venerdì 12 gennaio 2018
Nessuna parola sulla notizia del possibile addio di Beppe Grillo al M5S, ma tanto sostegno agli agricoltori nello «scontro» con Bruxelles
Di Maio in Piemonte (Lapresse)

Di Maio in Piemonte (Lapresse)

Pensionati compresi, le campagne italiane valgono ancora quattro milioni di voti. Basterebbe questo a spiegare perché nel tour del candidato premier del M5S si moltiplichino le tappe agricole. Come la scorsa settimana nel Mantovano, dove Luigi Di Maio è stato ospite del vicepresidente nazionale di Confagricoltura, o come ieri sera ad Asigliano Vercellese, in mezzo alle risaie piemontesi. Preceduta, solo di qualche ora, da un confronto con Coldiretti, Cia e Confagricoltura ad Albenga, dove ha prospettato una correzione "corporativa" dei regolamenti parlamentari: «Scrivere una legge e poi ascoltare i diretti interessati è la cosa peggiore», quindi bisogna fare in modo che «chi rappresenta una categoria possa presentare proposte di modifica alle leggi». Lo ha detto a Genova e lo ha ripetuto nel Vercellese: «Il problema del Paese è il numero di leggi che si fanno: una ogni due giorni e mezzo, che si somma alle 187mila già esistenti, che si sommano a quelle regionali, europee, alle circolari… Puntiamo a un cambiamento culturale dello Stato».

Sereno e combattivo, da Di Maio non è venuto nessun commento alla notizia di un addio di Beppe Grillo al movimento, "soffiata" dall’Espresso (e già annunciata da Grillo a fine 2017) in relazione alla richiesta del comico genovese di riavere il blog beppegrillo.it, che sarà separato dalla "Casaleggio associati". E pare che il comico diserterà la "tre giorni" di Pescara, dal 19 al 21. Di Maio ha presentato agli agricoltori riuniti nel centro polifunzionale di Asigliano il suo piano per la delegificazione e la sburocratizzazione della pubblica amministrazione, che in alcuni passaggi ricorda la "rivoluzione liberale" del primo Berlusconi. Ha parlato del progetto di cancellare 400 leggi inutili, ha promesso che studi di settore, redditometro e spesometro saranno aboliti per sempre e ha prefigurato quella semplificazione che incontra da sempre i desideri di qualsiasi imprenditore italiano, agricoltori compresi.

«Facciamo come i francesi, non tante leggi ma un codice di riferimento per ogni materia - ha esclamato - e in Italia ne bastano 40».
Il vero cambio di passo risiede però nell’iniezione corporativa: «Chi fa parte di un settore deve poter firmare emendamenti, significa aprire il Parlamento, permettere che chi sa cosa serve a un settore venga a dirci di non fare guai», ha dichiarato.

Questa rivoluzione culturale solletica la voglia di cambiamento delle imprese, ma non affonda davvero nei problemi quotidiani del mondo agricolo, da cui il M5S resta diviso dalle radici ambientaliste (glifosato docet); al contrario, la sintonia tra i grillini e gli agricoltori è massima quando si parla di Europa. Male, ovviamente.

Del resto, gli agricoltori hanno versato un tributo pesante sull’altare dell’allargamento e della globalizzazione e Di Maio usa sapientemente la difesa del made in Italy come un ariete: il M5S ha già incassato un’intesa con la Coldiretti sull’opposizione al Ceta e anche ieri sera il candidato premier si è scagliato contro le importazioni, minacciando di non pagare più Bruxelles se non saranno rivisti i trattati che affamano i nostri agricoltori: «Un trattato è una concessione che si fa ma il fatto che sia legale non vuol dire che sia giusto, quindi rivediamo quello che permette di importare riso a dazio zero dalla Cambogia e quello che ha massacrato l’agricoltura siciliana…». Miele per le orecchie dei risicoltori vercellesi - non a caso, l’assemblea si è tenuta nella cittadina che ha dato i natali al movimento di protesta #ildazioètratto, presente in sala con Confagricoltura e Cia, oltre al presidente dell’Ente Risi - e Di Maio ha rincarato la dose, promettendo di «abbassare subito il costo del lavoro in agricoltura», anche «in deficit». Il modello è la Spagna: per evitarlo, Bruxelles deve «reintrodurre il dazio sui pma, una misura minimamente logica», come ha spiegato il deputato vercellese Mirko Busto.

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