domenica 10 settembre 2017
La figura è stata introdotta dalla nuova legge sugli stranieri non accompagnati. La Garante: presto al via campagna informativa
Cercasi tutori per stranieri, sono soli 18mila piccoli migranti

I numeri ancora non fanno gioire Filomena Albano, Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, ma è pur sempre un primo passo. 200 aspiranti tutori volontari in Lombardia, altrettanti in Piemonte, 250 in Campania, oltre 300 nel Lazio... Per rispondere al dettato della nuova legge sui minori non accompagnati, in vigore dal 7 aprile, servono tra i 17 e i 18 mila tutori, tanti quanti sono i bambini e i ragazzi che hanno attraversato il deserto e il mare e sono approdati in Italia senza nessuno su cui contare.

Non è un’adozione, non è un affido, non si guadagna, non si deve ospitare a casa propria nessuno né tanto meno mantenerlo. Il tutore è una guida nel Paese di approdo, spesso sconosciuto, un adulto che affianca nel percorso scolastico o di formazione, un consigliere nelle decisioni difficili, un amico che accompagna alle visite mediche... Quest’estate la maggior parte delle Regioni ha emanato i bandi per il reclutamento dei tutori e in alcuni casi la formazione è già iniziata, come a Bolzano, dove c’è una lista di attesa per i corsi successivi (in tutto una settantina di candidature). Nessun bando in Veneto perché già da tempo esiste un albo ben nutrito di tutori volontari per minori da cui attingere.


La Puglia è in una situazione simile. A Palermo, dove era già partita una sperimentazione, sono stati formati 50 tutori. In Molise i candidati al momento sono 6, in Basilicata 16, una ventina in Abruzzo, circa 50 in Sardegna e in Liguria, una sessantina di Toscana. «È una risposta positiva – dice ad Avvenire Filomena Albano, Garante per l’infanzia e l’adolescenza – ma i numeri di cui abbiamo bisogno sono ben altri. I bandi sono stati emanati in estate, ora bisogna lavorare perché questa figura si conosca di più». A giorni partirà una campagna di comunicazione, centrata sull’«orgoglio di essere tutori»: in una si vede il tutore-tipo, un pensionato dinamico che ha voglia di mettersi in gioco ed essere utile. E di contribuire all’integrazione di un piccolo migrante senza famiglia. Il clima intorno agli stranieri in Italia non è dei migliori, questo può costituire un freno alle candidature?


«Vorrei capovolgere la prospettiva. Proprio in questo clima di sospetto e di paura, la figura del tutore volontario è necessaria per intercettare il disagio di un minore e porvi un freno», continua Albano. La devianza, insomma, è spesso frutto dell’abbandono e della mancanza di un progetto, e il tutore, secondo la legge 47, è la figura che copre questo vuoto. La campagna di comunicazione parla di orgoglio... «Sì, l’orgoglio che un cittadino può provare nel contribuire a una svolta culturale per il Paese, di esserne artefice con un atteggiamento di accoglienza. E insieme l’orgoglio di provare a cambiare il futuro di un ragazzo arrivato in Italia senza genitori. Anzi, di offrirgli un futuro. Noi ci crediamo».

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