venerdì 22 gennaio 2016
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Si dice «molto meravigliata» la senatrice dem Rosa Maria Di Giorgi per le reazioni piccate nel Pd all’emendamento che chiede di rafforzare il divieto per l’utero in affitto sulle unioni civili, estendendo la perseguibilità anche ai casi in cui la maternità surrogata viene praticata all’estero. C’è addirittura chi ne chiede il ritiro. Ma allora l’obiettivo di chi si impunta sulla 'stepchild adoption' è davvero l’utero in affitto? Non vorrei mai che sia così. Sento polemiche assurde, sui 12 anni di pena massima che avevamo previsto per chi organizza queste pratiche. Un inasprimento che ci sembrava giusto per chi organizza questi traffici, ma che per evitare polemiche abbiamo eliminato, lasciando solo la conferma del massimo della pena di 2 anni per chi ricorre a questa pratica degradante. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. È stato detto di tutto, anche che vogliamo strappare i figli ai loro genitori... Invece voi prevedete una netta differenziazione dei casi. Il testo, nel caso di figli biologici di uno dei partner, prevede che sia il giudice minorile a individuare la soluzione più giusta nell’interesse del bambino, come stabilisce già la legge. Mentre è diverso il caso di bambino 'comprato', attraverso la surroga di maternità, da due diversi genitori biologici. Non strappiamo nessun figlio ai suoi genitori, quindi. Non abbiamo fatto altro che offrire una risposta concreta alle tante perplessità, dubbi e avversità che nella nostra assemblea di gruppo si sono manifestati sul rischio di aprire la strada a questa pratica. Ci sono ancora spazi per ampliare le adesioni alla vostra proposta? Restiamo fiduciosi che in aula si possano registrare ampie convergenze su un tema che ha visto la quasi totalità dei senatori del mio gruppo schierarsi contro la maternità surrogata. C’è però chi vi obietta che basta il divieto già contenuto nella legge 40. Non è così. Le pene sono le stesse, ma abbiamo esteso l’applicazione di questa norma a carico di chi si reca in un Paese estero e ricorre a questa pratica. Per cui si deve poter dimostrare che il bambino non è il frutto del ricorso a questa pratica. Renzi e Orlando ricordano che la grande maggioranza degli italiani chiede il riconoscimento delle unioni civili. Non c’è dubbio. Ma la grande maggioranza degli italiani chiede anche dei correttivi ed è perplessa sull’adozione del figlio del partner. Poi, se in aula verranno fuori delle proposte che, rispondendo alle stesse esigenze, daranno una soluzione più convincente a quella che abbiamo individuato noi (ossia l’affido rafforzato) saremo pronti a votarle.
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