giovedì 19 marzo 2015
Cambiano le rotte gestite dalle mafie. In Italia giro d’affari di 700 milioni. Calderoni (Transcrime): ci sono navi che allungano i percorsi per raggiungere i porti "giusti". Il ruolo della camorra, della Cina e dei gruppi balcanici. (Marco Birolini)
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«Il contrabbando di sigarette in Europa vanta un giro d’affari pari a quello del traffico di cocaina. Eppure in pochi se ne preoccupano, nonostante i danni del fumo». Francesco Calderoni, ricercatore di Transcrime e co-autore di un dossier sul tema, lancia l’allarme. Il mercato nero del tabacco nell’Ue è in crescita: se nel 2009 i profitti avevano raggiunto i 7,8 miliardi di euro, nel 2012 si è saliti a 10 miliardi e mezzo. Solo in Italia, il contrabbando frutta 700 milioni di euro l’anno. L’offerta abbonda e la crisi spinge i consumi illegali. Senza contare il danno erariale, provocato dall’evasione delle tasse doganali.Lunedì un intero container carico di sigarette con false indicazioni su origine e qualità, in arrivo dagli Emirati Arabi, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria e da funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli nel porto di Gioia Tauro. La merce, costituita da 14 tonnellate di sigarette recanti vari marchi non censiti, era destinata formalmente al Montenegro ma, secondo gli inquirenti, era pronta per essere illecitamente introdotta nel territorio italiano.Le sigarette di contrabbando sono di tre tipi: contraffatte, illicit whites e grandi marchi. Le prime copiano i brand più famosi e sono made in China: nascoste nei container in mezzo alla paccottiglia, partono dai porti di Shenzen, Huangpu e Xiamen e arrivano sulle nostre coste. Gioia Tauro è appunto uno degli approdi preferiti, con il "placet" della ’ndrangheta.Il consumo di sigarette contraffatte è tuttavia in calo. «Il boom fu a metà degli anni Duemila – spiega Calderoni –. I cinesi rinnovarono gli stabilimenti e i macchinari scartati finirono con l’alimentare l’industria del falso. Ma poi  Pechino aumentò i controlli e lo scenario mutò».Molto più comodo e conveniente smerciare le illicit (o cheap) whites, ovvero sigarette prodotte legalmente ma esportate abusivamente. È il caso di alcune sottomarche confezionate in Russia e Bielorussia. Costano 2-3 euro in meno al pacchetto e vanno a ruba. L’Ue ne vieta l’importazione perché non rispettano gli standard sanitari minimi, ma gli stabilimenti sono in regola e a nessuno conviene chiedersi dove vanno a finire le stecche. L’Italia è il secondo Paese in Europa per consumo di illicit whites dopo la Polonia: tra il 2011 e il 2012 è aumentato addirittura del 75%. Un fenomeno che ha oscurato anche il tradizionale contrabbando dei grandi marchi originali. «La filiera ormai è molto controllata – dice Calderoni –. I prodotti sono facilmente tracciabili e ci sono sanzioni severe per chi fa uscire la merce dai canali legali. Con le whites il problema invece non si pone: si può dire che siano prodotte per il mercato nero».Per tradizione, il contrabbando è affare della camorra: negli anni ’50 fu il primo business del clan Mazzarella, che poi si specializzò nel traffico di droga. Con la guerra nell’ex Jugoslavia esplose la rotta balcanica. Dal Montenegro tonnellate di sigarette cominciarono a riversarsi sulle coste pugliesi, facendo le fortune della Sacra Corona Unita. Per stroncare il traffico lo Stato lanciò una dura azione di contrasto, costata la vita a due militari della Finanza. Nel 2001 la battaglia è stata vinta ma negli ultimi tempi, come rivela la relazione 2014 dell’Antimafia, si sono riaperte le vecchie rotte degli scafisti attraverso l’Adriatico. Più spesso, le bionde viaggiano sui traghetti, nascoste a bordo di auto e tir, oppure sui cargo in partenza da Patrasso o Igoumenitsa. Ma i traffici transitano anche dal Tirreno, con arrivo a Napoli, La Spezia e Genova. «Le mafie sfruttano le opacità dei commerci legali – rivela Calderoni –. Fior di manager e società si occupano di occultare le sigarette in mezzo ai carichi. Parliamo di grossi volumi, che richiedono grandi capacità logistiche. Ci sono navi che allungano le rotte per raggiungere alcuni porti e scaricare  dove serve».Anche la malavita straniera è entrata nel business: l’operazione Alfabeto, nel 2011, smantellò un gruppo italo-polacco che trasportava sigarette dall’Ucraina in Lombardia. Le importazioni via terra passano dal confine sloveno e l’attività coinvolge anche bulgari, rumeni e russi. Traffici lucrosi, che generano profitti enormi. In parte sono investiti per comprare droga e armi, come constatò già negli anni ’80 il giudice Carlo Palermo. Il resto confluisce in conti esteri. L’inchiesta Montecristo, condotta dagli svizzeri, accertò che solo tra il ’96 e il 2000 le banche elvetiche riciclarono un miliardo di dollari dei contrabbandieri. Il fumo nuoce alla salute, ma rimpingua le casse dei clan.
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