venerdì 7 giugno 2019
Nella riflessione delle diocesi, c’è la consapevolezza che chiunque «da qualunque paese, cultura, etnia provenga, è un figlio di Dio».
Serve una lotta condivisa alla povertà, attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società

Serve una lotta condivisa alla povertà, attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società

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Messaggio dei Vescovi delle diocesi del Lazio: l’altro è un dono, non lasciamo che ci sovrasti la paura Serve una lotta condivisa alla povertà, attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società

Italiani o stranieri, tutti soffrono allo stesso modo. Ogni povero - da qualunque paese, cultura, etnia provenga - è un figlio di Dio. I bambini, i giovani, le famiglie, gli anziani da soccorrere non possono essere distinti in virtù di un 'prima' o di un 'dopo' sulla base dell’appartenenza nazionale ». Lo scrivono i Vescovi delle Diocesi del Lazio in un messaggio che sarà consegnato domenica in tutte le parrocchie della Regione «in occasione – si legge nel documento – della solennità di Pentecoste che ci mostra l’icona dell’annunzio a Gerusalemme ascoltato in molte lingue».

E il messaggio è un annuncio molto chiaro, a fianco di tutti i poveri ai quali «va l’attenzione del cuore dei credenti e dell’opzione di fondo delle nostre preoccupazioni pastorali». E questo perché, denunciano i Vescovi, «da certe affermazioni che appaiono essere 'di moda' potrebbero nascere germi di intolleranza e di razzismo che, in quanto discepoli del Risorto, dobbiamo poter respingere con forza. Chi è straniero – ribadiscono – è come noi, è un altro 'noi': l’altro è un dono». Un intervento non politico (né tanto meno partitico) come viene fatto intendere. «È questa la bellezza del Vangelo consegnatoci da Gesù – sottolinea, infatti, il documento –: non permettiamo che nessuno possa scalfire questa granitica certezza».

Così i Vescovi invitano i fedeli «a proseguire il cammino di comunità credenti, sia con la preghiera che con atteggiamenti di servizio nella testimonianza di una virtù che ha sempre caratterizzato il nostro Paese: l’accoglienza verso l’altro, soprattutto quando si trovi nel bisogno». Per «vivere così la sfida dell’integrazione che l’ineluttabile fenomeno migratorio pone dinanzi al nostro cuore: non lasciamo che ci sovrasti una 'paura che fa impazzire' come ha detto Papa Francesco, una paura che non coglie la realtà». E qui il messaggio tocca il delicato tema della sicurezza, invitando a riconoscere «che il male che attenta alla nostra sicurezza proviene di fatto da ogni parte e va combattuto attraverso la collaborazione di tutte le forze buone della società, sia italiane che straniere».

Un evidente risposta a chi vede nell’immigrato il responsabile dell’insicurezza. I Vescovi ricordano quanto le Diocesi fanno «quotidianamente» per «alleviare le situazioni dei poveri che bussano alla nostra porta. Tanto è stato fatto e tanto ancora desideriamo fare, affinché l’accoglienza sia davvero la risposta ad una situazione complessa e non una soluzione di comodo (o peggio interessata) ». Ma serve anche che «tutte le nostre comunità possano promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, respingendo accenti e toni che negano i diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti dagli accordi internazionali e - soprattutto - originati dalla Parola evangelica».

Nuovamente la sottolineatura del Vangelo. I Vescovi non nascondono «la presenza di molte problematiche legate al tema dell’accoglienza dei migranti», ma anche di «alcune istituzioni che pensavamo si occupassero di accoglienza » e «invece non hanno dato la testimonianza che ci si poteva aspettare». E qui il messaggio, pur non citandolo, fa un evidente riferimento al Decreto sicurezza, lanciando un preciso allarme. «Desideriamo ricordare che quando le norme diventano più rigide e restrittive e il riconoscimento dei diritti della persona è reso più complesso, aumentano esponenzialmente le situazioni difficili, la presenza dei clandestini, le persone allo sbando e si configura il rischio dell’aumento di situazioni illegali e di insicurezza sociale».

Di fronte a questa situazione i Vescovi del Lazio rivolgono, infine, «un appello accorato affinché nelle nostre comunità non abbia alcun diritto la cultura dello scarto e del rifiuto, ma si affermi una cultura 'nuova' fatta di incontro, di ricerca solidale del bene comune, di custodia dei beni della terra, di lotta condivisa alla povertà».

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