, e so che i miei due figli hanno diritti paritetici di crescere, studiare, arrivare. E questa non è una concessione o un dono, se tu sei uno Stato hai oneri e responsabi-lità, tutto deve tornare a funzionare in maniera sinfonica, con diritti uguali e insindacabili.

Lei, da personaggio pubblico...
Appunto, pubblico: che cosa vuol dire? Il lavoro dell’artista è anche questo, non solo un palcoscenico o un’apparizione in tivù, se no siamo solo una 'castina'. Questo dei diritti è un grande tema poetico, se non mediti poeticamente non puoi pensare politicamente.

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