venerdì 12 novembre 2021
La Commissione parlamentare sulla riforma dell’affido, la riforma della giustizia minorile e le strumentalizzazioni dei partiti: ecco cosa è cambiato in questi anni
Riforma dell'affido: cosa c'è in gioco con l'inchiesta di Bibbiano
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Non solo un caso giudiziario, non solo tanta sofferenza per decine e decine di bambini e per le loro famiglie (i nove dell’inchiesta più un numero imprecisato che forse non sarà mai accertato), non solo una questione che ha investito il diritto minorile con tutto il complesso apparato che ne consegue. Il caso Bibbiano è stato anche questione politica, sociale e culturale. Se mettiamo tra parentesi l’ignobile sfruttamento durante la campagna elettorale del 2019, con episodi di squallida demagogia da parte di tutti i partiti, la questione ha offerto anche lo spunto per riflettere sulla condizione dei minori fuori famiglia – circa 12mila in comunità e 14mila in affido familiare – e sulle pesanti lacune del nostro sistema di tutela.

Ma Bibbiano è stata anche l’occasione per verificare la fragilità ordinaria di troppe famiglie, in cui disagio economico, incuria, vuoti educativi, e talvolta maltrattamenti e abusi, sono la deriva di una povertà allargata che tocca relazioni e dinamiche interne ed esterne. Allontanare i bambini da queste famiglie – succede 23 volte ogni giorno, oltre 8mila volte in un anno – può essere la soluzione estrema e necessaria ma, talvolta, anche la meno complessa. Più agevole gestire un bambino in una struttura d’accoglienza, con tutti i costi relativi per le amministrazioni pubbliche, che non accompagnare una famiglia in un percorso di nuova consapevolezza, aiutare due genitori a sollevarsi dalle loro difficoltà economiche, relazionali, educative. E chi mai potrebbe farlo? Certo, i casi virtuosi ci sono – e sulle nostre pagine l’abbiamo spesso raccontato – ma la media dei servizi sociali non dispone né di risorse né di competenze per quest’opera di grandissimo impegno. Il caso Bibbiano ha offerto la possibilità anche di alzare il velo su questo settore claudicante.

I pesanti tagli al welfare hanno costretto tanti Comuni - possono farlo quelli sotto ai 15mila abitanti, cioè la maggior parte - a consorziarsi affidando la gestione dei servizi sociali a cooperative, con vantaggi (economici) e svantaggi (controlli e competenze) che il caso Bibbiano ha evidenziato con tutta la sua drammaticità. Ma abbiamo anche capito che puntare il dito contro i servizi sociali non serve a nulla, se non si rimette in equilibrio la 'catena di comando'.

Nel senso che i servizi sociali, le cui relazioni sono spesso l’unico strumento offerto ai magistrati per assumere decisioni importantissime (la revoca o la conferma di un allontanamento) dipendono dalle amministrazioni locali e non dall’apparato giudiziario, con tutte le difficoltà, i ritardi, i corto-circuiti, che sono emersi in questo periodo. Può essere che dopo l’allontanamento di un bambino, le procure minorili ne perdano le tracce? Incredibile ma è così, perché non sono i magistrati, ma i servizi sociali, a decidere in quale struttura ospitare quel minore. Anche se poi dovrebbero essere le procure stesse a verificare l’efficienza, la regolarità, i progetti, la professionalità delle strutture stesse. Succede? Molto di rado perché, come hanno evidenziato più volte gli stessi procuratori, l’organico di questi uffici giudiziari è al limite della sopravvivenza, con giudici e cancellieri che sono la metà della metà di quanto sarebbe indispensabile. Se aggiungiamo che gli uffici minorili non sono ancora informatizzati, si potrebbe concludere che le inefficienze mostrate in situazioni come quello di Bibbiano non sono poi così sorprendenti.

Ora la riforma che, dopo il via libera del Senato, sta per essere licenziata dalla Camera, dovrebbe rimettere ordine in tutto questo. Ma, come già illustrato nei giorni scorsi, le perplessità e i timori sono tanti. Come sono preoccupanti le evidenze che stanno emergendo dalle audizioni nell’ambito della commissione d’inchiesta parlamentare sulle strutture d’accoglienza per minori presieduta da Laura Cavaldoli. Si tratterà di attendere la relazione finale e le eventuali decisioni politiche. Mentre in commissione Giustizia della Camera sono in discussione cinque proposte (M5S, Pd, FI, Fdl e Lega) di riforma dell’affido che dovrebbero confluire in un testo unico. Sbagliato pensare che senza il caso Bibbiano tutto questo fermento non si sarebbe messo in moto? Purtroppo è così.

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