sabato 21 dicembre 2013
​Presto all'esame del Cdm la nuova legge. La Ong: bene il testo, aspetti da migliorare.
 Il viceministro Lapo Pistelli: non sarà un carrozzone
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Il progetto di riforma della cooperazione internazionale è ora nero su bianco. La proposta di legge, firmata dal viceministro degli Esteri Lapo Pistelli, dopo una lunga gestazione è finalmente uscita dai piani alti della Farnesina ed è stata inserita nel circuito interministeriale per il cosiddetto "concerto", ossia la fase in cui ogni ministero fa conoscere osservazioni, critiche e suggerimenti. Ma il più sembra fatto. La speranza è di portarlo al Consiglio dei ministri nel mese di gennaio. Poi il disegno di legge governativo prenderà la via delle Camere per l’approvazione e le eventuali modifiche. Il fatto che l’esecutivo proporrà al Parlamento un proprio progetto è, comunque la si veda sul merito, un fatto di portata storica. La legge sulla cooperazione internazionale, ancora vigente, è infatti datata 1987. In questo quarto di secolo la scena geopolitica si è completamente rivoluzionata; e così anche il modo di fare cooperazione. È da molti anni che le ong, i tecnici, gli operatori del settore chiedono una nuova legge, al passo con i tempi.Gli interessi in ballo sono tanti, non solo di natura economica. La creazione dell’Agenzia per la cooperazione, il fulcro della proposta Pistelli, separa il livello politico della decisione  – che rimane in capo a un viceministro ad hoc e alla vecchia direzione generale della Farnesina (molto depotenziata) – dal livello tecnico operativo, che sarà gestito direttamente dall’Agenzia. In particolare, si individua la figura forte del direttore generale, una sorta di super-manager della cooperazione, scelto dal presidente del Consiglio dei ministri su proposta del ministro degli Esteri. Sarà un ruolo essenzialmente tecnico-manageriale. E avrà autonoma capacità di spesa al di sotto di una cifra, attualmente indicata nel milione di euro. La creazione di questa figura professionale (che non sarà un diplomatico di carriera) ha però creato molti maldipancia al ministero degli Esteri, dove i direttori generali – riuniti in agosto – hanno espresso parere contrario a una riforma che di fatto toglie potere alla Farnesina. Anche il ministero dell’Economia ha accettato con molte riserve: intanto perché l’Agenzia comporta nuove spese, seppur ridotte. E soprattutto perché altri ministeri – nella logica del coordinamento –  potranno mettere bocca sui fondi, molto ingenti, che il ministero dell’Economia dispone per la cooperazione internazionale. In questo campo viene infatti ripristinato il Comitato interministeriale di cooperazione allo sviluppo, presieduto dal presidente del Consiglio e composto da ministero degli Esteri, viceministro delegato, ministro dell’Economia, dell’Ambiente, della Difesa e dello Sviluppo. Il ministero cambierà anche nome: si chiamerà «degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale».
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