mercoledì 13 giugno 2018
Dodicimila morti in 8 anni. Di cui oltre 5mila per tumori maligni. La possibilità – di ammalarsi e morire – fino al 5% più alta che altrove fra gli adulti, fino al 9% nei bambini
Lo stabilimento dell'Ilva a Taranto (Ansa)

Lo stabilimento dell'Ilva a Taranto (Ansa)

Dodicimila morti in 8 anni. Di cui oltre 5mila per tumori maligni. La possibilità – di ammalarsi e morire – fino al 5% più alta che altrove fra gli adulti, fino al 9% nei bambini. Serve la fortuna di nascere lontano da industrie, raffinerie e discariche per vivere di più e meglio, in Italia. Dalle miniere del Sulcis alle acciaierie dell’Ilva, dalle raffinerie di Gela alla città di Casale Monferrato “imbiancata” dall’eternit, passando per il territorio del litorale flegreo con le sue cave riempite di rifiuti pericolosi, la fotografia scattata dal rapporto Sentieri dell’Istituto superiore di sanità sulle problematiche dei 45 Siti di interesse nazionale (Sin) mostra un’Italia più a rischio che mai. Aree inquinate o inquinatissime in cui vivono complessivamente 6 milioni di persone, residenti in 319 comuni, e i cui dati sono stati studiati nell’arco di tempo tra il 2006 e il 2013.

Nel rapporto sono state esaminate le associazioni tra residenza e patologie, come tumori e malformazioni congenite. Nove, in particolare, le tipologie di esposizione ambientale considerate: amianto, area portuale, industria chimica, discarica, centrale elettrica, inceneritore, miniera o cava, raffineria, industria siderurgica. Ed ecco che nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato «un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne. Per tutti i tumori maligni la mortalità in eccesso è stata del 3% nei maschi e del 2% nelle femmine» ha spiegato Amerigo Zona, primo ricercatore dell’Iss. In un periodo di 8 anni, dal 2006 al 2013, «è stato osservato nella popolazione generale – prosegue – un eccesso di mortalità per tutte le cause di 5.267 casi negli uomini e 6.725 nelle donne». I dati più drammatici sono quelli che riguardano i piccoli: vivere in siti contaminati comporta un aumento di tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni. In particolare quello che tecnicamente si chiama “l’eccesso di incidenza” rispetto ai coetanei che vivono in zone considerate non a rischio è del 62% per i sarcomi dei tessuti molli, 66% per le leucemie mieloidi acute, 50% per i linfomi Non-Hodgkin. Non va meglio per quanto riguarda i piccolissimi: per quanto riguarda il primo anno di vita, sottolineano gli esperti, vi è un eccesso di ricoverati del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei.

E un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute ed asma tra i bambini e i giovani». Ma i datti dell’Istituto superiore di sanità parlano di un’Italia a due velocità anche per quello che riguarda le bonifiche dei siti contaminati. «Al Nord negli ultimi anni si è fatto molto al Sud invece sono stati accumulati ritardi enormi » ha commentato il presidente Walter Ricciardi. Rispetto alle precedenti edizioni dello studio Sentieri si sono infatti rilevati segnali di attenuazione degli impatti sanitari in alcuni siti nel nord del Paese. Più critica invece la situazione sanitaria in alcuni siti industriali del Mezzogiorno «dove la contaminazione ambientale non è diminuita per l’insufficienza degli interventi di bonifica. Gli studi e le ricerche – ha concluso Ricciardi – si fanno perché devono poi tradursi in decisioni e politiche in grado di cambiare lo stato delle cose».

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