sabato 16 ottobre 2021
Giudici ed esperti, oltre al mondo della Chiesa, d’accordo sulla necessità di riforma della legge: vanno tutelati non solo imprenditori e commercianti, ma anche i nuclei familiari, finiti nel mirino
Milano, famiglia sfrattata da una casa popolare in riparo di fortuna sotto il ponte stradale di via Gonin

Milano, famiglia sfrattata da una casa popolare in riparo di fortuna sotto il ponte stradale di via Gonin - Foto Claudio Furlan - LaPresse

COMMENTA E CONDIVIDI

Cambiare la legge sull’usura del 1996 includendo l’aiuto alle famiglie. E in tempi rapidi perché la pandemia sociale non aspetta mentre le mafie sono partite all’attacco di negozi e imprese delle persone sovraindebitate con la loro disponibilità di liquidità già durante il lockdown di marzo 2020.

La nuova battaglia della Consulta nazionale che riunisce le Fondazioni antiusura (da oggi sono diventate 33) è stata lanciata al termine di un convegno che celebrava un quarto di secolo dell’organismo nazionale che porta il nome di Giovanni Paolo e che da un anno è presieduto dal direttore di Caritas Ambrosiana Luciano Gualzetti. Ha un quarto di secolo anche la legge 108 del 1996, cui la Consulta e il compianto padre Massimo Rastrelli diedero un notevole contributo, e in 25 anni il fenomeno è radicalmente mutato. Norme pensate per contrastare sostanzialmente l’usuraio di prossimità o al massimo i colletti bianchi oggi non riescono a fronteggiare l’assalto delle mafie e dei grandi speculatori. Per l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia, che pochi giorni fa ha lanciato l’allarme sul sacco di Napoli fatto dai clan, è importante cambiare la legge in fretta.
«Le mafie sono rapide, approfittano del tempo che perdiamo a discutere per fare altre vittime. L’usura per chi ci cade è perdita di libertà ed è il prodotto di un sistema malato che tende a scartare chi non serve, come ci dice Papa Francesco».

Il quadro sociale del paese, già disegnato dal rapporto povertà della Caritas italiana pubblicato ieri con un ampio capitolo dedicato proprio al numero crescente delle vittime di usura, è in netto peggioramento secondo il sociologo Maurizio Fiasco. «Dopo le aperture e chiusure della pandemia – afferma - in base alle stime della Banca d’Italia almeno un terzo della popolazione italiana rischia l’esclusione sociale». Si apre quindi un mercato più ampio che consente alle mafie di guidare l’assalto alla proprietà immobiliare delle famiglie sovra-indebitate al prezzo vile fissato attraverso le aste giudiziarie, stando alla denuncia dello scorso agosto della Commissione parlamentare antimafia.

Concorda sulla necessità di aggiornare la 108 anche un magistrato del calibro di Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro.
«La vittima dell’usura - sostiene Gratteri - è come un tossicodipendente che non riesce a uscire da solo dalla dipendenza. C’è ancora l’usura praticata dall’impiegato di banca o dal comune strozzino, ma sempre più fa gola alle mafie che hanno bisogno di immettere nel sistema finanziario un grande volume di liquidità e attraverso ad esempio l’acquisizione di attività commerciali riescono a ripulire i proventi dei crimini» Per Gratteri è importante il ruolo delle fondazioni antiusura nella prevenzione.

«Dovete raccontare quello che ascoltate, cosa significa venire terrorizzati anche in casa davanti alla propria famiglia, avere la vita sconvolta spesso irreversibilmente dagli usurai mafiosi». Il punto debole è quello repressivo. «Purtroppo il contrasto è difficile per le lentezze processuali e le pene soft per questi reati rispetto alle sofferenze che infliggono e scoraggiano le denunce delle vittime. Alla vittima deve convenire stare dalla parte dello Stato». E Gratteri, che non è mai stato molto tenero con la riforma della Giustizia voluta dall’Ue per concederci i fondi per la ripresa che prende il nome di Marta Cartabia, non è ottimista. «Rischiamo, con i tempi veloci previsti dalla nuova legge, che i processi contro gli usurai non vadano a termine e quindi non siano processabili».

La proposta di riforma della legge è stata elaborata da Antonella Sciarrone Alibrandi, Pro-Rettore Vicario della Cattolica. Insieme alla Consulta, ad altre associazioni antiusura e a diversi magistrati ha dato vita a un tavolo di lavoro che sta cambiando alcune norme importanti sul sovraindebitamento, troppo sbilanciate contro la vittima.

«La riforma - ha spiegato - prevede modifiche agli articoli 14 e 15 delle legge n. 108. È importante, soprattutto pensando al momento in cui finiranno i ristori e i sussidi e quanto sta accadendo con il boom dell’azzardo allargare la platea dei destinatari. Non solo imprenditori e commercianti, ma anche famiglie. Serve però che vengano nominati dei tutori perché di molti mutui concessi dalle banche attraverso il fondo non si sa più nulla e va ridefinita la quota del fondo concessa alle fondazioni, che deve passare dal 30 al 50%».

D’accordo sulla necessità di riforma, infine, il prefetto Giovanna Cagliostro, da 10 mesi Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura. «Nel 2020 abbiamo erogato 23 milioni di euro alle vittime, pochi rispetto alla disponibilità. Nel 2021 ne abbiamo erogati 13. Sono ancora poche le denunce, anche perché molti si vergognano». Ora dal confronto con la politica Luciano Gualzetti si attende tempi rapidi «per stare dalla parte dell’anello debole, gli ultimi».

Cosa dicono le regole del 1996

La legge 7 marzo 1996 n. 108 si intitola “Disposizioni in materia di usura” e prevede il “Fondo di prevenzione”, che consente di garantire la concessione di finanziamenti alle imprese considerate ad elevato rischio finanziario. La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: