sabato 11 dicembre 2010
Berlusconi ostenta sicurezza sul fatto che il 14 avrà la fiducia e apprezza la proposta di mediazione lanciata dalle "colombe" di Fli e Pdl. Ma Fini toglie spazio alle trattative: il gruppo Fli voterà compatto la sfiducia sia alla Camera che al Senato.
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Silvio Berlusconi continua ad ostentare sicurezza sul fatto che il 14 avrà una "buona maggioranza", ma per la prima volta riconosce che governare con un margine risicato sarà più "difficile". Anche per questo cavalca la proposta di mediazione lanciata in extremis dalle colombe di Fli e Pdl, che chiedono un tavolo di trattativa in cambio dell'astensione dei finiani.Il presidente del Consiglio si è presentato sabato in uno dei gazebo allestiti dal Pdl a Milano in sostegno del governo. Un Berlusconi che inizia a parlare la mattina prestissimo, con un audiomessaggio ai Promotori della Libertà. Poche le novità, a parte l'appellativo con cui ribattezza i terzopolisti. "Pifferai", ironizza il Cavaliere, che saranno seguiti da pochi parlamentari. Il premier confida di raccogliere nei gazebo "milioni" di firme per impedire il "tradimento" di chi, per "miserrime ambizioni personali" minaccia di far cadere il governo. Qualche ora dopo è a pochi passi da piazza del Duomo: si dice "stupito", ma "non preoccupato" dall'inchiesta avviata su denuncia dell'Idv. Si chiede come mai i pm intervengano su "gente che per senso di responsabilità non vuole una crisi al buio". Invita i finiani moderati a "ripensarci" se non altro per non doversi "vergognare". Insomma, si dice "ottimista, fiducioso, sereno", anche se - riconosce - con una maggioranza "meno ampia e sarà più difficile fare riforme".Proprio mentre parla davanti al gazebo, sulla scena politica irrompe il documento messo a punto da Andrea Augello e Silvano Moffa. Di fatto un appello ai due leader, affinché depongano le armi e intavolino una trattativa su tre punti: riforma elettorale, concertazione sulle materie economiche e fiscali e una nuova possibile articolazione del centrodestra. In cambio, i finiani rinuncerebbero a votare la sfiducia. Proposta che, com'era facile prevedere, trova il plauso pressochè unanime di tutto il Pdl.La reazione dei finiani è dapprima cauta, poi di netta chiusura. "L'iniziativa è lodevole, ma i toni di Berlusconi lasciano poche speranze", dice Italo Bocchino, scaricando la responsabilità sul premier. Qualche ora dopo, conversando con alcuni giovani "futuristi" a Genova, è Fini a chiudere del tutto ogni spiraglio ala trattativa: "Una cosa è certa. Il gruppo di Fli non si divide: voteremo compatti la sfiducia sia alla Camera che al Senato", dice il presidente della Camera. Ma proprio la chiusura dei finiani convince ancor di più il premier a cavalcare l'appello delle colombe. Non solo lo giudica "positivo", ma assicura che "nella futura azione di governo" intende tener delle questioni poste nel documento, compresa la riforma della legge elettorale. Lui stesso, però, è scettico sulla possibilità che Fini accetti la mediazione: "Ci sono persone come Bocchino, Briguglio, Granata e Barbareschi che non sembrano disponibili ad assumere posizioni meno intransigenti". Pier Ferdinando Casini tiene dritta la barra dei centristi: "Voteremo la 38esima sfiducia", ribadisce il leader Udc, che però ammette anche di "non credere troppo al terzo polo": Noi vogliamo essere ilprimo polo, non ci interessano le poltrone, ha rimarcato. La Lega, nel frattempo, si dice pessimista: 'La sfiducia è una strada senza ritorno" che porta dritti al voto", dice Roberto Calderoli, che vede nel ritiro della mozione di sfiducia da parte dei finiani l'unica condizione per consentire un dialogo.Il documento delle "colombe"Il documento è stato promosso da Andrea Augello (Pdl) e Silvano Moffa (Fli) e porta la firma di sei esponenti di Fli (oltre a Moffa, ci sono Digilio, Catone, Patarino, Polidori e Siliquini) e di 10 parlamentari del Pdl (Augello, Allegrini, Amato, Cursi, Ferrara, Saro, Tofani, De Angelis, Murgia e Saltamartini). E' accompagnato da una lettera a Berlusconi e Fini: "Carissimi - è l'incipit -, in allegato Vi rimettiamo un documento politico che speriamo possa essere d'aiuto in questo difficilissimo momento. Un elaborato che ha per lo meno due meriti: il primo è che costituisce, dopo mesi di violentissime polemiche, l'unico tentativo di sintesi costruito da esponenti del Pdl e del Fli attraverso un pacato confronto ed una ritrovata capacità di comprendere anche le ragioni dell'altro".Il secondo merito, si legge ancora, attiene il metodo, perché quest'ipotesi di mediazione non passa per incontri e/o missioni segrete, per solito conosciute dai giornali prima ancora del loro svolgimento, ma viene presentata in maniera formale direttamente ai due leader storici del centrodestra italiano". Il documento in allegato alla missiva è piuttosto articolato. Dopo aver sostenuto che "l'imminente voto di fiducia rischia di precipitare il Paese in un clima di instabilità", i parlamentari sottolineano come "in un momento di difficile congiuntura internazionale si imponga la massima mobilitazione per superare la crisi della maggioranza". È inoltre necessario "ricostruire una corretta dialettica nel centrodestra", ribadire "con forza la volontà ogni scorciatoia in odore di ribaltone" ed ogni "proposta che violi il mandato popolare espresso nelle urne in favore di Silvio Berlusconi".  Le colombe, convinte che "esistono ancora i margini per trovare un ragionevole compromesso", sostengono quindi che è "possibile, pur senza le preventive dimissioni del Premier, realizzare di fatto un Berlusconi-bis, una seconda fase della legislatura che rafforzi il Governo".Ciò premesso, i sottoscritti propongono a Berlusconi e Fini l'apertura di un tavolo su "tre questioni" poste "al centro del dibattito dal Presidente Gianfranco Fini": la riforma elettorale e la conservazione del premio di maggioranza in favore della coalizione vincente, vincolato però al conseguimento di una percentuale di almeno il 40% dei suffragi e all'interno di una riforma costituzionale che contemplil'elezione diretta del premier da parte dei cittadini; l'apertura di una stagione di concertazione, destinata a recepire le intese già maturate tra le parti sociali; ed infine il superamento del clima di scontro nel centrodestra, valutando la possibilità di dar vita ad un patto federativo o comunque fissando regole condivise e garanzie reciproche.Punti che, sottolineano i parlamentari nel documento, "devono essere naturalmente approfonditi ed accettati dai vertici del Pdl, della Lega e del Fli, preliminarmente rispetto a qualsiasi ipotesi di allargamento della maggioranza". Visto che la "prospettiva" di una "inclusione dell'Udc nel Governo" e senz'altro "positiva".
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