venerdì 4 dicembre 2020
Monitoraggio settimanale: restano critici i dati per 5 regioni e "l'impatto della epidemia sui servizi sanitari assistenziali rimane alto". Abruzzo da solo in zona rossa
Un'ambulanza preleva un sospetto malato di Covid a Milano

Un'ambulanza preleva un sospetto malato di Covid a Milano - Fotogramma

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Sono 24.099 nuovi casi di Covid registrati oggi e 814 i morti (58.852 da inizio oandemia). I tamponi effettuati sono stati 226.719. I contagi quindi salgono, ieri erano stati 23.225, ma scendono i decessi, ieri 933. Tra l'altro l'aumento dei contagi viene registrato a fronte di una diminuzione dei tamponi effettuati, circa 15mila.

Viene comunque confermato il trend in discesa su base settimanale, anche se con qualche segno di rallentamento: venerdì scorso i nuovi casi erano 4.300 in più.

Continuano, inoltre, a calare i ricoveri: le terapie intensive sono 30 in meno (ieri -19), e scendono a 3.567, con 201 ingressi del giorno (ieri 217), mentre i ricoveri ordinari calano di 572 unità (ieri di 682).

Anche in Lombardia si registra un aumento dei casi di coronavirus: 4.533 (ieri 3.751) e 147 morti (in calo rispetto ai 347 di ieri). E il Veneto supera le 4.000 vittime con altri 83 decessi, che portano il totale a 4.065. Continua anche la crescita costante dei nuovi contagi, con 3.708 casi in più da ieri. Stabile invece la situazione clinica.

Regioni: chi cambia colore e chi no​

È ufficiale 8 regioni e una provincia autonoma cambiano colore dal 6 dicembre. Il Ministro della Salute, il lucano Roberto Speranza, nel pomeriggio ha firmato tre ordinanze.

La Toscana passa da area rossa ad area arancione, così come la Campania, la Valle d'Aosta e la Provincia Autonoma di Bolzano.

Sono state invece rinnovate le misure restrittive per Abruzzo, Basilicata, Calabria, Lombardia e Piemonte.

L'Abruzzo resta quindi l'unica Regione "rossa".

Le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Puglia e Umbria passano da area arancione ad area gialla.

Riassumendo ecco la situazione:

Area rossa: Abruzzo.

Area arancione: Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Toscana, Campania, Basilicata, Calabria.

Area gialla: Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento, Marche, Umbria, Lazio, Sardegna, Molise, Puglia, Sicilia.

Proteste per gli stop natalizi e di fine anno​

Intanto le Regioni tornano a chiedere al governo una correzione al dpcm per le festività natalizie, soprattutto nelle misure con le quali si limitano gli spostamenti, in particolare il 25 e 26 dicembre ed il primo gennaio, anche tra piccoli comuni. "Un atto quasi criminale", lo definisce il presidente facente funzioni della Calabria, Nino Spirlì. E, in merito al divieto di uscita dai confini comunali inserito nel dpcm per i giorni del 25, 26 dicembre e primo gennaio, attacca anche il governatore del Veneto, Luca Zaia: "non c'è alcuna ratio sostenibile". E aggiunge: "A Natale siamo tutti più buoni e quindi spero dal Governo un ravvedimento del provvedimento sullo stop di movimento tra i Comuni nelle date del 25 e 26 dicembre e 1 gennaio".

Il dati del monitoraggio settimanale​

Ecco dati delle bozza del monitoraggio settimanale del periodo 11-24 novembre 2020, curato da Istituto superiore di sanità - ministero della Salute.

L'indice di trasmissibilità Rt medio calcolato sui casi sintomatici è stato pari a 0,91. Si riscontrano valori di Rt puntuale inferiore a 1 in 16 Regioni/PPAA. Inoltre, per la seconda settimana consecutiva, l'incidenza dei casi negli ultimi 14 giorni è diminuita. Questi dati, secondo l'Iss, "sono incoraggianti e confermano l'impatto delle misure che si accompagnano con una diminuzione nelle ospedalizzazioni in area medica e in terapia intensiva; tuttavia, la pressione sui servizi ospedalieri è ancora molto elevata".

"Si osserva una riduzione generale del rischio complessivo, con la maggior parte delle Regioni/PPAA a rischio moderato e, per la prima volta dopo sette settimane, due a rischio Basso. Di pari passo questa settimana si osserva una diminuzione significativa dell'incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni: 590.65 casi per 100,000 abitanti nel periodo 23/11/2020-29/11/2020 contro 706.27 per 100,000 abitanti nel periodo 09/11/2020-22/11/2020, sebbene questa "rimanga a livelli molto alti".

L'incidenza, quindi, ribadisce il rapporto Iss-ministero della Saluta, "rimane ancora troppo elevata per permettere una gestione sostenibile, pertanto è necessario raggiungere livelli di trasmissibilità significativamente inferiori a 1 su tutto il territorio nazionale consentendo una ulteriore diminuzione nel numero di nuovi casi di infezione e, conseguentemente, una riduzione della pressione sui servizi sanitari territoriali ed ospedali.

Restano critici, infatti, i dati per 5 Regioni dove l'indice di trasmissibilità Rt puntuale si colloca sopra il valore 1. Si tratta di Calabria (1.06), Lazio (1.04), Molise (1.38), Veneto (1.13) e Toscana (1.01).

Inoltre tre Regioni sono classificate a rischio alto da 3 o più settimane consecutive: Calabria (a titolo precauzionale poichè non valutabile), Puglia e Sardegna. Questo prevede specifiche misure da adottare a livello provinciale e regionale. Lo rileva la bozza del monitoraggio Iss-ministero Salute.

Nel complesso però "l'impatto della epidemia sui servizi sanitari assistenziali rimane alto: 18 Regioni/Province autonome il primo dicembre dicembre avevano superato almeno una soglia critica in area
medica o Terapia intensiva. Il tasso di occupazione dei posti letto in Terapia Intensiva supera ancora la soglia critica di occupazione a livello nazionale. Complessivamente, il numero di persone ricoverate in terapia intensiva è in diminuzione: da 3.816 (24/11/2020) a 3.663 (01/12/2020); mentre il numero di persone ricoverate in aree mediche è passato da 34.577 (24/11) a 32.811(01/12/2020).

Migliora intanto l'attività di tracciamento dei casi. "Si continua ad osservare una diminuzione nel numero di casi non riconducibili a catene di trasmissione note (62.617 contro 77.541della settimana precedente): questo dato, insieme all'aumento nella percentuale dei casi rilevati attraverso attività di tracciamento dei contatti (24,7% contro 17,1%) suggerisce un miglioramento dell'attività di tracciamento stessa.





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