giovedì 13 maggio 2021
Intanto si aspetta la sentenza del Consiglio di Stato che deve accogliere o rigettare l'ordinanza del sindaco di chiudere l'area a caldo, a causa della mortalità più alta in alcuni quartieri
Cittadini di Taranto attendono davanti alla Camera dei Deputati la sentenza del Consiglio di Stato sulla richiesta di spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva

Cittadini di Taranto attendono davanti alla Camera dei Deputati la sentenza del Consiglio di Stato sulla richiesta di spegnimento dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva - Lapresse

COMMENTA E CONDIVIDI

Chiudere l'acciaieria ex Ilva di Taranto, un “ecomostro” da 15 milioni di metri quadrati (che venne realizzato a spese di vigneti, uliveti e masserie) e riconvertire l'area: in 30 anni si potrebbe smontare gli impianti, bonificare l'area e avviare nuove iniziative turistiche, mantenendo gli stessi livelli occupazionali se non, addirittura, incrementandoli. Lo propone l’Eurispes, attraverso il suo Rapporto, che dedica alle acciaierie della multinazionale ArcelorMittal, in comproprietà con lo Stato, un capitolo dal titolo assai chiaro: “Liberiamo Taranto”.

Perché, “nonostante l’emergenza sanitaria, ambientale e la progressiva riduzione del numero degli addetti - scrive l’Eurispes -, lo stabilimento continua nella sua attività, difeso a spada tratta da chi non vede, o non vuole vedere, soluzioni alternative possibili".

E mentre per oggi si aspettava la sentenza del Consiglio di Stato (se accogliere o rigettare l'ordinanza del sindaco di Taranto di chiudere l'area a caldo, confermata dal Tar, contro la quale hanno fatto ricorso appunto ArcelorMittal e Stao), arrivano le ennesime tragiche conferme.

Uno studio epidemiologico sui dati più aggiornati dell’anagrafe comunale di Taranto (dal 2011 a tutto il 2020) racconta che nel 2019 sono morti 88 uomini e 93 donne (181 decessi) più dell’atteso stimato su base regionale nell’area vicina al polo industriale ex Ilva. Ancora, nel 2020 i morti sono stati 60 in più fra gli uomini residenti nelle zone vicine al polo industriale, rispetto all’atteso su base comunale (18 sono avvenuti nel quartiere Tamburi e 42 sono avvenuti nel più popoloso quartiere Borgo-Città vecchia).

Insomma, a Taranto nel 2020 c’è stato un eccesso di mortalità statisticamente rilevante nel quartiere Tamburi e del quartiere Borgo-Città Vecchia.

E’ stata l’associazione ambientalista Peacelink a diffondere quest’ultima indagine epidemiologica, che appunto mostra “eccessi di mortalità nei quartieri esposti all’inquinamento industriale” già nel 2019. E “i dati più preoccupanti sono quelli che emergono effettuando un confronto fra la mortalità dei quartieri più vicini all’area industriale e i dati regionali”, spiega Alessandro Marescotti, responsabile di Peacelink: “Nel rione Paolo VI è morto il 68% in più di uomini rispetto al dato regionale e il 25% in più nel quartiere Borgo-Città Vecchia”.

Numeri pesanti, che il sindaco Rinaldo Melucci ha subito girato al governo, insieme alla sua “forte preoccupazione sulle disuguaglianze di mortalità rilevate nel territorio della città di Taranto, con particolare riferimento ai tre quartieri nord, che impongono massima allerta”.

Stamane nel frattempo altro incidente: circa 150 lavoratori sono stati fatti evacuare dall’acciaieria ex Ilva, dopo ch’è stata rilevata un’eccessiva presenza di gas. Sono arrivati anche i Vigili del fuoco, poi, tornati nella norma i valori del gas, i lavoratori sono stati fatti rientrare negli impianti. Incidente che fa il paio con quello di ieri nel’Acciaieria 2 dello stabilimento tarantino, quando s’è bucata una siviera con la fuoriuscita di acciaio liquido, quindi ad altissima temperatura, senza provocare feriti.




© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: