mercoledì 10 aprile 2013
​Un'ora difaccia a faccia Berlusconi-Bersani. «Non sia ostile al Pdl» Pd: sì a scelta condivisa. Ma il leader precisa: fra una mia rosa di nomi. Sicuri anche altri colloqui, con Lega e M5s (Roberta D'Angelo)
Il Cav rilancia: nuovo presidente al primo voto (Marco Iasevoli)
Grandi elettori,Bersani: non ho ostacolato Renzi
 
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La tensione è alta. Un’ora e mezza di colloquio non scioglie nessuno dei nodi di merito sul tavolo da più di un mese. Unico barlume di intesa nel metodo. Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi dribblano telecamere e flash, ma a Montecitorio la certezza che è arrivato il giorno dell’incontro nel luogo istituzionale, come chiesto dal leader pd, aiuta a scovare il Cavaliere, che usa un’uscita secondaria, per non dare a vedere la delusione dell’esito del vertice. Il segretario democratico non cede su nulla, salvo che sulla necessità di larghe intese per la scelta del successore di Napolitano, considerate quasi una concessione. L’unico "bottino" che i due riportano a casa è rispettivamente il «no al governissimo» per il leader pd e un no a Romano Prodi al Quirinale da parte del "padre" del Pdl. Un segnale negativo, in apparenza, ma pur sempre un passo avanti. È solo il primo faccia a faccia, che Bersani utilizza per togliere la «mascherina» al suo avversario e a cui seguiranno altri, precisa immediatamente il "pontiere" Enrico Letta. Ora è il momento degli sherpa. Poi, il 17 – alla vigilia della prima votazione per il presidente della Repubblica – i due scioglieranno definitivamente le riserve.Il Cavaliere, in realtà, non usa maschere o finzioni. Raggiunto l’aspirante premier alla Camera, mette subito in chiaro le carte: un accordo sul Quirinale non deve prescindere da un’intesa sul governo. Un esecutivo in cui anche il Pdl deve dire la sua. «Altrimenti meglio tornare a votare», minaccia Berlusconi. Il Cavaliere ha studiato bene le sue mosse, compresa la carta D’Alema per il Quirinale. L’idea è di mettere il segretario democratico con le spalle al muro, per inchiodarlo a un governo con tanto di partecipazione pidiellina. Bersani non ci sta. Il leader democratico è pronto a tornare al punto di partenza, vale a dire l’elezione del capo dello Stato a maggioranza, senza intesa. Il governo resta un’altra partita, secondo la teoria del doppio binario, che il leader pd ha ricordato in mattinata in tv, dove ha già messo i suoi paletti: «A proposito di larghe intese, e governissimi, io ho vissuto la fase finale del governo Monti. Noi siamo rimasti lì e Berlusconi s’è dato tre mesi prima. E quando lo incontro glielo dico: "Ti conosco mascherina"...».I due si lasciano, ma decisi ad aggiornarsi. Il vicesegretario del Pd invita a guardare il bicchiere mezzo pieno, anche se l’acqua è ben poca. «È stato un incontro utile per chiarirci sui criteri per individuare una rosa di personalità», spiega Letta jr. «Vogliamo che si parta con l’idea di eleggere un presidente largamente condiviso che interpreti l’unità nazionale e ci sembra che il Pdl voglia muoversi su questa strada. Le distanze con il Pdl sono tantissime ma mi pare ci sia la volontà reciproca di fare passi avanti». E allora, continua Letta, «sarebbe un segnale molto bello se già il 18 aprile si eleggesse un presidente della Repubblica con un’ampia condivisione». Un auspicio che fa intendere come quello di ieri sia stato l’incontro che ha sbloccato l’<+corsivo>impasse<+tondo>, e come le ore a venire saranno molto intense, per le trattative necessarie a raggiungere l’obiettivo. La trattativa non escluderà comunque M5S, pure arroccato sul suo personalissimo "Aventino". A contattare i grillini saranno i capigruppo Pd.A lavorare per un accordo, anche il segretario del Pdl. «L’incontro con Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta è stato l’occasione per confermare quel che abbiamo sempre detto: il presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità nazionale e dunque non può essere, e neanche può apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano. Deve trattarsi di una personalità di indiscusso prestigio e di riconosciuta competenza istituzionale», sottolinea Angelino Alfano. Ora ci si concentra sulla rosa di nomi.
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