lunedì 4 maggio 2020
Il premier dopo l'appello di un gruppo di senatrici che chiedono di far spazio alle competenze delle donne
Il murales che rappresenta una infermiera in viale Murrillo a MIlano

Il murales che rappresenta una infermiera in viale Murrillo a MIlano - Fotogramma

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L'appello, a quanto pare, non è caduto nel vuoto: il premier Giuseppe Conte ha preso atto delle "parole del gruppo di senatrici" che "hanno rivendicato un maggior protagonismo delle donne nelle commissioni tecniche nate per supportare il Governo nella difficile gestione della crisi da Covid-19". E, una volta preso atto, ha promesso che "oggi stesso" chiamerà Vittorio Colao, a capo della task force, per "comunicargli l'intenzione di integrare il comitato di esperti che dirige attraverso il coinvolgimento di donne le cui professionalità - sono certo - saranno di decisivo aiuto al Paese. Allo stesso modo, nelle prossime ore chiederò al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, di integrare il Comitato tecnico-scientifico con un'adeguata presenza femminile. Analogo invito rivolgo anche a tutti i ministri affinché tengano conto dell'equilibrio di genere nella formazione delle rispettive task force e gruppi di
lavoro", conclude Conte.

Un impegno sacrosanto, perché se è vero che le donne stanno dando un contributo da protagoniste nell’emergenza (infermiere, dottoresse, insegnanti, madri e insieme lavoratrici a distanza, figlie e badanti di anziani soli... ), è altrettanto lampante che nei diversi organismi governativi (tantissimi!) che stanno affrontando l’epidemia, lo spazio per le donne è rimasto risicato. Nella Task force per la Fase 2 guidata da Vittorio Colao, sono 4 su 17 componenti.

Al Comitato tecnico scientifico, che dal 3 febbraio affianca il governo, il 18 aprile sono stati aggiunti 20 componenti: tutti uomini.

Della Task force per l’utilizzo dei dati del ministero per l’Innovazione fanno parte 76 persone: 59 sono uomini. Non riequilibra il bilancio neppure la Task Force «per un nuovo Rinascimento» della ministra per le Pari Opportunità Bonetti, formata esclusivamente da 13 donne. E nemmeno quella della ministra dell’Istruzione Azzolina per la fase 2 nella scuola: 18 esperti, di cui 8 donne.

La soddisfazione dele associazioni di donne

Numerose le reazioni positive alle affermazioni del premier sulla necessità di un riequilibrio immediato di genere nelle task force che consigliano il governo sulla Fase 2, da Differenza Donna al Comitato Dateci voce, che ha promosso la petizione in Senato, fino alla Fondazione Bellisario, la cui presidente, Lella Golfo ("madrina" della legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione), ha osservato che "le competenze, il sacrificio, l'impegno e il coraggio di migliaia di donne in prima linea ci hanno consentito di approdare alla Fase due ed è impensabile fare a meno della presenza femminile là dove verranno prese decisioni cruciali per il futuro del Paese".

"Buone notizie per le Pari Opportunità", ha detto la ministra Elena Bonetti

Radiografia di uno squilibrio: donne più istruite ma meno occupate

E' la Fondazione Toniolo a tracciare, in uno studio pubblicato all'inizio di maggio, lo squilibrio italiano: le donne rappresentano il 60% dei laureati, ma sono una donna su due (il 49,5%) lavora, la percentuale più bassa d'Europa. Entro la fine del 2020, secondo gli obiettivi fissati dall'agenda di Lisbona, l'occupazione femminile in Europa avrebbe dovuto raggiungere il 75%, pari al livello maschile. Obiettivo irraggiungibile per l'Italia; in Europa solo Islanda, Paesi Bassi, Svezia, Svizzera, Norvegia, Danimarca, Germania, Lituania, Estonia, Finlandia e Regno Unito superano il 70%. Naturalmente per l'Italia valgono le differenze geografiche: al Nord l'occupazione femminile è intorno al 60%, mentre al Sud precipita al 33%. La progressione di carriera è altrettanto accidentate: solo il 30 per cento dei manager è donna ingenerale, e il 20% nei settori dove la retribuzione è migliore. L'unico dato in controtendenza è quello relativo ai Cda delle imprese quotate, dove le donne per legge devono essere almeno il 30% (e il 40% dal prossimo anno) e l'obiettivo è stato già ampiamente superato.

Il fatto che le donne guadagnino meno degli uomini ha alcune evidenti spiegazioni: le donne sono meno attive nei settori meglio remunerati (farmaceutico, bancario, ingegneria, telecomunicazioni.... ) e questo dipende direttamente dal fatto che le materie Stem (scienze, tecnologia, matematica) sono meno scelte dalle studentesse.

Nello studio di Laboratorio Futuro dell'Istituto Toniolo, firmato da Tiziana Ferrario e da Paola Profeta (con la collaborazione di Carmela Accettura) si documenta che le donne sono maggioranza degli occupati in alcuni dei settori più toccati dalla crisi: turismo, comunicazione, commercio. Rappresentano il 70% degli occupati nel lavoro di cura sanitario. Senza parlare delle maestre e della professoresse che stanno garantendo il completamento dell'anno scolastico per milioni di studenti...

Il lavoro domestico resta ancora fortemente concentrato sulle donne: il 74,4% dichiara di non avere alcuna condivisione con il partner.

Ed ecco che si arriva al coronavirus, che ha stravolto la normalità delle famiglie italiane e rischia di far pagare un prezzo elevato soprattutto alle donne, costrette a un difficile equilibrio tra lavoro e cura dei figli con le scuole chiuse e i nonni assenti. E' necessario che emergano nuovi equilibri, con un maggior bilanciamento dei carichi di lavoro domestico e del lavoro di cura tra uomini e donne in casa. Nello stesso modo, le possibilità aperte dallo smart working e i vantaggi offerti dalla tecnologia costituiscono una grande occasione per le donne per far fruttare i loro soft skill (l'attenzione alle persone, l'interazione con gli altri) per garantirsi un posto un prima linea.

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