martedì 21 gennaio 2020
E in Parlamento si registrano altre due defezioni, mentre a Roma 12 consiglieri pentastellati votano contro Raggi
Luigi Di Maio

Luigi Di Maio - (Ansa)

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Luigi Di Maio va verso il passo indietro da capo politico di M5s. L’annuncio potrebbe arrivare già nella giornata di mercoledì a Palazzo Chigi, dove il ministro degli Esteri ha riunito la delegazione ministeriale pentastellata per presentare i nuovi "facilitatori" regionali. Ieri insistenti voci sulla rinuncia alla leadership, ipotizzata da settimane, si sono rincorse. A confermarle fonti qualificate del Movimento. Non lo staff di Di Maio.

L’accelerazione è arrivata al culmine di una giornata in cui altre due scosse hanno fatto traballare l’edificio pentastellato. A Roma, dove una fronda di 12 consiglieri comunali di maggioranza ha votato contro la sindaca Virginia Raggi, facendo approvare le mozioni delle opposizioni (Pd e Fdi) contro la nuova discarica di Monte Carnevale. E in Parlamento, dove il Movimento ha perso altri due portavoce, Nadia Aprile e Michele Nitti.

Due segnali preoccupanti sulla tenuta del M5s. Come scenario c’è una reggenza (per statuto andrebbe all’"anziano" Vito Crimi) fino agli Stati generali di marzo per favorire una gestione collegiale. Con Di Maio leader "dimissionario" per non far decadere i "facilitatori". La decisione è, comunque, destinata ad avere ripercussioni non solo sul movimento, ma anche sugli equilibri del governo. Oltre che sulle imminenti consultazioni elettorali in Emilia-Romagna e Calabria.

Un ex, sia pure con il dente avvelenato, Gianluigi Paragone ieri riferiva, infatti, di aver sentito parlare di dimissioni «prima delle Regionali». Un’ipotesi che è sale sulle ferite del Movimento. Il timore è un nuovo flop alle urne in un momento difficile. Manna, invece, per le opposizioni che parlano di un movimento allo sbando.

C’è poi il capitolo "fuoriusciti". M5s sottolinea che i nuovi sarebbero stati mossi dalle imminenti sanzioni contro chi, come loro, non è in regola con le rendicontazioni. «La maggioranza è solida sia alla Camera che al Senato, non vedo preoccupazioni», minimizza il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà.

Non altrettanto si può dire per il Campidoglio. Il voto dei "grillini" contro Raggi certifica la divisione nel movimento romano e di fatto sconfessa la decisione presa a fine anno dalla giunta nell’ambito dell’accordo sui rifiuti con la Regione Lazio. Così il Pd capitolino si chiede «se esista ancora una maggioranza». Per Iv il voto «segna la fine dell’esperienza Raggi». Alla quale la Lega chiede di dimettersi. Lei non ci pensa - forte di una riunione serale del gruppo, che le rinnova la fiducia - e dice: «Sono stanca dei ricatti. Per me si va avanti».

Alla Camera il passaggio al Misto di Nitti e Aprile potrebbe favorire la nascita di un gruppo intorno all’ex ministro Lorenzo Fioramonti. In totale sono 31 gli eletti con M5s passati ad altri gruppi. Nel Misto sono 14 a Montecitorio e 8 a Palazzo Madama. Alcuni incappati nelle rendicontazioni. Aprile contesta la legittimità del procedimento a suo carico. E parla di «metodi intollerabili». Nitti viene difeso da Luigi Gallo, vicino al presidente della Camera Roberto Fico. «Svilire la politica a un dibattito sui soldi - dice, segnalando il disagio di quest’area - sta diventando nauseante»,

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