mercoledì 7 gennaio 2009
Il sindaco rivela di avere i nastri del colloquio con il dimissionario Nicolais, lui tuona: «Fatto incredibile in un Paese civile». Oggi si terrà il coordinamento del partito. Ci sarà anche il neo-commissario Morando.
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La situazione napoletana fa "re­gistrare" nuovi sussulti nel Pd. In senso letterale, perché tutta la polemica, al calor bianco, ora ruo­ta intorno a un registratore. Il sinda­co Rosa Russo Iervolino, che aveva divulgato di aver registrato il collo­quio con il segretario dimissionario Luigi Nicolais prima del varo della nuova giunta, ora, dopo la bufera scoppiata, assicura che l’interlocu­tore era avvertito. E, in attesa del­l’arrivo in città del commissario En­rico Morando, sono ancora le dure parole di Nicolais a tener banco: «So­no rimasto senza parole – dice – non avrei mai immagi­nato una cosa del genere, incredibile in un paese civile. Durante il colloquio – ricostruisce – stavo con Iannuzzi», che è il segretario regio­nale. «Era una di­scussione serena, il sindaco ci spiegava per quale ragione non poteva cam­biare gli assessori, ho visto che a un certo punto c’è stato lo spostamen­to di una scatola da un posto a un al­tro, avevo avuto qualche dubbio, ma non ero certo che contenesse un re­gistratore. Davvero una caduta di sti­le incredibile». Un clima infuocato, insomma, quel­lo che dovrà fronteggiare Morando, con 60mila tesserati in provincia e una direzione tutta da definire in un partito dilaniato dallo scontro fra fa­zioni, con importanti esponenti agli arresti, e un altro (Giorgio Nugnes) che si è drammaticamente tolto la vita, arrestato per gli scontri a Pia­nura e già consapevole che sarebbe stato coinvolto nell’inchiesta Global service. «Il Pd ha perso la percezio­ne della gente e dell’elettorato», di­ce ancora Nicolais, che ne ha anche per il segretario nazionale: «Per me 5 o 6 assessori nuovi non erano la soluzione, lui – dice, riferendosi a Veltroni – sembrava accontentarsi». Al sindaco, il leader del Pd e il suo referente napoletano Nicolais ave­vano chiesto un cambiamento più radicale della mera sostituzione de­gli assessori indagati, i simboli della svolta potevano essere l’ingresso al Bilancio di France­sco Boccia, deputa­to pugliese vicino ad Enrico Letta, e l’ac­cantonamento del vicesindaco, il no­taio Tino Santange­lo, legato a doppio filo a Bassolino, pre­decessore a Palazzo San Giacomo. Ma né l’una né l’altra cosa sono andate in por­to, e la Iervolino ha optato (un po’ per scelta, in po’ sull’onda delle ri­nunce) per un rimpasto minimale. Che era stato annunciato a Luigi Ni­colais e Tino Iannuzzi e senza parti­colari obiezioni da parte dei due nel colloquio registrato: questa la tesi della Iervolino. In realtà quel che voleva spezzare Nicolais, l’uomo su cui Veltroni scommetteva per il dopo-Bassolino, era proprio l’asse fra sindaco e go­vernatore, ma hanno prevalso le ra­gioni della continuità. E non è un ca­so che fra gli auguri di buon lavoro alla nuova giunta ci siano anche quelli di Antonio Bassolino: «Supe­rate le difficoltà di questi giorni bi­sogna subito riprendere il lavoro per dare risposte concrete alle necessità e speranze dei napoletani», prova a sdrammatizzare il governatore, coinvolto da Massimo D’Alema a Matrix l’altra sera, nell’esigenza di ricambio della classe dirigente a Na­poli «dopo 15 anni». Parole che cer­to non deve aver gradito, ma a repli­care è Nicola Oddati, altro bassoli­niano in giunta a Napoli ed ex diri­gente dei Ds locali: «Non siamo at­taccati alla poltrona, peraltro mal­pagata e piena di guai. Se su di noi c’è un giudizio morale bisogna dir­lo apertamente», rivendica. Quanto a Bassolino, aggiunge Oddati, «è consapevole che la sua esperienza si chiude col 2010, ma è al Consiglio regionale che deve riferire, è lì che si decide». Ma è la storia della registrazione a monopolizzare i commenti. «Non e­ra mai accaduta una cosa del gene­re, è il segno dell’evoluzione dei tem­pi », è quello di Paolo Cirino Pomici­no. Sono senza parole i dc di lungo corso, anche se dagli annali spunta un precedente di oltre mezzo seco­lo fa, con Achille Lauro sindaco re­gistrato dal capo della Dc locale Sil­vio Gava. «Una cosa fuori dal mon­do », anche per il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti. «La vicenda mi interessa poco», taglia corto invece Ciriaco De Mita. Oggi, intanto, a Roma, si riunisce il coordinamento nazionale del Pd. Ci sarà anche Enrico Morando, in pro­cinto di avviare il suo lavoro a Na­poli. Ma c’è anche chi, come Arturo Parisi, ritiene che la sommatoria di tanti casi denotino che «il problema non è locale, il partito ormai è una somma di debolezze». Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino
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